La conobbi due anni fa, B., nel posto nuovo in cui ero andato a lavorare.
Mi aveva colpito per la sua intelligenza e la sua energia. Sì, ok, era ed è anche molto molto carina.
Mi piaceva il modo con cui analizzava i problemi che eravamo chiamati a risolvere: i suoi ragionamenti si sviluppavano in proiezioni quadridimensionali e tenevano conto di ogni minima variazione e delle successive reazioni a catena che si sarebbero potute verificare nel tempo. La miglior collega con cui abbia mai lavorato.
Ero affascinato dal suo cervello quanto dal suo volto senza trucco, la carnagione olivastra e le misure da pin-up.
Poi, un giorno, scopro che vota Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini. Quelli con la fiamma tricolore del MSI nel simbolino, per intenderci, che i legami con la storia mica li vogliamo recidere, noo. Che non siamo i neo-fascisti. Nooo.
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La rivaluto un po’ B.
Non sono uno che dà poca importanza alle scelte politiche degli altri, anzi. Quindi un po’ mi meraviglio che una persona così intelligente possa votare a destra. Fini pure lo è, dicono. Ma anche gli altri lo sono, pure Berlusconi. Lui è anche furbo e un abile comunicatore, Fini un buon politico. Ma con le idee sbagliate, che però passano in secondo piano visto il paniere di pseudo politicanti che gli fanno compagnia.
Ma si tratta sempre di AN. Destra. Neo-fascisti.
Un anno fa B. scopre Noam Chomsky. Mi rivela che è rimasta scioccata, che le si è aperto un mondo davanti. Che non immaginava, mai e poi mai che c’erano cose così.
Immaginavo che avrebbe accantonato presto il capitolo Chomsky e sarebbe tornata a mettere una bella X sul simbolino biancazzurro di Gianfranco. Ma ha una bella testolina, B.
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Stamattina al bar la incontro.
-Come vanno le tue letture impegnate?
-Sto leggendo “11 Settembre” di Noam Chomsky. Con un po’ di ritardo, però…
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E non riesce più a votare Gianfranco.
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1 Response to “L’intelligenza di cambiare”