Ho letto oltre un anno fa “Stupid White Man” e da poco ho finito il suo secondo libro, “Ma come hai ridotto questo paese?“.
In post di un mese fa, Lia, lo confronta con la Fallaci e li definisce entrambi populisti. Essendomi bastati gli estratti pubblicati a suo tempo dal Corriere della Sera (cartaceo) non ho assolutamente intenzione di farmi il sangue acido leggendo integralmente il messaggio dell’autrice italiana, quindi mi concentro su Moore.
Nel suo post, Lia, pone l’accento sul fatto che la Fallaci fa citazioni senza indicarne la fonte, narra di fatti storici come se tutti ne fossero a conoscenza ma di cui però non si trovano riscontri e in sostanza, si chiede al lettore di crederle sulla parola. Moore invece argomenta, cita, dettaglia. “Lettore, se non mi credi leggi qui, qui e qui”.
Diciamo che sono daccordo. Michael cita, nel primo libro. E nel secondo cosa fa?
Sposta in fondo quelle che erano le note a fondo pagina che uno per leggerle deve, capitolo per capitolo, sfogliarsi le pagine in fondo e scandagliare una sfilza di annotazioni. Spariscono anche i numeri che indicano le note e tutto viene lasciato in un brodo.
Nell’introduzione lo stesso Mike dice di aver fatto questa scelta per migliorare la leggibilità del suo testo, permettendo così a chiunque volesse approfondire di trovare degli spunti nelle ultime pagine. Leggendo il post di Lia però non ho potuto far a meno di notare che sia la Fallaci che Moore (nel secondo libro) chiedono la fiducia del lettore. Certo, lui poi le citazioni alla fine le mette, lei no. L’analogia forse è troppo forte e si riduce ad una questione di forma?
Non credo si fermi qui. Dopo il primo libro, la vincita dell’Oscar e il discorso che fece contro Bush di fronte alla blasonata platea, Moore gode di una notorietà incredibilmente accresciuta. Quello che è cambiato è che ha semplicmente deciso di massimizzare i profitti.
Ha un messaggio e vuole farlo arrivare al più grande pubblico possibile. Per questo il linguaggio si fa più semplice e si fa ricorso più spesso di battute e sberleffi ai danni delgli “avversari”. Uno dei capitoli è addirittura il racconto di un fantomatico sogno, che poco si ricollega all’idea di saggio.
Il libro è farcito di ovvietà e in alcuni punti non si argomentano a sufficienza le proprie tesi – pur potendolo fare – prestando così il fianco a critici di opposta fede politica. In altri punti invece usa stratagemmi da demogogo per scaldare gli animi, senza che in realtà ci sia qualcosa di consistente per cui infervorarsi.
Mike parla all’americano medio e tenendolo per mano gli parla di temi importanti cercando di mantenere l’attenzione del suo lettore e al contempo divertirlo.
Io non faccio parte del suo target, esigo argomentazioni più precise e le note a fondo pagina le voglio; i numerini che me le indicano anche. Se voglio ridere mi compro i libri dei comici, non ho intenzione di leggere un comizio infarcito di barzellette…. però c’è da dire che a me il messaggio è arrivato da tempo. Io sono già daccordo con Mike.
Ecco, lo vedo più divulgatore che populista. O meglio, è divulgatore populista; perchè alla fine lui vuole far arrivare delle informazioni e non chiede in cambio poltrone.
Qualche settimana fa si discuteva animatamente sul film catastrofico proposto da Hollywood, L’alba del giorno dopo e ci si chiedeva se utilizzare tutti quegli effetti speciali per descrivere le conseguenze disastrose del buco dell’ozono all’ecoclima della Terra e quella trama un po’ surreale in cui tutto precipitava in poche settimane anziché anni non riducesse tutto ad una farsa, hollywoodiana, appunto o avrebbe fatto riflettere milioni di persone sull’importanza della questione.
Il film ha sbancato i botteghini, ha fatto parlare di sé e ha portato all’attenzione del grande pubblico un problema. Questo era l’obiettivo del regista e ce l’ha fatta. La sua pellicola è piaciuta a molti e a qualcuno di questi ha fatto riflettere. Non è poco.
George Orwell per mettere in allerta sui pericoli dei regimi totalitari ha usato più volte lo stratagemma della parodia e del romanzo e così facendo si è conquistato più pubblico di quanto avrebbe potuto aspirare scrivendo un trattato di politica.
Forza Mike, quindi, qualcuno dovrà pur farlo questo sporco lavoro!
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