Domenica ho incrociato il gazebo dell’AISM: una pianta di gardenia per raccogliere fondi per vincere la sclerosi multipla. Non l’ho comprata, no. Ho fatto un pensiero di quelli da umorismo macabro: “Sì, ora strumentalizziamo pure la festa delle donne, bravi! Che poi lo so come vanno a finire ste raccolte di fondi. Scommettiamo che adesso mi curate pure gli uomini, con ’sti soldi? Tutte uguali queste associazioni!”
Insomma, uno di quei pensieri che ti viene voglia di scusarti con chiunque sia affetto da quella malattia o ne viva da vicino le conseguenze.
L’idea dell’8 marzo come mera occasione commerciale però mi è rimasta. Parlo delle mimose, vendute ai semafori e ad ogni angolo; dei locali che di sera si affollano di gruppi di signore e signorine agghindate a festa; delle iniziative commerciali volte a piazzare qualsiasi prodotto o semplicemente a valorizzare un marchio.
Vedo le mimose buttate in un angolo, a sera tarda, di un giallo un po’ più spento di quello che le caratterizzava la mattina. Vedo ragazze che si scambiano messaggi per organizzare la propria serata con le amiche, una cena che vede assolutamente esclusi i fidanzati, compagni, mariti. Vedo proprietari di esercizi pubblici sfregarsi le mani a fine serata, quando l’ultimo gruppo di donne avrà imboccato la strada di casa. Vedo uomini che mandano messaggi e si affannano a dire “Auguri” a tutte le donne con cui hanno a che fare, dalla mamma alla collega.
Vedo questo e penso: fanculo, cazzo festeggiate? (i miei pensieri sono molto coloriti)
Il fatto che l’operatore di (video)fonia mobile Tre, decida per l’occasione di regalare alle proprie abbonate il video di Costantino Avigliano impegnato in uno strip-tease, non fa che aumentare la mia indifferenza. Sì perché non è fastidio: tutte le feste che hanno (o hanno preso) una valenza puramente commerciale non fanno leva su nessuno dei miei bisogni primordiali. Non compro, avete capito?
Detto questo, potrei continuare con la mia routine quotidiana: lavoro-lavoro-lavoro.
Se non che, la mia attenzione viene rapita da una notizia che viene dalla Turchia:
«Almeno questa volta non ci hanno aizzato contro i cani, se li sono tenuti al guinzaglio. Ma per il resto la violenza della polizia è stata terribile: gas urticanti sparati in faccia, manganellate, botte e calci in bocca. E tutto contro una manifestazione pacifica per la Festa della donna» racconta al Corriere Lerzan Tascier, capo dell´associazione turca per i diritti umani Ihd, testimone di quanto è successo domenica a mezzogiorno in pieno centro di Istanbul.
Già, la festa della donna ha perso il suo significato nelle pseudo-democrazie occidentali, dove alle donne è -almeno a livello nominale- concesso il pari trattamento con gli uomini. Nella maggior parte del mondo però i diritti delle persone non sono tutelati e per le donne le condizioni sono ancora peggiori, come sempre, dappertutto.
Ah, la festa della donna si chiama in realtà “Giornata internazionale delle donne”.
Quest’anno le Nazioni Unite hanno voluto dedicare questa giornata a “Parità dei sessi: costruire un futuro più sicuro”.
Auguri.
0 Responses to “8 Marzo”