Londra, sette sette duemilaecinque. Bombe in metropolitana e bombe sugli autobus. Quattro kamikaze si fanno esplodere in mezzo alla folla e uccidono decine di persone.
Potrebbe succedere anche in Italia, dicono. Roma, Milano, il Vaticano. Ognuno fa le sue congetture guardando inorridito e sgomento le foto della tragedia londinese. Le foto dei feriti, del pulman divelto dalla deflagrazione e dei primi - ordinati - soccorsi riempiono le pagine dei giornali, i siti internet e i servizi dei telegiornali.
Qualcuno vuole leggi speciali. Calderoli chiede la castrazione chimica dei kamikaze, poi si accorge che con quella sparata era già finito in prima pagina e fa finta di nulla. La Francia intanto sospende temporaneamente l’accordo di Schegen chiudendo le frontiere e la Spagna pare voglia seguirne l’esempio. Alle 13 di oggi invece ci saranno 2 minuti di silenzio in tutta l’Unione Europea. In onore delle vittime.
Mentre il circo dell’emozione di massa e della politica emotiva procede, in molti si chiedono se gli attentati di Londra siano da classificare come atti terroristici o semplici atti di guerra. Perché - in effetti - distinguere tra i civili afghani uccisi durante una festa di matrimonio da una bomba sganciata da un caccia americano e una pendolare inglese che si reca in ufficio nella city usando i mezzi pubblici? Entrambi inermi, innocenti e senza responsabilità alcuna per qualsivoglia misfatto geopolitico.
Perché in Iraq sono danni collaterali - vogliate scusarci ma abbiamo fatto un errore - mentre nel Regno Unito o a Madrid sono orribili attentati terroristici? Questo ci si chiede.
Come direbbe Quelo: la domanda è malposta (forse volevi chiedere: Maestro, che ore sono?).

Io la vedo così: a Londra non c’è stato nulla che possa essere considerato “guerra”. Già già, è stato terrorismo puro e crudo.
terrorismo: metodo di lotta politica utilizzato da gruppi rivoluzionari o sovversivi che, considerando impossibile conseguire con mezzi legali i propri fini, tentano di destabilizzare o rovesciare l’assetto politico–sociale esistente con atti di violenza organizzata: t. di destra, di sinistra, t. islamico, t. basco, sconfiggere il t. internazionale
E così a Madrid, l’11 marzo del 2004. E l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.
Però nemmeno così è giusto, non trovate? Perchè quattro kamikaze che si fanno esplodere in mezzo alla folla sacrificando la propria vita sono dei terroristi e dei capi di Stato che ordinano invasioni che mettono in ginocchio interi paesi sono dei rispettabili individui democraticamente eletti?
guerra: conflitto fra stati, nazioni, popoli condotto con l’impiego di mezzi militari: è scoppiata la g., essere in g., dichiarare, muovere g. a qcn., fare la g., vincere, perdere la g., g. atomica, nucleare, g. terrestre, navale, aerea
In guerra e in amore non ci sono regole, dice un proverbio. Sbaglia.
Pensateci: se in guerra non ci fossero regole, allora un kamikaze che si fa esplodere in pieno centro a Londra sarebbe un comprensibile prezzo da pagare. Giusto?
Le regole invece ci sono e tutti si aspettano che il nemico le rispetti. C’è una sorta di etichetta della guerra che dice che ci sono modi accettabili di ammazzare l’avversario e altri disonorevoli.
Se un pellerossa salta addosso al cow-boy e lo finisce rubandogli lo scalpo è un barbaro incivile. Se invece il cow-boy appostato a debita distanza massacra gli indiani a colpi di fucile senza sporcarsi le mani, niente da dire.
Così, a qualche secolo di distanza dal massacro dei nativi americani, se getti bombe a grappolo su interi centri abitati di un paese lontano facendo uso di un oggetti volanti molto costosi, sei OK. Se invece l’oggetto volante non te lo puoi permettere e ti fai esplodere in mezzo alla folla ponendo fine alla tua stessa vita, allora sei una bestia.
Nel tentativo di porre dei limiti alla brutalità dei conflitti si è arrivati a definire delle regole condivise.
Le Convenzioni di Ginevra consistono in una serie di trattati formulati a Ginevra, in Svizzera, che hanno segnato uno standard di diritto internazionale. Le convenzioni furono il risultato dello sforzo di Henri Dunant, motivato dagli orrori di guerra da lui osservati durante la Battaglia di Solferino.
[…]Le convenzioni sono le seguenti:
- Prima Convenzione di Ginevra (1864): trattamento delle vittime delle battaglie
- Seconda Convenzione di Ginevra (1906): estende i principi della prima convenzione anche alle guerre condotte per mare
- Terza Convenzione di Ginevra (1929): trattamento dei prigionieri di guerra.
- Quarta Convenzione di Ginevra (1949): trattamento dei civili durante la guerra
Queste regole sono ormai diventate bagaglio culturale comune. Forse in amore non ci sono regole, ma in guerra.. oh, in guerra ce ne sono eccome. E’ pieno di regole.
Dicevo: la domanda è malposta. Anziché chiedere se gli attentati londinesi siano atti di terrorismo o di guerra, sposterei i riflettori su ciò che fanno gli Stati sovrani con i loro eserciti regolari e le varie agenzie di intelligence.
Allora mi vengono in mente delle cose:
- Guantanamo: uno stato sovrano che aderisce alle convenzioni di ginevra trova il modo per trattenere centinaia di persone ritenute pericolose cancellandole completamente i diritti dopo averle rapite da quello che veniva definito un teatro di guerra.
Non sono prigionieri di guerra. Non sono criminali comuni. Non sono tutelati da nessuna legge. E infatti vengono continuamente torturati. Clap clap.
Abu Gharib: soldati di un paese che aderisce alle convenzioni di ginevra, di stanza in un paese lontano torturano e seviziano dei prigionieri in un carcere. Scattano loro fotografie esibendoli come trofei. - uranio impoverito: in recenti conflitti è stato fatto uso di munizioni contententi uranio impoverito, materiale che ha tra i suoi vari effetti quello di causare tumori di ogni genere (ai polmoni, al cervello, alla pelle, ai bronchi, alla vescica, allo stomaco, al seno), leucemia, abbattimento permanente di tutte le difese immunitarie. Oltre a contaminare per milioni di anni la terra, l’acqua, l’intero ambiente naturale dell’uomo. In questo caso credo si debba tirare in ballo il trattato contro la profilerazione di armi chimiche.
- rapimenti in altri stati sovrani: stati il cui impianto legisltivo è troppo garantista effettuano rapimenti di personaggi scomodi e li trasferiscono in paesi in cui la tortura non è vietata, salvo poi pretendere che “esportare la democrazia” sia una scusa plausibile per invadere un paese.
E’ sempre guerra, quella di questi paesi?
Se si condivide il detto sopracitato, allora, non ci si indigni per le bombe londinesi. Se invece si ritene che le regole, seppur in guerra, debbano essere rispettate ci si indigni anche per le bombe londinesi.
Perché in questo caso, si tratterebbe di terrorismo contro terrorismo. Né più. Né meno.
ci ho pensato molto, sai, dopo la discussione dell’altra sera. In effetti ora tendo a dar ragione a te e a fraps. Perché pur essendo persuasa che nei secoli si stabiliscano delle ritualità che tendono ad assurgere allo status di regole anche per la guerra, mi rendo conto che a farmi considerare diversa una bomba gettata da un aereo militare e una bomba messa in metropolitana forse è solo una questione di abitudine. Continuo a provare un orrore viscerale che mi porta a non riuscire a giustificare mai un atto di terrorismo, ma forse va considerato tale solo un atto che venga usato come strumento di lotta politica, per far prevalere un’idea o una fazione. Quando una bomba è gettata per convincere uno stato a desistere da un fronte di battaglia, in effetti non è che sia molto diverso se venga gettata da un aereo come fu quando si rasero al suolo Berlino o Hiroshima (tanto per fare due esempi) e quando venga fatta esplodere da Kamikaze. Forse il problema è sempre il solito, che non riusciamo a percepire realmente di essere in guerra. Mah, ho solo dubbi, in realtà
aaaaargh!!!
mannaggia a sto venerdì!!!
volevo fare un commento fuori luogo.
buongiorno!