Archive for April 29th, 2004

Riconoscenti, non servi. Davvero?

Afferma Silvio:

Non siamo servi degli Stati Uniti, non siamo alleati sottomessi, ma siamo grandemente riconoscenti» per quanto hanno fatto garantendo la libertà a tutta l’Europa, perché ci hanno salvato dal comunismo, dal nazismo, dalla dittatura.
Non entro nel merito della II guerra mondiale, non tiro in ballo i partigiani e non voglio nemmeno parlare della NATO che Berlusconi loda tanto nel suo intervento.
Mi chiedo però cosa significhi per un Paese essere riconoscenti ad un altro. Ci può essere lo stesso tipo di riconoscenza che si ha nei confronti di un essere umano?

Una persona mi aiuta nel momento del bisogno » Le sono riconoscente.
In caso questa persona faccia errori in futuro avrò sicuramente più remore nel giudicarla male. Probabilmente le darò un’altra opportunità, cosa che non avrei fatto - magari - se non mi sentissi di doverle essere riconoscente. Questa persona però potrebbe fare errori molto grossi, cose per cui si decide di dare un taglio netto alle relazioni.
Cosa si fa in questa situazione? Ci si fa incastrare dal senso di colpa e ci si comporta in modo che noi stessi consideriamo meschino per via di quella vecchia situazione? Oppure si cerca di essere coerenti con sé stessi e si fa quello che si ritiene essere la cosa giusta?
Il rischio di anteporre il passato al presente è la sudditanza psicologia nei confronti di noi stessi e del nostro senso di colpa e di conseguenza si smette di essere obiettivi nel giudicare il proprio interlocutore.

E quando si parla di riconoscenza nei confronti di un Paese? In cinquant’anni quante persone si sono alternate sulle poltrone dei centri decisionali? Quante azioni hanno intrapreso i differenti governi - e quindi quanti possibili giudizi si possono fare su ognuna di queste azioni?
E’ davvero pensabile che il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto durante la II Guerra Mondiale li affranchi da qualsiasi giudizio sulle loro azioni successive? Non è assurdo pensare di assecondare il governo USA di oggi perchè il governo USA di cinquanta anni fa ha fatto determinate scelte?

Questa storia della riconoscenza non sta in piedi. Il Piano Marshall non è stata un’opera pro-bono che i cittadini statunitensi hanno fatto per i loro cugini europei. Avrebbero potuto semplicemente prestar loro i soldi per la ricostruzione. Ma prestar soldi - anche se si tratta di 11 miliardi di dollari - non è fruttuoso come ampliare all’improvviso il mercato in cui le proprie aziende possono operare. Il vero obiettivo del Piano Marshall, quindi, era la liberalizzazione del mercato. Nulla di cui essere riconoscenti dopotutto no?

Il piano venne rifiutato dall’Unione Sovietica e dai suoi paesi satellite dell’Europa orientale, a causa dell’insistenza statunitense sulla liberalizzazione economica e il coordinamento paneuropeo degli sforzi di ricostruzione, ma diede impeto alla formazione ad ovest della NATO e della Comunità Economica Europea.


Insomma, se l’Italia sta in Iraq, non ci sta certo per servilismo degli Stati Uniti. Non è certo perchè Berlusconi ha - e ce l’ha - meno credibilità di altri attori europei. L’italia sta con gli USA per meri interessi economici e politici.
La ricostruzione è sempre un gran bell’affare no?


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