Malessere intenzionale

Da un post di Leonardo: La Striscia

Cosa farebbe Golia senza Davide? Dovrebbe iniziare a pensare ai suoi problemi. All’economia in crisi, alla corruzione, alle tensioni interne tra aschenaziti e sefarditi, tra ricchi e poveri, tra laici e integralisti, russi e americani, generali e uomini di pace. Un Paese nato col sogno dell’autosufficienza – nel deserto. Sempre questa antica fede, che dal deserto potesse scorrere il latte e il miele, magari con le colture idroponiche. È una tragica illusione. La verità è che non c’è abbastanza acqua per tutti, che i palestinesi devono cedere i pozzi e calare di numero. In un modo o nell’altro, occorre che calino di numero.

Dal romanzo 1984 di George Orwell.

Teoria e Prassi del collettivismo oligarchico, di Emmanuel Goldstein. Capitolo 3: La guerra è pace

Era però altrettanto chiaro che un incremento generalizato del benessere avrebe avuto come effetto indesiderato la distruzione di una società organizzata gerarchicamente. Già in un mondo in cui tutti avessero lavorato solo poche ore, avuto cibo a sufficienza, vissuto in case fornite di bagno e frigorifero, posseduto un’automobile o addirittura un aereo, sarebbero scomparse le forme di ineguaglianza più ovvie e forse più importanti. Una volta, poi, che una simile condizione fosse divenuta generale, la ricchezza non sarebbe più stata più un segno di distinzione tra un individuo e l’altro.

[…]

Se, infatti, il benessere e la sicurezza fossero divenuti un bene comune, la massima parte delle persone che di norma sono immobilizzate dalla povertà si sarebbero alfabetizzate, apprendendo così a pensare autonomamente; e una volta che questo fosse successo, avrebbero compreso prima o poi che la minoranza privilegiata non aveva alcuna funzione e l’avrebbero spazzata via. Sul lungo termine, una società gerarchizzata poteva aversi solo basandosi sulla povertà e sull’ignoranza.

[…]

Scopo essenziale della guerra è la distruzione, non necessariamente di vite umane, ma di quanto viene prodotto dal lavoro degli uomini. La guera è un modo per mandare in frantumi, scaraventare nella stratosfera, affondare negli abissi, materiale che altrimenti potrebbero essere usati per rendere le masse troppo agiate e, a lungo andare, troppo intelligenti.

[…] la consapevolezza di essere in guerra, e quindi in pericolo, fa sì che la concentrazione di tutto il potere nelle mani di una piccola casta sembri l’unica e l’inevitavibile condizione per poter sopravvivere.
Come si vedrà, la guerra non solo realizza l’indispensabile distruzione, ma lo fa rendendola accettabile da un punto di vista psicologico.

[…]
Non importa che la guerta si combatta per davvero e, poichè una vittoria definitiva è impossibile, non importa nemmeno se la guerra vada bene o male: serve solo che uno stato di belligeranza persista.

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