12 Giugno 2010 - La storia di Mario (#3)

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Comitato Scientifico Ricerca e Salute per il Sì«Rieccoci di nuovo.» il volto della conduttrice è in primo piano. «Prima della pubblicità stavamo per fare una domanda a Mario.» Sposta lo sguardo sulla cartelletta che ha in mano: «A proposito della selezione pre-impianto, chi era per il no o per l’astensione -come lei cinque anni fa - riteneva fosse immorale uccidere gli embrioni malati impedendo loro di nascere e vivere una vita, che se pur difficile, valeva la pena di essere vissuta. Lei ha cambiato idea su molte cose, anche su questa?»

«Sì, anche su questa. Vede… se lei chiedesse ad una persona con gravi malattie di origine genetica qualcosa come “la tua vita vale la pena di essere vissuta?”, a meno che non soffra di depressione o che non sia in un periodo di vero sconforto le direbbe sicuramente di Sì. Ed è ovvio; e bello che sia così.

Ogni persona si forma attraverso la propria esperienza e di certo dai periodi di sofferenza si esce arricchiti e cambiati, questo capita a tutti. Figurarsi nel caso di malattie che in modo così invasivo entrano nella vita delle persone, o addirittura si manifestano fin dall’inizio.
La sofferenza però non è un valore aggiunto. Non si vive per soffrire. Si vive cercando la serenità, l’equilibrio. Si aspira addirittura alla felicità. C’è chi l’ha pure scritto nella propria Costituzione, i nostri amici americani!

Provi a chiedere a questi malati qualcosa come “vorreste aver avuto una vita più facile?”. Provi a sentire cosa le rispondono.

La scienza, la politica, la società tutta si deve impegnare affinché le persone che si trovano a vivere loro malgrado queste malattie siano aiutate. Aiutate a guarire. Aiutate a vivere meglio. Aiutate a soffrire di meno. Aiutate a essere più libere. Libere di essere indipendenti. Liberi come gli altri.

Ho cambiato idea perché selezionare prima gli impianti sani significa impedire che un’altra persona debba soffrire, debba penare, debba nascere già condannata alla sofferenza. Non è un atto di egoismo della donna o della coppia per evitare di prendersi la responsabilità di un malato in più. E’ un atto d’amore. Per chi nasce. E vivrà.

La natura stessa elimina l’80% degli embrioni. Per gli stessi motivi. A volte fa errori, si sbaglia. Ma l’obiettivo ultimo della Natura stessa è l’equilibrio, non la malattia.»

«Grazie Mario.» La conduttrice si allontana di qualche passo.
La luce sull’uomo si affievolisce lentamente fino a racchiuderlo in un cono d’ombra. Ora è illuminata solo lei. Ha la cartelletta in mano e guarda fissa la telecamera che le si avvicina e restringe il campo fino ad ottenere un primo piano.

«Come ogni sabato sera vi abbiamo raccontato una storia che riteniamo importante. Cinque anni fa un referendum non ha raggiunto il quorum perché la Chiesa e molti politici si sono mobilitati per impedire agli italiani di esprimere la propria preferenza.

Un referendum importante, fondamentale. Per abrogare parti di una legge di cui paghiamo il prezzo ancora oggi, soprattutto noi donne.

Da quando nel 2006 il centro-destra perse le elezioni non si è più riusciti ad avere una legislatura lunga abbastanza da poter mettere mano a quella legge.

La legge 40, con le sue imperfezioni, contraddizioni, con i suoi mille vincoli e limiti è ancora attiva. Vorremmo che i politici prendessero in seria considerazione l’idea di mettere da parte – almeno una volta – i litigi, i balletti, le tattiche elettorali. Per il bene del Paese. Per i diritti dei cittadini.
Unitevi attorno ad un tavolo, correggete quella legge. Per favore.

A nome di tutte le donne e uomini che vogliono dare amore ma non possono. A nome di tutti i malati che vivono solo grazie alla speranza di poter guarire. A nome di chi ancora non sa di averne bisogno. A nome di tutti.

Come ogni sabato sera vi invitiamo a dirci come la pensate. Via fax, email, sms. Vi daremo ascolto e saremo il vostro megafono.
Domani, leggeremo in diretta i vostri commenti. Su questo stesso canale.

Buonanotte.

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