Under Pressure

Periodo intenso, questo: la media di ore sonno/notte è scesa sotto le 5 nell’ultimo mese; ceno con il kebab perchè ho poco tempo per cucinare e la quantità di caffeina nel sangue ha superato quella dei globuli rossi. Inoltre la mia palestra mi ha mandato una lettera con cui chiedeva se fossi ancora in vita. Vorrei valesse la regola per cui "chi tace acconsente", ma ho come la sensazione che non sia il caso. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. In ufficio e a casa, ed entrambi richiedono straordinari.

Nel frattempo…

Mara -fresca di laurea- si è trasferita per sei mesi a Santo Domingo per insegnare l’italiano ai dominicani e ha aperto un blog.

Lo zioMasciu si è trasferito temporaneamente negli States e anche lui ha aperto un blog. Il 28 c.m. però parte per Shangai. Masciu viaggiatore! Torna presto che mi devi passare altre ricette :)!

Giusec ha raggiunto l’indipendenza da splinder e devo ammettere che ha fatto proprio un bel lavoretto. A volte mi chiedo come alcuni blogger possano essere così prolifici in quanto a post! Mi farò fare un corso…

L’Inter ha perso quella che Severgnini aveva battezzato come "imbattibilità tragica". In casa. Contro il Milan, nel derby. Giocando meglio dei rossoneri, che hanno segnato in maniera fortunosa.
Lasciamo, ehm, perdere.

Sul filobus che mi porta in ufficio sto finendo di leggere l’ultimo numero di Limes: "L’Agenda di Bush". Interessante ed illuminante come sempre.
A casa invece -mi sono imposto di separare le cose- mi dedico a "MindFucking", un libro di Stefano Re. Appena posso ne parlo che è interessante.
Ho visto il documentario "The Corporation" diretto da Mark Achbar e Jennifer Abbott. Diarionotturno ha letto il libro di Joel Bakan da cui è tratto, presto ne seguirò l’esempio. Parlerò anche di questo, prossimamente.

E’ scesa la neve su Milano e visto che era da un po’ che non imbraccavo la mia 5 mega pixel, me la sono portata dietro per fare qualche scatto. Piazza Napoli, parco. Alberi altissimi. Un tizio lascia il suo pastore tedesco scorrazzi sulla neve. Mi viene in mente una foto: il cane -lupo- preso da lontano mentre corre selvaggio tra gli alberi. Il "richiamo della foresta", l’avrei chiamata. Aziono il teleobiettivo, inquadro il cane, lo seguo. Sparisce dietro un tronco: lo aspetto dall’altra parte. Ecco, sono pronto a scattare. Click. Si era fermato, il lupo. In posizione inequivocabile. Altro che richiamo della foresta… bah.

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