Da un’ultimora sul corriere:
MOSCA – La Russia ha detto si’ al protocollo sull’ambiente di Kyoto. Secondo l’agenzia Interfax manca solo la ratifica del Parlamento di Mosca. (Agr)
Bella notizia vero? Se non fosse che la Russia è uno dei paesi “osservatori” al WTO, ci sta per entrare diciamo.
C’è un nesso? Oh, sì.
Aderire al WTO signfica impegnarsi a rendere compatibile la propria legislazione con i paletti fissati dai vari trattati inclusi nell’accordo. Tra questi c’è il TBT: Technical Barriers To Trade.
In sintesi: i paesi membri non possono imporre limiti al commercio basandosi su criteri che prendano in considerazione, per esempio, il modo con cui viene realizzato un prodotto. Come dire non puoi dirmi che per fare questo pezzo devo inquinare 30 e non 90: ciò mi rende meno competitivo. E’ una barriera tecnica ingiustificabile ai sensi del WTO“.
Attualmente le aziende non posso ancora denunciare i governi nazionali alle commissioni del WTO, occorre che lo faccia un altro Stato membro. Spesso capita che una lobby faccia pressioni al proprio governo affinchè minacci uno stato terzo di ricorrere al WTO. Frequentemente bastano le minacce: le sanzioni fissate dal WTO sono alte e costosissimi i processi.
Il Wto è vincolante. Kyoto no, o quanto meno non ha il potere di imporre pesanti sanzioni economiche ai paesi che lo disattendono…
Vi consiglio vivamente questo libro: “WTO: Tutto quello che non vi hanno mai detto sul commercio globale” di Michelle Sforza e Lori Wallach.
Risale al 2000 e traccia i primi cinque anni di attività dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.
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