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La conduttrice ha i capelli corti di un biondo acceso che si fa ancora più intenso sotto la luce dei riflettori. Ha una cartelletta in mano. Dietro di lei il pubblico è in penombra, ma se ne intuisce la presenza.
«Quella che vi racconteremo stasera è la drammatica storia di Mario. Dopo la pubblicità. Rimanete con noi…»
La telecamera inquadra un uomo sui quarant’anni, i capelli scuri spolverati di grigio e lo sguardo velato di tristezza.
«E’ una storia cominciata cinque anni fa.» ricomincia la conduttrice «Più precisamente nel maggio 2005, durante una grande campagna referendaria che riguardava la legge sulla procreazione assistita: la famigerata legge 40. »
Legge dalla cartelletta e sposta di tanto intanto lo sguardo verso l’obiettivo. Macina le frasi velocemente, riducendo al minimo le pausa tra l’una e l’altra.
«Cosa c’entra Mario con il referendum? Mario faceva parte del fronte dell’astensione, quello che poi ha vinto. Nel 2005 era iscritto ad Alleanza Nazionale e partecipò a molte conferenze per illustrare le sue ragioni. Pubblicò articoli su quotidiani a tiratura nazionale e attraverso questi pensa – ragionevolmente - di aver convinto molte persone ad astenersi.
Come sicuramente saprete, cinque anni fa, il referendum non raggiunse il quorum. Cosa vuol dire? Vuol dire che per essere valido avrebbero dovuto votare il cinquanta percento più uno degli aventi diritto, ma ciò non avvenne.»

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