Archive for August, 2004

La guerra in casa

Uno si indigna a leggere i giornali. Bomba sul mercato centrale – ma non dovevano essere armi intelligenti? Ruspa israeliana abbatte casa: due palestinesi muoiono sotto le macerie – e quella dovrebbe essere l’unica democrazia in medio oriente? Missile USA su matrimonio: 40 morti – ma cavolo, un matrimonio! Decapitato ostaggio per cui era scaduto l’ultimatum, lascia moglie e due bimbi piccoli – un altro,cazzo.

Ci si inacidisce per notizie del genere. Magari se ne parla con gli amici, in pausa caffè con un collega particolarmente temerario – di solito non ci si avventura su argomenti così sensibili.
Si può anche arrivare a riversare la propria disapprovazione su un blog.
Click. Submit. Approve.

Poi… si guarda Ally McBeal, le olimpiadi, i preliminari di champions e si rimane in stand by.
Fino alla successiva notizia al TG, all’ennesima uscita di cattivo gusto di Feltri o ad un’altra verità censurata per cui gridare allo scandalo.

E non è che parlarne e indignarsi fa stare meglio. Aiuta, però. A stare vigili, a non dimenticare. Ma non cancella la sensazione di impotenza; si vorrebbe fare qualcosa, ma da dove iniziare?

Poi si riceve – Io ricevo – un link: bloghdad, il blog di Enzo G. Baldoni.

Un tizio che traduce i fumetti di Doonesbury, che non conosco tra l’altro.
Ha fatto il pubblicitario, leggo. Qui a Milano. E’ anche giornalista freelance.

Ha da poco deciso di andare in iraq e nel suo blog racconta quello che vede. Racconta delle persone, delle situazioni, dei pericoli e dei sorrisi.
Tratteggia i suoi compagni di avventura rendondoli vivi. Ci sono anche le foto, che fanno apparire tutto così reale, vicino.

Ha intervistato il subcomandate Marcos, in passato. E’ stato vittima di un rapimento, in Colombia, che si è concluso dopo poche ore con lui che intervistava i guerriglieri che l’avevano catturato.

Scrive dall’iraq, Enzo, e a leggerlo mi pare quasi di sentirli i colpi che gli esplodono tutto intorno; di vederlo mentre aiuta a caricare il camion della croce rossa, o di vederlo precedere il convoglio sventolando le bandiere bianche per fermare gli spari.

E’ uno concreto, Enzo. E umile. Ironico. Ottimista. Mi piace come scrive, mi piace come vive. Penso che da qualche parte lui ha cominciato…a fare qualcosa.
E penso che, forse, una volta tornato a milano, potrebbe anche capitarmi di conoscerlo. Perchè no?

Sabato sera torno a casa, mi collego e lui è in prima pagina, su repubblica.it. Sfoglio l’ultimora, sperando di non trovare nient’altro, sperando in un falso allarme. Invece c’è molto. Tutte le ansa sembrano confermare la notizia del rapimento.

Per una settimana rimango in attesa, sperando che tutto si risolva per il meglio. Vengo contagiato dall’ottimismo che la Croce Rossa fa trapelare e la Farnesina non attenua. Hanno rilasciato un po’ di ostaggi ultimamente, vuoi che non capiti di nuovo?
Speravo. Aspettavo. Ero in ansia come se lo conoscessi da una vita, Enzo.

La guerra vista fino ad ora dalla finestra mi era entrata improvvisamente in casa costringendomi a provare emozioni di cui avrei fatto a meno. E quando si ha la lacrima difficile, due occhi improvvisamente lucidi fanno riflettere. E pure quel pulsare continuo all’altezza delle tempie, come se il mio cervello ancora non avesse accettato la versione ufficiale. Come se fosse in attesa di una clamorosa smentita, anche a distanza di giorni.

Ciao, Enzo.

Bipolarismo, la panacea?

Governare con il multipartitismo non è facile. Occorre impegnarsi in lunghe concertazoni e scendere continuamente a compromessi per poter ottenere dei risultati concreti. L’imbalsamento dei processi istituzionali porta così a fasi di stallo che impongono un cambio di guida.

Se l’obiettivo, dunque, è la governabilità del Paese il bipolarismo è un’ottima soluzione: prima governo io, poi governi tu. Alla concertazione tra partiti viene preferita la tranquillizzante contrapposizione dei poli. Opposti, si presume.

In teoria si dovrebbe guadagnare in stabilità: i governi durano di più e i programmi vengono portati avanti.

Per l’elettorato, si dovrebbero semplificare le cose: alla separazione netta tra i due schieramenti conseguono meno dubbi e una partecipazione alla vita politica più facile.

Il rischio di paralisi istituzionale, però, c’è sempre. Se i poli sono veramente opposti, quello che il primo legifera non dovrebbe andar bene al secondo. Non potendo costruire su fondamenta di cui non ci si fida, la soluzione è radere al suolo il lavoro fatto dalla precedente legislatura e rifare tutto secondo le proprie convinzioni. Si finirebbe per fare come Penelope con la tela, per citare Rutelli.

Cosa avviene però, nella pratica?

Succede che tra i poli non si distingue una netta linea di demarcazione. L’uno confluisce nell’altro e invece di sinistra e destra abbiamo centro-sinistra e centro-destra. L’identità dei poli viene quindi definita dalle formazioni politiche che si collocano agli estremi.

L’appiattimento sulle posizioni centrali è conseguenza anche della ricerca di consenso della maggior parte dell’elettorato, che spesso – erroneamente – viene definito “moderato”. Associarvi il termine “moderazione” infatti, implica un giudizio di carattere positivo che esclude automaticamente le altre formazioni politiche dallo stesso. Queste quindi, e l’elettorato che rappresentano, devono giustificare le proprie posizioni prima ancora di poter accedere alla dialettica politica.

Guardando da vicino questa fetta di elettorato sarebbe utile poter distinguere tra moderati e poco informati. Oppure tra moderati e disinteressati. E ancora, gli indecisi.

In un sistema bipolare il centro è costretto a dividersi tra i due raggruppamenti; un po’ di qui e un po’ di lì. Invece di eliminare la concertazione, quindi, ci si trova a doverla vivere sia in un polo che nell’altro, per poter mettere d’accordo il centro con l’estremo. Solo la presenza di un leader forte come Berlusconi può limitare l’utilizzo della stessa. Non annullarne il bisogno però, come dimostrano gli eventi politici successivi agli scarsi risultati elettorali delle Europee 2004.

Se ogni polo presenta un centro che poco si distingue dal suo corrispettivo nell’opposto raggruppamento, si può facilmente intuire come non si può arrivare alla Tela di Penolope che :

C’è in Italia una profonda stanchezza verso uno pseudo-riformismo degno di Penelope, fatto di leggi che riformano leggi che ne avevano riformate delle altre: una famiglia media, oggi, non viene a capo di come funzionerà la vita scolastica dei propri figli, inciampa nella tormentata attuazione della riforma dell´Università, soffre l´incertezza della precarietà del lavoro e la connessa assenza di sicurezze sociali, non ha capito se ci sarà un condono edilizio, non ha chiaro quando convenga andare in pensione, non sa neppure se i più giovani avranno una pensione decente. Un´impresa vede cambiare in continuazione le regole, gli incentivi, il fisco

Non ha tutti i torti il Presidente della Margherita. Si andrebbe a perdere il principale vantaggio del bipolarismo: la governabilità.

Cosa si dovrebbe fare quindi? Andare al governo una volta vinte le elezioni – se li si vince, ovvio – e lasciare intatto un impianto legislativo in cui non si crede e contro cui si è ferocemente – ferocemente? – combattuto dai banchi dell’opposizione nei cinque anni precedenti?

La situazione sarebbe questa se i poli fossero veramente contrapposti, se la linea di demarcazione fosse netta sul serio.

A Rutelli vanno bene le riforme messe in atto dal Polo: le sue posizioni sono più vicine a quelle di Forza Italia che di Rifondazione Comunista.

E in assenza di un leader forte e mass-mediaticamente carismatico – sui cui interessi fare quadrato – il bipolarismo aiuterebbe ben poco l’Ulivo che si troverebbe incapace di mantenere la stabilità di governo sballottato come sarà dall’impossibile concertazione tra sinistra radicale e centro.

Perchè poi diciamolo: il centro si sta spostando sempre più verso destra, ultimamente.

Ma se riuscisse a governare, l’Ulivo, sarebbe così diverso dal Polo? Riuscirebbe a rilanciare l’economia del Paese, ridurre le iniquità sociali, abbattere la disoccupazione, aumentare la qualità della vita?

Sono convinto di no, e non per semplice pessimismo.

La risposta è da ritrovare al di fuori dei confini nazionali.

(continua…)

Bloghdad

Prima via wittgenstein, poi via narsil,
vi segnalo la splendida testimonianza che Enzo G. Baldoni ci consegna da Baghdad.
Un blog di immagini e parole per raccontare l’Iraq.

E’ arrivata!

Mi ero già programmato la pausa pranzo per scrivere un pezzo sul bipolarismo, in risposta ad un post di isocrazia però è arrivata. E uno non è che non ha priorità nella vita! Il bipolarismo aspetterà fino a questa notte oppure domani mattina…

Prima di lei, una mail:
Subject: pacco vieni a ritirare
Body:
Firma: Michela Xxxx, Ufficio posta, Servizi Generali

Non è servito altro: mi sono fiondato giù per le scale incrociando un collega che andava a pranzo. Si stupisce della mia fretta e gli rispondo “E’ arrivata!!!”, continuando la mia corsa.
La fotocellula della porta a vetro che mi separa dall’ufficio posta è dannatamente lenta.
Arrivo alla reception “Michela, chi è Michela?”. La mora mi fa segno con il dito, la bionda mi ignora, credo. Non c’ho fatto molto caso.
“Sono IO” – dico alla Michela – “Quello del pacco”.
Poi lo vedo. Executive. Pacco Importante. Scritto in blu scuro sullo sfondo giallo dello scotch.

Certo che è importante, ci mancherebbe anche, adesso!

Ora la batteria è in ricarica. Per le 16:17 sarà pronta….


Minolta Dimage A1


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