Sono nato due anni dopo la sua morte.
Non ho mai visto un suo film.
Non ho mai letto una sua poesia e in ogni caso, di poesia, non ho mai capito nulla.
Non ho mai letto un suo libro.
Ma.
Ho visto di recente una la puntata di Blu Notte di Lucarelli, Morte di un Poeta.
Ma.
Ho letto il suo famoso editoriale del 1974, Cos’è questo golpe? Io so.
E.
Mi ha toccato in modo particolare, forte.
[...] Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà , la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere.
[...]
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità , prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità : cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
[...]
Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Non posso non sentire la mancanza di una voce come la sua.
Per questo ho rilanciato subito la proposta di Arsenio: il flash-political-poetry-mob in OGNI piazza d’italia .
I Pazziati ci saranno. Io con loro.
10/29/2005 20:28
in italia, milano and segnalazioni.
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Una ventina di giorni fa, a Milano, c’è stata quella grande esercitazione anti-terrorismo che ha visto impegnati, tra gli altri, molte finte vittime truccate a dovere. Dovevano sembrare a tutti gli effetti dei feriti, così apparivano con macchie rosso-sangue, o con con polvere grigio-calcinaccio.
Non sono contrario all’esercitazione in sé. Ritengo che sia molto più realistico per le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e per chi si occupa di assistenza ai feriti sperimentare in un ambiente verosimile piuttosto che in un grande capannone e fargli immaginare che sia la metropolitana. Le scale, le superfici, le distanze, i materiali e l’illuminazione… tutto avrebbe potuto essere ricostruito, certo. Ma l’efficacia dell’esercitazione non sarebbe stata il massimo.
C’è anche da dire che se non avessero fatta l’esercitazione e poi fosse capitato un attentato terroristico, non sarebbe state poche le voci che si sarebbero alzate a chiedere la testa dei responsabili di una mancata preparazione. Questo, per onestà , occorre dirlo.
La prima cosa che ho pensato quando ho saputo dell’esercitazione: cavolo, se uno volesse fare un attentato… quale momento migliore? Quale luogo migliore? I feriti veri che si confondono con i feriti truccati. Uomini e donne che scappano presi dal panico e i pompieri che pensano “Aho’ quanto recitano bene questi”. Oppure: fare l’attentato proprio dall’altra parte della città , con tutte le forze dell’ordine impegnate e concentrate in un punto solo.
E fin qui la critica o il lato ironico della vicenda. Niente di originale, diciamo. Passiamo alla preoccupazione, quella seria.
Continue reading ‘Paranoie #1 – fiction e terrorismo’
10/12/2005 14:32
in italia and mondo.
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Non è che uno scrive un post al mese e in un giorno te ne tira fuori quattro o cinque, no? Ecco, quindi faccio un polpettone e li condenso qui.
10/11/2005 16:52
in milano and segnalazioni.
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10/10/2005 15:25
in segnalazioni.
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Maometto. E’ l’italianizzazione di “Mohammad” che è il nome del(l’ultimo) Profeta, nell’Islam. Mohammad è anche uno dei nomi più diffusi tra i musulmani, soprattutto nel mondo arabo. Attualmente, sui passaporti, il nome viene italianizzato in “Mohamed”.
Mohamed era anche il nome degli attentatori che l’11 settembre 2001 fece schiantare un aereo sulle Twin Towers, a New York: Mohamed Atta.
L’indomani dell’attentato, molti arabi americani decisero di cambiare il loro nome per paura di rappresaglie, per prendere le distanze o semplicemente per uno schock culturale che ne ha scosso l’identità .
Quindici o vent’anni fa, in italia, i pizzaioli egiziani che si chiamavano Mohammad – già italianizzato in Mohamed sui documenti – storpiarono il loro nome ulteriormente e si trasformarono in tanti Mimmo. Mimmo era anche il nome di due miei vicini di casa calabresi: per uno era il diminutivo di Domenico, per l’altro era il nome di battesimo.
In una pizzeria dove spesso vado a pranzo c’è un cameriere cinese. Tutti lo chiamano per nome, i colleghi che vogliono richiamare la sua attenzione su un tavolo, i clienti, ormai fissi. Lo chiamano alzando il braccio con l’indice teso verso l’alto e dicono: Giancarlo!
A parte l’ironia, che vuole proprio nel nome scelto una consonante difficile (per lui) da pronunciare…
A parte questo, dicevo, trovo di una tristezza infinita la tendenza di alcuni stranieri a cambiare il proprio nome per facilitare l’altro nella pronuncia. Perché di questo si tratta, un favore che fanno ai clienti per evitargli di fare fatica. Dal punto di vista del marketing è inoppugnabile: abbatti le barriere che impediscono lo sviluppo di un rapporto amicale e ottieni un cliente più fedele.
Ma in un esercizio pubblico, come può esserlo una pizzeria, che bisogno c’è di chiamare il cameriere per nome? Non basta un semplice “Scusi” ( e se si vuole essere informali, un semplice “Scusa”), sempre con il braccio alzato e l’indice teso verso l’alto?
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10/9/2005 11:30
in italia.
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MARATONA LETTERARIA
Parole e note al crocevia della contemporaneitÃ
Contaminazioni linguistiche a confronto: una giornata di incontri, reading e set acustici in compagnia di musicisti e scrittori che condividono l’esigenza di esplorare l’immaginario sociale e culturale dell’epoca contemporanea.
Contaminazioni con musicisti come Articolo 31, Mauro Pagani, Boosta, Zamboni (CSI -CCCP), Morgan e scrittori come Biondillo, Genna, Philopat, Scarpa, Ragagnin, Montanari, Doninelli.
Sabato 15 ottobre 2005 dalle ore 12 alle 24
Milano – Palazzo Sormani – Sala Grechetto (via Francesco Sforza, 7)
Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti
10/9/2005 11:27
in milano and segnalazioni.
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