..dell’opinione pubblica.
La macchina mediatica che obbliga chiunque sia in buona fede a fare un passo indietro in attesa di evoluzioni è partita.
Mettere in dubbio la veridicidità della foto che ritrae un soldato inglese nell’atto di torturare – ma una sola volta, eh - una persona è il primo passo che nel Regno Unito è stato fatto per impedire alla gente di indignarsi subito… dopo, magari. Quando avranno finito di fare le loro indagini e comuque solo se il Governo deciderà che sono veritiere.
Il primo dubbio?
- They believe the rifle is an SA80 mk 1 – which was not issued to troops in Iraq.
Quindi non negano che sia un soldato inglese che sta torturando qualcuno, semplicemente, è probabile che stia torturando un non iracheno. Insomma i soldati inglesi possono torturare altrove senza che per questo l’opinione pubblica debba vergognarsi del poprio esercito.
“E in ogni caso – dice Blair – è stato un caso ’eccezionale’ che non deve portare a detrazioni sul buon lavoro fatto dall’esercito UK in Iraq”
Mi sembra si sentirlo frignare in sala stampa: “E poi forse non è nemmeno reale, e comunque noi siamo andati in iraq per liberarci di certe cose, non per farle. Ecco, l’ho detto. Uffa. “
Quindi, per favore, prima di indignarci aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso. Così facciamo in tempo a dimenticarci il fatto che il prigioniero senza nome presenti una mascella fratturata dopo 8 ore di torture e di minacce di morte. Massì, forse non era nemmeno iracheno!
Nel frattempo gli Stati Uniti cercando di fare la stessa cosa, ma ormai non possono negare l’evidenza. Le torture le ammettono, e dopo aver fatto aspettare due settimane la cbs prima di permetterle di diffondere le foto, cercando di correre ai ripari condannandole, quelle in iraq – a differenze di quelle di Guantanamo.
In che modo gli Usa cercano di circoscrivere i danni? “I soldati coinvolti nelle torture sono i riservisti, non quello di ruolo”. Eh? Cosa? E che differenza fa? Ah, i riservisti finta la guerra tornano a fare i civili e il prudente esercito americano eviterà di richiamarla la prossima volta che andrà ad invadere qualcuno, giusto?
Il ragionamento non fa una grinza: il valoro esercito americano non c’entra con queste meschinità, sono le solite mele marce indegne di portare l’uniforme che portano.
Chi smentisce tutto quanto? Janis Karpinski, l’unico generale donna dell’esercito Usa.
Non ci sta proprio ad accollare ai soldati da lei guidati le responsabilità che sono dell’intelligence militare.
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“lo speciale blocco di massima sicurezza ad Abu Ghraib, noto come 1A, è sotto il diretto controllo di ufficiali dell’intelligence militare, non dei riservisti che lei comanda.”
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agenti della Cia spesso si univano agli interrogatori effettuati nella prigione. “
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“Noi siamo spendibili – ha detto riferendosi all’atteggiamento dei militari nei confronti di riservisti – Perché dovrebbero volere che il biasimo cada su gente in servizio attivo? Vogliono che la colpa cada sulla polizia militare, sperando che tutto passi”
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