C’era sta cosa che gli scrittori facevano gli incontri nelle biblioteche e quello era l’ultimissimo incontro. Così giovedì sera siamo andati a sentire Montanari e Aldo Nove a Rho. Eravamo io, lo Stefano, l’Angela e poi anche l’Alcìde.
Ci siamo visti a Bisceglie per andare in macchina e da lì per andare a Rho basta che vai dritto e sei subito in tangenziale e la prima uscita è Rho. Io la sapevo così la strada ma l’Angela diceva che pure lei la sapeva e così siamo passati dai paesini e alla fine quando siamo arrivati in tangenziale, la prima uscita… era bisceglie!
Poi una volta a rho abbiamo chiamato Leo per farci dire dov’era la biblioteca e lui ci ha detto che avremmo trovato un cartello ma in mezzo a tutti gli altri noi non l’abbiamo trovato. Così abbiamo chiesto ad un signore:
-Scusi, dove troviamo un cartello con scritto biblioteca?
-Sempre dritto – fa lui scocciato. E in effetti aveva ragione: dopo un po’ il cartello “biblioteca comunale” è apparso sul ciglio della strada ma proprio a 100 metri c’era la biblioteca e un po’ ce lo siamo chiesti a cosa servisse, quel cartello.
Leo presentava la serata e ha passato subito il microfono ad Aldo Nove, che però non si chiama così per davvero. Raul si è confuso e l’ha chiamato con il suo nome vero che però io non trascrivo perchè mi sembra che aldo-nove-che-non-si-chiama-aldo-nove ci tiene in modo particolare.
Aldo è un po’ timido e infatti si nascondeva dietro agli occhiali e ad un mare di capelli e come se non bastasse metteva il microfono davanti alla faccia e guardava sempre in basso, anche quando non leggeva nulla.
Raul invece aveva i capelli cortissimi e indossava una maglietta nera attillata, di quelle a maniche corte con dei bicipiti enormi in evidenza. Che se ti dicevano che quello faceva lo scrittore tu non ci credevi e magari pensavi che forse ti prendevano in giro e che lui era il buttafuori della biblioteca. Raul non era affatto timido, infatti impugnava il microfono come una rockstar, si alzava in piedi e se lo guardavi negli occhi sembrava che anche lui ti guardava negli occhi. Sembrava che guardava tutti negli occhi, Raul. Tutti contemporaneamente.
Aldo Nove che non si chiama Aldo Nove ci ha parlato delle sue interviste alla gente normale che non arriva a fine mese. Dice che ha smesso di inventare le storie perché secondo lui è il momento di “riferire le cose reali” e che però un sacco di gente l’ha criticato perché loro vogliono continuare a inventare e a me dispiaceva perchè in effetti lui non è che aveva detto che anche gli altri dovevano smettere di inventare. Insomma, erano fatti suoi no?
E poi è stato bello sentire di quella laureata che prendeva 250 euro al mese - che secondo me non ci compri tante cose - oppure anche dei pastori sardi precari che ora sono costretti a vendere il latte di capra a 48 centesimi anziché a 1700 lire. E io mi immaginavo le capre a progetto che se non facevano il doppio del latte venivano licenziate.
Poi Raul ha preso il microfono in mano, come una vera rockstar, ma invece di gridare frasi in inglese ha detto una cosa bellissima sulla differenza tra scrittori e narratori.
Diceva che gli scrittori usano la storia per raccontare una lingua mentre i narratori usano una lingua per narrare una storia.
Che se ti fermi a pensare un solo istante a questa cosa ti sembra ancora più bella. Diceva che lui – Raul – è un narratore e Aldo Nove uno scrittore, anzi di più: uno scrittore classico. Perché come con Kafka se leggevi due righe di Aldo Nove eri già nel suo mondo, fatto di parole che ti avvolgono e di suoni che ti coccolano. Mentre per entrare nel mondo di Montanari dovevi leggerti almeno una pagina, se non un capitolo.
E se ci penso, a questa cosa degli scrittori e dei narratori, la trovo splendida. Splendida e vera.
Poi Aldo ci ha raccontato di come da piccolo scriveva le poesie per vincere la timidezza con le bambine che gli piacevano e loro gliene chiedevano delle altre, così quando ha finite le sue ha copiato quelle di Montale. E le bambine gli facevano i complimenti dicendogli che scriveva difficile ma che erano belle.
Dopo il microfono è passato ancora a Raul che ci ha letto un pezzo del suo ultimo romanzo che si chiama “La verità bugiarda”, anche se non capisco come possa la verità dire le bugie.
Il pezzo che ci ha letto parlava di un uomo nascosto in un cespuglio che ammazzava una donna che passava di lì. E poi c’era Dio che guardava dall’alto.
E un po’ raccontava quello che pensava la donna e un po’ quello che vedeva Dio e anche quello che provava l’assassino.
E Dio si era sporto appoggiando il mento sul palmo della mano, puntando il gomito come per vedere meglio. E la gente della biblioteca continuava a guardare Raul negli occhi ed evitava di guardare in alto perchè secondo me aveva paura di vedere Dio con il mento sul palmo della mano. Avevano paura che la biblioteca diventasse all’improvviso un posto buio con uno strano assassino e una donna che mentre moriva pensava che non sarebbe morta. Così guardavano Raul neglio occhi. Perchè avevano paura.
E’ stata una bella serata. Alla fine un vecchio professore che era nel pubblico ha detto che si era divertito molto e che gli piaceva come i giovani scrittori parlavano in modo diretto del sesso. Infatti Raul aveva letto un brano in cui il protagonista del suo romanzo si faceva una sega pensando ad un sacco di donne. E anche Aldo ha letto una poesia in cui lui e un suo amico avevano rubato “Anal Sex” in edicola. Io però non l’ho capito perché si era stupito, quel professore.
Comunque alla fine Raul e Aldo Nove hanno firmato gli autografi e Aldo si è firmato Aldo9 con il numero alla fine.
Resoconto dell’incontro con Raul Montanari e Aldo Nove il 19/05/2005, Rho
Iniziativa: “Sguardo sulla Metropoli: la narrativa sociale nei nuovi scrittori italiani”
Grandissimo Aladin!!! :))
non so perchè ma questo post me lo immagino scritto sulla metà sinistra di un foglio di protocollo. :)
questo post è fighissimo!
grande davvero!
Angela
proprio così andò.