Archive for August 13th, 2004

Bipolarismo, la panacea?

Governare con il multipartitismo non è facile. Occorre impegnarsi in lunghe concertazoni e scendere continuamente a compromessi per poter ottenere dei risultati concreti. L’imbalsamento dei processi istituzionali porta così a fasi di stallo che impongono un cambio di guida.

Se l’obiettivo, dunque, è la governabilità del Paese il bipolarismo è un’ottima soluzione: prima governo io, poi governi tu. Alla concertazione tra partiti viene preferita la tranquillizzante contrapposizione dei poli. Opposti, si presume.

In teoria si dovrebbe guadagnare in stabilità: i governi durano di più e i programmi vengono portati avanti.

Per l’elettorato, si dovrebbero semplificare le cose: alla separazione netta tra i due schieramenti conseguono meno dubbi e una partecipazione alla vita politica più facile.

Il rischio di paralisi istituzionale, però, c’è sempre. Se i poli sono veramente opposti, quello che il primo legifera non dovrebbe andar bene al secondo. Non potendo costruire su fondamenta di cui non ci si fida, la soluzione è radere al suolo il lavoro fatto dalla precedente legislatura e rifare tutto secondo le proprie convinzioni. Si finirebbe per fare come Penelope con la tela, per citare Rutelli.

Cosa avviene però, nella pratica?

Succede che tra i poli non si distingue una netta linea di demarcazione. L’uno confluisce nell’altro e invece di sinistra e destra abbiamo centro-sinistra e centro-destra. L’identità dei poli viene quindi definita dalle formazioni politiche che si collocano agli estremi.

L’appiattimento sulle posizioni centrali è conseguenza anche della ricerca di consenso della maggior parte dell’elettorato, che spesso – erroneamente - viene definito “moderato”. Associarvi il termine “moderazione” infatti, implica un giudizio di carattere positivo che esclude automaticamente le altre formazioni politiche dallo stesso. Queste quindi, e l’elettorato che rappresentano, devono giustificare le proprie posizioni prima ancora di poter accedere alla dialettica politica.

Guardando da vicino questa fetta di elettorato sarebbe utile poter distinguere tra moderati e poco informati. Oppure tra moderati e disinteressati. E ancora, gli indecisi.

In un sistema bipolare il centro è costretto a dividersi tra i due raggruppamenti; un po’ di qui e un po’ di lì. Invece di eliminare la concertazione, quindi, ci si trova a doverla vivere sia in un polo che nell’altro, per poter mettere d’accordo il centro con l’estremo. Solo la presenza di un leader forte come Berlusconi può limitare l’utilizzo della stessa. Non annullarne il bisogno però, come dimostrano gli eventi politici successivi agli scarsi risultati elettorali delle Europee 2004.

Se ogni polo presenta un centro che poco si distingue dal suo corrispettivo nell’opposto raggruppamento, si può facilmente intuire come non si può arrivare alla Tela di Penolope che :

C’è in Italia una profonda stanchezza verso uno pseudo-riformismo degno di Penelope, fatto di leggi che riformano leggi che ne avevano riformate delle altre: una famiglia media, oggi, non viene a capo di come funzionerà la vita scolastica dei propri figli, inciampa nella tormentata attuazione della riforma dell´Università, soffre l´incertezza della precarietà del lavoro e la connessa assenza di sicurezze sociali, non ha capito se ci sarà un condono edilizio, non ha chiaro quando convenga andare in pensione, non sa neppure se i più giovani avranno una pensione decente. Un´impresa vede cambiare in continuazione le regole, gli incentivi, il fisco

Non ha tutti i torti il Presidente della Margherita. Si andrebbe a perdere il principale vantaggio del bipolarismo: la governabilità.

Cosa si dovrebbe fare quindi? Andare al governo una volta vinte le elezioni – se li si vince, ovvio – e lasciare intatto un impianto legislativo in cui non si crede e contro cui si è ferocemente – ferocemente? - combattuto dai banchi dell’opposizione nei cinque anni precedenti?

La situazione sarebbe questa se i poli fossero veramente contrapposti, se la linea di demarcazione fosse netta sul serio.

A Rutelli vanno bene le riforme messe in atto dal Polo: le sue posizioni sono più vicine a quelle di Forza Italia che di Rifondazione Comunista.

E in assenza di un leader forte e mass-mediaticamente carismatico – sui cui interessi fare quadrato – il bipolarismo aiuterebbe ben poco l’Ulivo che si troverebbe incapace di mantenere la stabilità di governo sballottato come sarà dall’impossibile concertazione tra sinistra radicale e centro.

Perchè poi diciamolo: il centro si sta spostando sempre più verso destra, ultimamente.

Ma se riuscisse a governare, l’Ulivo, sarebbe così diverso dal Polo? Riuscirebbe a rilanciare l’economia del Paese, ridurre le iniquità sociali, abbattere la disoccupazione, aumentare la qualità della vita?

Sono convinto di no, e non per semplice pessimismo.

La risposta è da ritrovare al di fuori dei confini nazionali.

(continua…)


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