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La conduttrice ha i capelli corti di un biondo acceso che si fa ancora più intenso sotto la luce dei riflettori. Ha una cartelletta in mano. Dietro di lei il pubblico è in penombra, ma se ne intuisce la presenza.
«Quella che vi racconteremo stasera è la drammatica storia di Mario. Dopo la pubblicità. Rimanete con noi…»
La telecamera inquadra un uomo sui quarant’anni, i capelli scuri spolverati di grigio e lo sguardo velato di tristezza.
«E’ una storia cominciata cinque anni fa.» ricomincia la conduttrice «Più precisamente nel maggio 2005, durante una grande campagna referendaria che riguardava la legge sulla procreazione assistita: la famigerata legge 40. »
Legge dalla cartelletta e sposta di tanto intanto lo sguardo verso l’obiettivo. Macina le frasi velocemente, riducendo al minimo le pausa tra l’una e l’altra.
«Cosa c’entra Mario con il referendum? Mario faceva parte del fronte dell’astensione, quello che poi ha vinto. Nel 2005 era iscritto ad Alleanza Nazionale e partecipò a molte conferenze per illustrare le sue ragioni. Pubblicò articoli su quotidiani a tiratura nazionale e attraverso questi pensa – ragionevolmente - di aver convinto molte persone ad astenersi.
Come sicuramente saprete, cinque anni fa, il referendum non raggiunse il quorum. Cosa vuol dire? Vuol dire che per essere valido avrebbero dovuto votare il cinquanta percento più uno degli aventi diritto, ma ciò non avvenne.»
«Mario festeggia quindi la vittoria con i suoi compagni di partito e archiviata la faccenda procede con la sua attività politica su altri fronti.
Un anno dopo, ad una cena tra amici, Mario conosce Claudia. Tra loro è amore a prima vista.»
Mario sorride, sempre con lo sguardo basso. La telecamera indugia qualche secondo e in dissolvenza torna sulla conduttrice.
«Cominciano a frequentarsi e diventano presto inseparabili in mezzo allo stupore degli amici, che mai avrebbero pensato potessero andare d accordo.»
Mario annuisce.
«Dopo tre mesi, Mario e Claudia decidono di andare a vivere insieme e dopo altri sei annunciano il loro desiderio di sposarsi ad amici e parenti sempre più esterrefatti.
Il 10 maggio del 2007, esattamente un anno dopo il loro primo incontro, Mario e Claudia si uniscono in matrimonio. La loro vita continua felice e nulla fa pensare che non possa andare avanti a quel modo fino a che Claudia comunica a Mario un suo desiderio: vuole avere un bambino. Mario è entusiasta ma i loro primi tentativi non danno esiti.
Con il passare del tempo la maternità diventa per Claudia un’ossessione. Alle amiche racconta di avere la sensazione che il tempo le stia sfuggendo e comunica loro la la sua paura di perdere l’occasione.
Dopo aver tentato con i rimedi tradizionali, Mario e Claudia si affidano al dott. Serini, primario del Ospedale Bambin Gesù, di Roma.
Cominciano così una terapia di inseminazione artificiale. Claudia segue scrupolosamente le indicazioni del medico e tutto sembra andare per il meglio.
Le vengono impiantate tre cellule embrionali, il massimo previsto dalla legge e considerata la giovane età di Claudia non sono previste complicazioni di sorta.»
La telecamera inquadra l’uomo: la schiena curva e i gomiti puntati sulle ginocchia. Le mani aperte sul viso.
«Mario, tutto bene?»
Mario annuisce e si asciuga le lacrime con il dorso della mano. La conduttrice lascia passare qualche secondo, poi prosegue. Qualcuno nel pubblico tossisce.
«L’anno scorso Claudia mette al mondo il piccolo Mattia, un bambino all’apparenza sano di tre chili e seicentotrentagrammi. Dico bene Mario?»
Mario annuisce.
«Se la sente di continuare lei a raccontare? »
«All’apparenza sì, era sano.» comincia Mario «Poi facemmo alcuni esami e scoprimmo che era affetto dal Morbo di Hering.»
«Di cosa si tratta di preciso?»
«E’ una malattia ereditaria per cui non c’è ancora una cura. Agisce sui tessuti muscolari indebolendoli piano piano fino ad atrofizzarli. Il problema è che anche il cuore è un muscolo e una volta che la malattia si manifesta è solo questione di tempo: è destinato a fermarsi.»
«Diceva che è una malattia ereditaria. Vuoi dire che lei o Claudia ne siete portatori sani?»
«Claudia.» risponde Mario. La telecamera inquadra le mani chiuse a pugno: stringe da farsi diventare bianche le nocche.
«Claudia, già.» continua lui «Si sentiva colpevole anche di questo. La malattia si è manifestata quando Mattia aveva circa sei mesi e la situazione peggiorava velocemente. Soprattutto per Claudia: si sentiva colpevole.
Abbiamo consultato parecchi specialisti ma ci sentivamo dire che non c’era nulla da fare, per curare la sua malattia. C’erano macchinari che avrebbero potuto farlo vivere. Un bypass al cuore era una cosa fattibile. Ma…»
La voce di Mario di spegne, lo sguardo sempre più basso. La telecamera inquadra di nuovo la conduttrice con la cartelletta in mano. Non guarda più Mario, fissa l’obiettivo.
«Ma non avrebbero potuto vederlo camminare, crescere, correre. Forse non avrebbe mai imparato a parlare. E questo è un duro colpo per Mario e sua moglie Claudia.
Una sera Mario torna a casa e non sente piangere Mattia. Si accorge subito che c’è qualcosa che non va e si precipita in camera da letto. La trova deserta. Poi in cucina, anche qui niente. Infine in bagno. E nella foga della corsa, inciampa. Inciampa nel corpo di Claudia che è immerso in una pozza di sangue.
Si trova il viso a pochi centimetri da quello della moglie: è ancora viva. Lei gli sussurra: “mi dispiace”, poi più nulla.»
Primo piano di Mario. Immobile.
«Mario annaspa sul pavimento, le mani gli scivolano. Si alza a fatica aggrappandosi al bordo della vasca. E’ piena d’acqua. Dentro c’è Mattia, a testa in giù.»
Primo piano di Mario. Immobile. Una lacrima luccica veloce verso il mento, dove si spegne.
«Mario è venuto a raccontarci la sua storia, ma non solo. Dopo la pubblicità ne sapremo di più. A fra poco…»
Fai conoscere la storia di Mario

ciao aladin,bello il racconto ^__^
eh,stiamo proprio messi bene a cultura sisi!!
Bella storia.
Io ho una amica che ha un figlio di tre anni che quella malattia la ha veramente. Da tre anni è attaccata al letto giorno e notte attendendo la sua morte… La commissione etica ha già espresso il parere che siamo nella fase di accanimento teraputico.
La mia amica aveva fatto tutti gli esami possibili e immaginabili, nei centri più avanzati d’Italia per avere la certezza di un bambino sano, altrimenti avrebbe abortito. Ovviamente tutti con esito favorevole.
Tu pensi veramente che questo referendum risolva questi problemi? O favorirà solo medici, esami, esperti…. esborsi dei futuri genitori e incassi di medici e strutture?
I bambini che nascono con problemi sono circa il 3%; quelli che i problemi (gravi) li hanno al momento del parto sono un altro 3%. Questi ultimi come li trattiamo? Estendiamo la legge e li buttiamo via?
A volte certi racconti sono solo retorica…
@Valerio: il primo 3% lo riduciamo migliorando le tecniche di analisi dell’embrione.
Il secondo 3% lo abbattiamo investendo in qualità. Delle strutture, delle professionalità.
Ora prendi queste due percenutali che hai elencato. Immagina una legge che impedisce alla scienza di migliorare in una o entrambe le direzioni. In che direzione possono cambiare queste percentuali?
Non c’è progresso se imbavagli la scienza. E se neghi il progresso neghi un diritto a chi avrebbe potuto usfruirne.
Non ritengo che fermare la legge renda per magia i parti più sicuri e le risposte dei medici meno fallaci, ma almeno dà la possibilità di un miglioramento. Che solo con il tempo, come in tutti gli altri campi, può avvenire.