Domani

Domani è un altro ieri.

Disonestà intellettuale

Seguo il blog di Luca Sofri (Wittgenstein) da parecchio tempo e per quanto trovi piacevole il suo twittering ante-litteram, non sempre mi trovo d’accordo con lui.

Se è vero che nella maggior parte dei casi si tratta solo di una sana differenza d’opinioni, ce ne sono altri - come quando il programma di Luttazzi su La7 venne chiuso o questo di Travaglio - che fatico a derubricare come semplice “differenza d’opinioni”.

Disonestà intellettuale è un termine un po’ forte, forse, ma non ho altre parole per classificare il suo ultimo post sul caso Travaglio-Schifani-D’Avanzo.

Parlare con i tartufi
Ok, ieri D’Avanzo ha detto a Travaglio: “guarda che a ragionare come te, si finisce per sostenere che gli asini volino”. E Travaglio oggi scrive una lunga lettera per spiegare che gli asini non volano

Se non conosceste i fatti e non aveste letto le due lettere dareste ragione a Sofri. Perché se si desse per veritiera la prima frase, dalla lettura della seconda potrebbe uscire solo un giudizio infelice sulla stoltezza di Travaglio.

Il problema è che la prima affermazione non è vera. D’Avanzo non ha scritto “a ragionare come te si finisce per sostenere cose impossibili”. D’Avanzo ha invece detto “a ragionare come te, si potrebbe sospettare chiunque di essere colluso con la mafia.” Che è diverso. Essere collusi con la mafia fa parte del dominio delle cose che possono essere vere, a differenza degli asini che volano.

Travaglio ha poi risposto: mi accusi di una cosa non vera. Non ha detto “è successo quello che dici ma non sono colluso con la mafia”. Semplicemente, non è successo. Fosse successo lo si sarebbe potuto accusare di avere amici mafiosi o di predicare bene e razzolare male.

Schifani invece non ha negato i suoi rapporti con Mandalà. E d’Avanzo questo lo sa bene, tanto da aver stigmatizzato quegli stessi scriteriati rapporti.

Gli asini non volano. Ma giornalisti e politici possono avere amicizie con i mafiosi. Travaglio ha dato spiegazioni sulle accuse che gli vengono fatte. Aspetto che Schifani - ora seconda carica dello Stato - faccia lo stesso.

L’intelligenza non è un valore assoluto. Ed è sempre una delusione vederla abusare degli asini che volano.

Darwin awards. Una statuetta per piacere

Sapete che ci sono i Darwin Awards no? Premiano le morti più stupide.

Ecco.  Immaginate un tizio di 29 anni. In albergo svizzero con due amici.  Improvvisamente muore. In modo particolarmente stupido.  Quale?

  1. dopo aver alzato il gomito ha giocato alla rulette russa con una pistola completamente carica
  2. il phon gli faceva venire caldo così si è gettato sotto la doccia, con il phon
  3. facendo gara di sputi con l’amico ha preso troppa rincorsa ed è caduto dal balcone sfracellandosi di sotto

Compleanni dimenticati

Sei giorni fa questo blog ha compiuto quattro anni.

Si vede che lo trascuro eh?

Sull’astensione

Non so chi sia Beppe Sebaste, ma ho letto questo suo pezzo qualche giorno fa su Nazione Indiana, postato da Gianni Biondillo, che invece so chi è perché ho letto un suo romanzo. E’ un pezzo che ho condiviso pienamente.

Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa - beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo.

Come ora non condivido nella maniera più assoluta il post di Gianluca Neri che ho appena letto su Macchianera. Un post in cui non difende semplicemente la scelta del suo astensionismo, ma pretende di dare lezioni morali a chi a votare ci è andato.

Siamo ad oggi: il governo che due anni fa avete proposto per guidare il paese, un pastrocchio centrosinistro appesantito, tra gli altri, dai nomi di Intini, De Mita e Rutelli, non è riuscito a durare nemmeno la metà del tempo che si era ripromesso di restare in carica. Per la legge dell’alternanza che la scorsa volta ci permise uno scarto positivo dello 0,7 per cento, questa volta toccherà inevitabilmente agli altri e, indovinate? E’ tutta colpa vostra.

Non mi pare che non ci fossero alternative al PD, più a sinistra del PD o più laiche del PD.  Scegliere di non votare per mandare un segnale alla classe politica può essere considerato un voto di protesta, una richiesta di cambiamento, una strategia che il singolo elettore adotta per raggiungere i suoi scopi - che possono essere anche di lungo periodo.

Ma che non si pretenda di elevare questa strategia a Verità Assoluta screditando chi invece ha scelto di scendere a compromessi andando a votare, magari turandosi il naso, il partito che meno si allontanava dalle sue convinzioni. Che il narcisisimo non diventi spocchia.

Quello che sarebbe stato il mio voto utile

(avrei dovuto scriverlo una decina di giorni fa, questo post)

Io non posso votare, non ho la cittadinanza italiana. Ma se avessi questo diritto lo eserciterei. Anzi, l’avrei già esercitato ieri.

All’inzio, per la prima volta, pensai che in queste consultazioni non avrei votato. Nel caso ne avessi avuto diritto, s’intende.

Wordpress 2.5

Ho appena aggiornato wordpress all’ultima versione, la 2.5.

Così, giusto per dire. Se notate qualche anomalia avvisatemi eh.
Se invece leggete il blog tramite i feed… niente. Come non detto :-)

L’elettricista e la fattura

Sono passato a pagare l’elettricista in negozio stamattina.

Cento-ottanta-sei euro. Pago con il bancomat e gli chiedo, con in mano la ricevuta del pagamento, la fattura.

Uno strano rumore al di là del bancone mi suggerisce che si deve essere rotto qualche cosa nella serratura quantica che  impedisce ai vari universi paralleli di inquinarsi a vicenda. L’elettricista è in silenzio. Lo vedo annaspare da dietro i suoi grandi occhiali, i baffi che sembrano galleggiare nel vuoto. Dalla sua reazione capisco che il rapporto causa effetto ti-pago:mi-fai-la-fattura, non appartiene al suo universo. Decido di far finta di niente.

- “Eh ma… allora devo farti pagare anche l’IVA!” mi dice dopo aver constatato che fare finta di non essere lì non dava i risultati attesi
-Mi scusi?
-Eh, se no ci rimetto io
-Perché dovrebbe rimetterci? Non la seguo. Il suo collega mi ha detto che la cifra da pagare sarebbe stata proprio quella
-Ci dev’essere stato un fraintendimento, cioè…
-Mi perdoni, ma io sono un privato, come può solo pensare che a me interessi un prezzo senza iva, mica la scarico sa?
-Sì però…
-Non mi vorrà mica dire che c’è un prezzo senz’IVA e uno con!
-Beh… ma mi scusi, a chi la deve dare? A chi la deve far vedere?
-A nessuno.
-
Ma c’è questo! - e mi mostra lo scontrino del bancomat.
-…
-Guardi non c’è probelma, cioè se vuole la fattura gliela faccio subito. Devo solo aggiungere il 20%
-Le ripeto, il suo collega mi ha detto che il conto sarebbe stato questa cifra qui che ho appena pagato
-Eh ma…
-Ho capito, ho capito. Non c’è problema. Va bene così. Sa, è che io sono un dipendente, le tasse io le pago all’origine. Ma va bene, buona giornata
-No aspetti, le dico io cosa facciamo. Facciamo la fattura in modo che il totale sia 186 euro, va bene?
-Direi di sì.
-Aspetti che devo chiamare il commercialista però. Che non ricordo il numero della fattura

Va nel retro e al telefono compone un numero di telefono. “Ciao Franca, sì, senti… devo fare una fattura. Mi dici il numero che non ricordo l’ultima? Sì aspetto. Quattro? Quattro, va bene.”

Torna, prende il blocchetto delle fatture e scrive in alto a destra il numero apena comunicatogli dalla commercialista. Quattro.

-Che giorno è oggi?
-Tre Aprile
-
Di già? Accidenti!
-Eh, il tempo vola - gli rispondo io mentre penso che se questo ha fatto quattro fatture dall’inizio dell’anno vuol dire una al mese e mi viene voglia di… vabbeh, sorvoliamo.

La mia giornata è cominciata facendo emettere fattura ad un elettricista. Avverto strani poteri soprannaturali fluire nei miei capillari. Fate attenzione

Io sarei qui

Avrei qualcosa da dire sul concetto di voto utile.

Nel frattempo, è giusto che si sappia: io sarei lì.

Io sono qui

E tu? (questionario di openpolis in 25 domande)

via Auro, Zu, Leonardo


Buona Pasqua Cristiano Allam

Buona Pasqua a Magdi Cristiano Allam.

Chi mi conosce lo sa:a me lui non é mai piaciuto. L’ho sempre trovato viscido e intellettualmente disonesto. Tipo Ferrara, ma più viscido.

Ogni volta che mi trovavo a leggere un suo pezzo mi venivano i cinque minuti. Ora mi fa solo ridere. No, non ha cambiato genere lui, mi sono evoluto io, come i Pokemon. È riso amaro, certo, ma non ho mai detto di aver raggiunto il Nirvana!

In ogni caso ritengo che la Fede faccia e deve far parte della sfera personale. Ognuno deve avere la libertà di Credo e sono felice di vivere in un paese in cui questo diritto è sancito nella Carta Costituzionale.

Questo tipo di scelta -la conversione- non può essere oggetto di discussione e noi non abbiamo nessun titolo per interferire o dare giudizi sul percorso che l’ha generata.

A differenza di molti sono anche contento che la sua conversione sia avvenuta per mano del Papa. Spero che l’eco mediatica ricevuta, tra le altre cose, lo metta al riparo da qualche folle assassino che sente di agire come ambasciatore di Dio. Il fatto che sia stato battezzato dal Papa implica non solo un atto religioso, ma anche politico. E quindi anche le reazioni del mondo islamico dovranno essere guidate dalle regole della politica e non solo da quelle della piazza.

Ovvero: se si fosse fatto battezzare in sordina da un anonimo parroco di quartiere, la scelta sarebbe stata solo religiosa. Ma lui è un un personaggio - nostro malgrado - pubblico e discusso e reazioni alla sua conversione ci sarebbero state ugualmente. La sua conversione sarà vista molto male da parecchi religiosi islamici. Sia dagli equivalenti dei parroci di quartiere, sia dalle autorità religiose più autorevoli.

Ma con maggiorre potere arrivano anche maggiori responsabilità, proprio per questo non mi aspetto che Al Azhar emetta una fatwa chiedendo lo scalpo di Allam, colpevole di apostasia.
Spero che il coinvolgimento diretto del Papa porti il dibattito ad un livello più elevato, togliendo così l’esclusiva della discussione al sottobosco delle chiacchiere da bar, dove per muovere le pance si può arrivare a dire di tutto, a giustificare di tutto.

Detto questo, quello che salta è tema delle conversioni, che mi pare in sé interessante. Allam non é il primo che fa questa scelta e nemmeno sarà l’ultimo.

Nelle società non (ancora) secolarizzate, in cui l’appartenenza alla comunità avviene su base prevalentemente religiosa, l’apostasia é vista molto male, per usare un eufemismo. Nella migliore delle ipotesi vieni guardato male dai vicini. Nella peggiore vieni condannato a morte. E dopo che sei morto i vicini guarderanno male tutta la tua famiglia. Per due o tre generazioni.

Viva quindi le società secolarizzate, in cui la religione non assume un importanza vitale e ognuno può credere in Quel che gli pare senza rischiare di perdere la propria vita sociale o… la propria vita.

Paradossale vero? Meno la Religione é “importante” nel posto in cui si vive e più si riesce a viverla con pienezza. Senza interferenze esterne. Senza pressioni sociali che impongono un’interpretazione o un’altra delle parole del Creatore. Perché poi, in una società non secolarizzata é quello il problema, il Pensiero Unico.

In una società non-secolarizzata ci sono alcuni elementi da considerare:

  1. Il messaggio spirituale-religioso viene distorto e adattato in funzione delle esigenze di chi detiene il potere, a qualsiasi livello (vedi maschilismo).
  2. A lungo andare non si riesce più a distinguere il messaggio spirituale di partenza e si ha l’impressione che qualsiasi regola imposta dalla società sia parola di Dio, e quindi non in discussione.
  3. C’è un’ingiustificata ostilità verso chiunque mostri queste contraddizioni o proponga interpretazioni differenti.

Torniamo alla conversione. In parole povere consiste nel barattare una Verità assoluta con un’altra Verità assoluta. Si toglie il carattere di Verità al precedente Credo e lo si cede a quello nuovo.

E’ un percoso faticoso. Più facile se viene fatto lontano dalla società non-secolarizzata di appartenenza, ma sempre faticoso. Eppure sembra un’operazione a somma zero, dopotutto ci si affida sempre ad un Verità. Punto e a capo, si direbbe.

Però qualcosa ci si guadagna: si spazzano via in un colpo solo tutti gli strati di cui ai punti 1, 2, e 3. Tabula rasa. Se si ha bisogno di una Verità Assoluta risulta più facile così che lottare con i propri correligionari nel tentativo di dimostrar loro che c’è qualcosa che non va nelle loro interpretazioni.

Si guadagna anche un’altra cosa. La possibilità di scegliere quali regole seguire e quali no, tipica di chi vive la propria fede in una società secolarizzata. Avete presente tutti i cattolini non-praticanti? Ecco, loro scelgono. Oppure quelli “Credo in Dio ma non nella Chiesa”? Ecco, anche loro scelgono. Ma possono farlo perché la società in cui vivono non li giudica in modo negativo quando rispondono in quel modo.

Chi si converte fa esattamente questo tipo scelte. Sceglie cosa prendere e cosa lasciare, del nuovo Credo (visto che in quello vecchio non poteva).

Non ha amici, famigliari e vicini da deludere con le piccole scelte. Se il taglio è stato netto, gli amici, famigliari e vicini sono già stati allontanti con la grande scelta della conversione. Se il percorso è stato più diluito nel tempo, per gli amici che si sono persi per strada se ne sono trovati altri. Nuovi amici per cui ogni passo - anche il più piccolo - in direzione della nuova religione è fonte di soddifazione e attestati di stima.

Questo non vuol dire che i convertiti abbiano meno fervore, anzi. Spesso sono i più entusiasi sostenitori delle posizioni più conservatrici, ma questo rientra nella libertà d’opinione e mi interessa meno.

Torniamo ad Allam. All’eco mediatica che la sua conversione ha avuto in tutto il mondo. Al fatto che sono contento che sia stato battezzato dal Papa e non dal parroco di quartiere.

Sapete cosa mi piacerebbe avenisse adesso?

Che ci fossero migliaia di conversioni. Un sacco di persone che prendono coraggio e fanno outing. Voglio le olimpiadi delle conversioni. Ebrei che diventano musulmani, cristiani che diventano ebrei, buddisti che diventano cristiani. E tutte le possibili combinazioni con tutte le possibili religioni esistenti. E no, non mi interessa nemmeno ascoltare i loro dibattiti aventi come titolo “Quali sono le Vere Regole di Vita che Dio Vuole che Noi Si Segua per Guadagnare la Vita Eterna nell’Aldilà in base ai Testi Sacri che Ci ha lasciato nei Millenni“.

No, mi verrebbe semplicemete voglia di lasciarli lì a discutere per i prossimi cinquant’anni mentre fuori, tutti gli altri, semplicemente e umilmente vivono. E magari discutono sulle “Regole di Vita che sarebbe giusto darsi per convivere pacificamente nell’Aldiqua“.

Io sto con tutti gli altri, ché i dibattiti sterili non mi piacciono. E ho imparato a non credere alle Verità Assolute.

La conversione di Allam non mi fa né caldo né freddo. Non cambia il mio giudizio su di lui. Continuo a trovarlo intellettualmente disonesto ma essendo io evolutomi come un Pokèmon, ora quello che scrive mi fa ridere, non più arrabbiare. Un esempio? (grassetti miei)

Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà.

Le lacrime agli occhi, sul serio. Allam, contro l’intolleranza nei confronti del diverso, contro le menzogne e la dissimulazione. Ma dai?! Ma si è mai letto?

Buona Pasqua comunque, eh.


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