Archive for April, 2004

Riconoscenti, non servi. Davvero?

Afferma Silvio:

Non siamo servi degli Stati Uniti, non siamo alleati sottomessi, ma siamo grandemente riconoscenti» per quanto hanno fatto garantendo la libertà a tutta l’Europa, perché ci hanno salvato dal comunismo, dal nazismo, dalla dittatura.
Non entro nel merito della II guerra mondiale, non tiro in ballo i partigiani e non voglio nemmeno parlare della NATO che Berlusconi loda tanto nel suo intervento.
Mi chiedo però cosa significhi per un Paese essere riconoscenti ad un altro. Ci può essere lo stesso tipo di riconoscenza che si ha nei confronti di un essere umano?

Una persona mi aiuta nel momento del bisogno » Le sono riconoscente.
In caso questa persona faccia errori in futuro avrò sicuramente più remore nel giudicarla male. Probabilmente le darò un’altra opportunità, cosa che non avrei fatto – magari – se non mi sentissi di doverle essere riconoscente. Questa persona però potrebbe fare errori molto grossi, cose per cui si decide di dare un taglio netto alle relazioni.
Cosa si fa in questa situazione? Ci si fa incastrare dal senso di colpa e ci si comporta in modo che noi stessi consideriamo meschino per via di quella vecchia situazione? Oppure si cerca di essere coerenti con sé stessi e si fa quello che si ritiene essere la cosa giusta?
Il rischio di anteporre il passato al presente è la sudditanza psicologia nei confronti di noi stessi e del nostro senso di colpa e di conseguenza si smette di essere obiettivi nel giudicare il proprio interlocutore.

E quando si parla di riconoscenza nei confronti di un Paese? In cinquant’anni quante persone si sono alternate sulle poltrone dei centri decisionali? Quante azioni hanno intrapreso i differenti governi – e quindi quanti possibili giudizi si possono fare su ognuna di queste azioni?
E’ davvero pensabile che il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto durante la II Guerra Mondiale li affranchi da qualsiasi giudizio sulle loro azioni successive? Non è assurdo pensare di assecondare il governo USA di oggi perchè il governo USA di cinquanta anni fa ha fatto determinate scelte?

Questa storia della riconoscenza non sta in piedi. Il Piano Marshall non è stata un’opera pro-bono che i cittadini statunitensi hanno fatto per i loro cugini europei. Avrebbero potuto semplicemente prestar loro i soldi per la ricostruzione. Ma prestar soldi – anche se si tratta di 11 miliardi di dollari – non è fruttuoso come ampliare all’improvviso il mercato in cui le proprie aziende possono operare. Il vero obiettivo del Piano Marshall, quindi, era la liberalizzazione del mercato. Nulla di cui essere riconoscenti dopotutto no?

Il piano venne rifiutato dall’Unione Sovietica e dai suoi paesi satellite dell’Europa orientale, a causa dell’insistenza statunitense sulla liberalizzazione economica e il coordinamento paneuropeo degli sforzi di ricostruzione, ma diede impeto alla formazione ad ovest della NATO e della Comunità Economica Europea.


Insomma, se l’Italia sta in Iraq, non ci sta certo per servilismo degli Stati Uniti. Non è certo perchè Berlusconi ha – e ce l’ha – meno credibilità di altri attori europei. L’italia sta con gli USA per meri interessi economici e politici.
La ricostruzione è sempre un gran bell’affare no?

Storie della Sala Macchine

Le scene descritte su questo sito sembrano tratte dalle vignette di Dilbert, davvero spassose. Vi propongo un estratto da quella intitolata Pubblic Announcement

Prendo su uno degli scatoloni e comincio a portarlo a destinazione, lungo la via incontro CL2.
CL2 – Stavo giusto venendo da te!
IO – A si?
CL2 – Come faccio ad attivare il mio autoreply?
IO – Apri il tuo browser e leggi le istruzioni.
CL2 – Quali istruzioni?

A questo punto mi dirigo verso il suo computer ed apro il browser, sulla “pagina di default” appare un bellissimo link (in rosso) “FAQ – Leggere”, faccio click e una delle prime cose che compare e’ “Come attivare o disattivare l’autoreply”.

CL2 – Ma non c’era prima!
IO – Come no…

Pulizie di primavera.

Vi rilancio un post di Lia su Haramlik, sulla decisione del governo provvisorio in Iraq di cambiare i colori della bandiera.

Cambiano, non si sa in nome di chi, la bandiera che è lì dal 1952 e, con Saddam, non c’entra niente. Eliminano i colori che la affratellano con quelle degli altri paesi arabi: il verde era il colore amato da Maometto, e il bianco e il nero che hanno un significato religioso, uniti al rosso che simboleggiò la rivolta di Shariff Hussein contro l’impero turco, rappresentano il panarabismo e sono presenti in tutte le bandiere del’area.
Il portavoce del governo spiega:
“This is a new era,” al-Kafaei said. “We cannot continue with Saddam’s flag.”
Ma come dice Lia…la bandiera risale al 1952!

Così presto?

Vengo a sapere dal Corriere e da Repubblica che la trasmissione in differita degli spettacoli – meglio conosciuta come censura preventiva – è arrivata anche in Italia. Per la prima volta infatti, il concerto del 1° Maggio verrà trasmesso con un ritardo di un’ora circa.

Sembra solo di ieri la performance di Janet Jackson al Superbowl, che con il suo seno nudo ha scandalizzato il Paese e finito per scatenare le polemiche dell’America più puritana.

Cavalcando l’onda di un caso creato ad arte, si coglie l’occasione per fare le prove tecniche generali della censura preventiva. I Grammy Awards sono l’occasione giusta: alla jacskon viene tolta la conduzione della 46° edizione e per la prima volta la premiazione viene trasmessa co una differita di 5 minuti dalla CBS. Il motivo ufficiale:

[...]delay to avoid anything like Janet Jackson’s Super Bowl flesh flash.

Anche gli Oscar erano vicini, e tanto per non saper leggere né scrivere, la censura preventiva è stata adottata anche lì. Ma agli Oscar, probabilmente, non ci sarebbe stato nessun pericoloso seno a piede libero. Forse qualche artista avrebbe seguito l’esempio di micheal moore quando nel 2003 ha duramente attaccato la politica dell’ammistrazione Bush (qui il discorso in originale).
E così anche agli oscar del 2004: 5 secondi di differita, ufficialmente per evitare bestemmie e parolacce da parte dei vincitori. Tipica reazione di chi sale sul palco a ritirare un importante riconoscimento al proprio lavoro.

E torniamo a noi, in Italia. Cinque minuti? Cinque secondi? Non scherziamo: un ora buona buona. E lo diciamo chiaramente, non ce ne frega nulla delle parolacce, vogliamo solo evitare che si parli di politica e si chiami in causa la guerra in Iraq. Assurda la dichiarazione del consigliere RAI Giorgio Rumi : (il grassetto è mio)

Non è possibile che il concertone si trasformi in una piazzata dannosa, non ci possono essere bandiere bruciate o qualcuno che grida “Via le truppe dall´Iraq” o “Più truppe in Iraq

E ancora: “Una misura dettata anche dalla legge sulla ’par condicio’.
Par Condicio? Ora la difendono? Era solo il 2 marzo quando Berlusconi disse che la par condicio andava cambiata perchè creava informazione distorta.
Qualcuno gli dica di mettersi daccordo, per favore!

Funkool Story

Per gentile concessione di brainwax� vi
segnalo alcune vignette di cui ho visto il parto un anno fa. Mi erano piaciute
così tanto che me le ero stampate e appiccicate al muro accanto al monitor.

Funkool Stories:

Spostamento truppe in corso

La guerra in Afghanistan dopotutto non è poi così impopolare come quella contro in Iraq. E’ questo, probabilmente, quello che hanno pensato i cervelli dell’amministrazione Bush, quando, attraverso Nicholas Burns (ambasciatore USA presso la Nato), hanno chiesto a Spagna e Turchia di inviare più truppe a combattere contro i talebani.

Della Cosa Afghana se ne sente parlare di meno e di sicuro gli spagnoli non se la prenderanno più di tanto se i soldati che rientrano da Baghdad vengono spediti a Kabul. Magari non gli stessi, che se no le famiglie vanno in tv e protestano per la beffa, ma magari altri. In egual numero o anche di più.

Così salviamo capra e cavoli no? Se aumenta il numero di soldati non-usa, diminuisce anche la probabilità di avere foto di bare a stelle e strisce in prima pagina. Al contempo si mantengono i rapporti con un alleato militarmente utile e lo si mette in condizione di prestare il proprio aiuto senza destare troppo l’opinione pubblica.

Nel frattempo� l’unico interesse della Turchia è che non venga creato uno stato curdo indipendente, pena la promessa invasione.

Antiamericache?

Riflettevo ieri mattina, sul significato della parola “antiamericanismo”. Che cosa vuol dire antiamericano? Mi verrebbe da inquadrarlo nel contesto politico, quindi direi che è antiamericano cioè che si contrappone al Governo degli Stati Uniti. Quindi, il contrario dovrebbe essere filoamericano. E’ filoamericano colui le cui posizioni sono in linea con quelle del Governo USA.


Eppure a me sta parola ieri mattina dava un fastidio enorme. Perchè poi antiamericano non vuol dire nulla! Sono antiamericano io? Mi piace il rock & roll e, tanto per dire, Pamela Anderson non mi sta proprio antipatica. Allora non sono antiamericano!
Però i repubblicani non li sopporto, Bush e la sua amministrazione nemmeno: quindi sono antiamericano!
Ma come, e il rock & roll? E Liv Tyler? No dai, non lo sono!


Okay, mi hanno fregato. Davvero, e penso di non essere nemmeno l’unico che ci è rimasto invischiato in questa cosa delle parole che cambiano senso da un momento all’altro. 

E’ da quando è cominciata la guerra che chiunque non parteggi per la coalizione viene tacciato di antiamericanismo. E allora tutti a difendersi, a dire che No, non sono antiamericani loro, che neanche se lo sognano di esserlo – scherziamo? – ma che solo, democraticamente, non condividono le opinioni di chi è al governo ORA negli Stati Uniti. Che loro sono amici del popolo americano con cui condividono  questo e quello.



E intanto si sono rubati una parola. Una parola in meno da poter usare, perchè l’hanno svuotata di significato. I Furbi. E anche i codardi.

C’è sempre…

..un uai e un bicaus!
La scritta che campeggia sotto il titolo del blog, purtroppo, non è mia… avrei voluto tanto fregiarmi di tale merito ma non posso.

L’autore non sa nemmeno che l’ho citato, e probabilmente ha anche dimenticato di averla pronunciata. Io non sono uno che le nota, ste cose. Non prendo carta e penna e mi segno le boiate che sento quotidianamente, insomma, non vi presto molta attenzione.

Quella volta no. L’ho visto alzarsi dal tavolo della riunione, prendere il pennarello e dirigersi verso la lavagna per illustrarci la soluzione del problema. L’ho sentito pronunciarla quella frase e incredibilmente sono riuscito a non ridere. Ho fatto finta di prendere appunti e me la sono segnata.

“Scusate, parlo perchè non sono un esperto in materia”.

Come dargli torto? Quale frase migliore per introdurre i miei post?

open again

Il 9 gennaio 2003 questo blog vide la luce per la prima volta. Scrissi quattro post, uno dietro l’altro. Poi più niente fino ad ora. Ripropongo quello di apertura:

Nero su bianco, le parole hanno un altro potere. Verba volant, scripta manent. E ciò che si pensa? Rimane nel limbo, fino a quando non lo si pronuncia ad alta voce e allora le parole turbano l’aria e prendono il volo. Il potere liberatorio delle parole, libera noi o loro stesse, che a tutti gli effetti prendono il volo? A volte è meglio non lasciarle scappare, abbatterle alla prima avvisaglia di fuga è un consiglio che mi do da tempo ma che non metto mai in atto, ed eccomi, per la prima volta a tentare di farlo. Nero su bianco


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