Non è un traguardo da poco, per uno che si stanca presto delle cose. Sono un tipo che si annoia presto, io. Poi sono pigro, tanto pigro. Per certe cose ci vuole impegno, spirito di sacrificio e la capacità di rinnovare il rapporto giorno dopo giorno per non far cadere tutto nella monotonia della routine. Non è una cosa che ti insegnano a scuola, per dire.
All’inizio non sapevo nemmeno cos’aspettarmi da questa cosa. L’ho vissuta così, un po’ alla giornata. In effetti nemmeno ora ha senso parlare del futuro, tirare in ballo prospettive, pianificare e così via.
Questo lo sposto qui, che ci vuole più spazio per questa cosa, poi magari un giorno ci serve altro spazio allora mi tengo preparato all’evenienza. Magari faccio uno schizzo, per vedere come viene sistemata così.
No, proprio non è il caso. Perchè in passato ero già partito in quarta e il risultato non è stato entusiasmante. Pochi giorni e l’entusiasmo era scemato.
-Ma il tuo blog non lo aggiorni più?
-il blog? Ah, boh. non penso.
Esattamente un mese fa, il 24 Aprile 2004, decido che è ora di riprovarci e penso anche che sarebbe carino metterci un’introduzione, a mo’ di manifesto programmatico. Voglio scriverci di questo, di quello e in questo modo qui. Ma la pigrizia ha stravinto e mi sono limitato a recuperare il post introduttivo dell’anno precedente; il tentativo andato male.
Perchè promettere – mi dicevo per giustifcare la pigrizia – e poi rischiare di non mantenere? Così mi dicevo.
I blog li ho conosciuti per caso, nell’inverno del 2002. Mi incuriosiva l’aspetto tecnico – essendo un programmatore web – e così mi ero fatto qualche giro. In realtà già se ne parlava come il nuovo fenomeno della rete e a un amico che un blog già ce l’aveva sta cosa dava piuttosto fastidio. Ecco tutti che si aprono il blog diceva con disprezzo, oppure lo pensava e io lo intuivo da come ne parlava. Fatto sta che io comincio a leggere il suo di blog e lo trovo piacevole, a differenza di altri che avevo visitato. Scrive bene mik, penso. Conciso, diretto, scorrevole. Mi piacevano già le sue vignette e così metto nei preferiti quella pagina che non è linkata da nessuna parte.
I diari personali però non mi interessavano più di tanto. Ok, lui lo conoscevo quindi era già diverso. Era come un modo per essere aggiornato in modo simpatico sulla sua vita e i suoi pensieri.
Penso di farmene uno anche io, poi decido che i blog non fanno per me: troppo autocelebrativi. Ma a chi può interessare di cosa ho fatto io durante la giornata, mi dicevo. Poi che fai? Costringi i tuoi amici a leggere il blog per avere tue notizie? Mi ricordava quella roba che girava anni fa, sull’assuefazione da internet: Se tua mamma non ha Eudora e un nickname non avrà più tue notizie.
Qualche tempo dopo succede che mi decido: lo apro anche io un blog, perchè certe teorie devono essere rese pubbliche. Avevo appena dato alla luce la teoria dell’EEI, una roba di cui vado tuttora orgoglioso ma che non mi pare il caso di divulgare. Non ancora perlomeno. Quella sera però ero entusiasta così mi iscrivo su Blogger.com, mi aggiusto il template e comincio a scrivere. Mi accascio stanco dopo mezzo post, così l’EEI non la spiego nemmeno bene quella volta. Dopo due giorni torno e mi autocelebro in poche righe in modo dannatamente autoreferenziale. Fine del primo tentativo.
Dimentico i blog, la blogosfera. Ogni tanto torno sul quello di mik, ma nulla più.
Poi arriva la guerra preventiva. Prima le minacce, poi i soldati angloamericani invadono sul serio l’Iraq; i primi morti. La statua di Saddam con la bandiera e stelle strisce, altri morti. Si parla di fosse comuni perchè possiamo catalogare ogni proiettile che usiamo, ma non ci possiamo occupare dei morti che facciamo.
Ogni giorno leggo sui giornali, mi idigno, mi infervoro. E finisce che poi si apre con gli amici una mailing list per parlare di ste cose. All’inizio svariati messaggi al giorno, che se aspettavi la sera a leggerli non ce la facevi e diventava un lavoro a parte. Avevo il check di Eudora ogni cinque minuti, in ufficio. Divoravo i vari interventi, rispondevo, commentavo. Ci si mandava i link delle notizie, spesso.
Poi uno alla guerra si abitua, e gli interventi si sono ridotti. Alcuni hanno chiesto di abbandonare la lista – come se non esistesse un link facile facile da cliccare sotto ogni messaggio – altri hanno semplicemente smesso di palesare la propria presenza. Ad un anno di distanza la ML vive a momenti alterni. Qualche segnalazione, qualche breve commento di indignazione, giusto per ricordarsi che c’è una guerra di occupazione in corso. Per non spegnere il cervello.
Nel frattempo scopro il blog di una mia amica e lo aggiungo ai preferiti. Scrive molto bene anche lei, e mi diverto a leggere i suoi post. E’ sempre un blog personale e io lo uso per rimanere aggiornato su un’amica, tutto qui.
Intanto i prezzi delle macchine fotografiche digitali si abbassano e la possibilità di trovare una 5 MegaPixel a prezzi umani diventa quasi fattibile e io ho ancora quel prurito della fotografia a cui vorrei dedicarmi. Scopro i photoblog e quello che mi rimane più impresso è Uomonero.com, il photoblog di Fabio Cabula.
Scopro che Fabio è uno dei creatori di Splinder e per caso trovo l’url del suo blog, quello vero. In realtà si tratta di vecchi interventi perchè lui non scrive più. Smarrisco l’indirizzo già il giorno dopo e un po’ mi spiace perchè mi era piaciuto il suo stile. Poche settimane dopo lui riapre il blog e ricomincia a scrivere.
Comincio così a leggerlo e a navigare nei blog che lui segnala. Non sono diari personali: mi stupisco! Qui si parla di attualità , si scrivono editoriali, commenti. Mi ricorda un po’ la Mailing List quand’era agli inizi.
Mi trovo a navigare su BrodoPrimordiale, ManteBlog, PubblicoDiMerda, Leonardo, Haramlik.
Come fa Carlo, mi chiedo, a scovare così tante informazioni su altrettante fonti? Per un paio di mesi mi tuffo nella blogosfera e scopro che non è poi così male. Peccato non averla scoperta un anno prima. Probabilmente i miei commenti sul PNAC li avrei scritti sul blog. E dire che mi sentivo un alieno quando scoprii quel documento e nessun giornale ne parlava. Forse mi sarei sentito meno solo, nella blogosfera.
L’idea di cominciare a scrivere i miei pensieri online comincia a stuzzicarmi. Ma sono un programmatore. Perfezionista, razionale e molto pigro. Per lavoro sviluppo CMS e l’idea di usare un sistema primitivo come quello di Blogger.com mi limita. Non ha nemmeno le categorie quando riprovo a iscrivermi. E nemmeno i commenti. Che ci faccio, penso? Io sono geloso dei miei contenuti, mi piacerebbe archiviarli tutti un giorno. Nemmeno Splinder (1.0) ha le categorie, e si tiene tutto sui suoi server. E io che ci faccio con l’hosting che è lì vuoto da due anni?
Penso al mio progetto di sviluppare un MegaCMS che faccia anche il caffé. Lo rimando da parecchio tempo e penso che forse non lo farò mai. Perchè a dire il vero io il caffè voglio davvero che lo faccia. Ovviamente è impossibile e nella più rosea delle prospettive ci metto un anno o due. Perchè sono un perfezionista, è ovvio.
Decido che è giunta l’ora di cambiare il mio modo di pensare. Trovo un’escamotage tecnico per cominciare il progetto del CMS: dal basso e dall’alto, lo circondo e rendo operativo piccole porzioni alla volta.
Questo per me rappresenta una rivoluzione: sto scendendo a compromessi con il mio perfezionismo. In sostanza vuol dire decidere di accettare il percorso con le sue tappe intermedie invece che impuntarsi a volere l’obiettivo finale e basta. Quella che era una soluzione tecnica diventa una specie di filosofia di vita e immediatamente si trasferisce anche all’idea del blog.
Perchè aspettare di sviluppare un mega-cms per aprirne uno? Perchè aspettare di farsi una grafica della madonna? Alla fine scarico dBlog, lo configuro, passo una notte a farci le modifiche che mi servono, gli tolgo tutte le cose che non mi piacciono, et voilà . Un blog minimale, in evoluzione.
E così è stato, é!
Nel frattempo scopro un nuovo modo di informarsi, attraverso i feed RSS e i news aggregator (grazie Lia per avermi dato qualche dritta), seguo con curiosità il fenomeno del BlogRodeo e intanto scrivo.
Il mio modello di giornalismo è quello rappresentato da Le Monde Diplomatique. Quando nel 1996 lo lessi per la prima volta mi innamorai del rigore con cui i pezzi venivano esposti, con una miriade di note a fondo pagina con i riferimenti alle fonti.
Io non sempre ho il tempo per documentarmi così a fondo prima di scrivere un post e un po’ sta cosa mi frena. Vorrei essere preciso, rigoroso, inataccabile dal punto di vista delle argomentazioni. Così mi sono posto un obiettivo quando ho cominciato: smettere di non-scrivere per mancanza di rigore. Perchè a cercare di essere precisi a tutti i costi, alla fine porta a rimandare, rimandare, rimandare. E il tempo passa, e le cose da scrivere si accumulano.
E poi le opinioni cambiano, anche e soprattutto attraverso il confronto con gli altri. Ecco, anche dei mei dubbi voglio scrivere; sempre sui temi d’attualità intendo.
Un mese è andato. Vedremo…
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