Una ventina di giorni fa, a Milano, c’è stata quella grande esercitazione anti-terrorismo che ha visto impegnati, tra gli altri, molte finte vittime truccate a dovere. Dovevano sembrare a tutti gli effetti dei feriti, così apparivano con macchie rosso-sangue, o con con polvere grigio-calcinaccio.
Non sono contrario all’esercitazione in sé. Ritengo che sia molto più realistico per le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e per chi si occupa di assistenza ai feriti sperimentare in un ambiente verosimile piuttosto che in un grande capannone e fargli immaginare che sia la metropolitana. Le scale, le superfici, le distanze, i materiali e l’illuminazione… tutto avrebbe potuto essere ricostruito, certo. Ma l’efficacia dell’esercitazione non sarebbe stata il massimo.
C’è anche da dire che se non avessero fatta l’esercitazione e poi fosse capitato un attentato terroristico, non sarebbe state poche le voci che si sarebbero alzate a chiedere la testa dei responsabili di una mancata preparazione. Questo, per onestà , occorre dirlo.
La prima cosa che ho pensato quando ho saputo dell’esercitazione: cavolo, se uno volesse fare un attentato… quale momento migliore? Quale luogo migliore? I feriti veri che si confondono con i feriti truccati. Uomini e donne che scappano presi dal panico e i pompieri che pensano “Aho’ quanto recitano bene questi”. Oppure: fare l’attentato proprio dall’altra parte della città , con tutte le forze dell’ordine impegnate e concentrate in un punto solo.
E fin qui la critica o il lato ironico della vicenda. Niente di originale, diciamo. Passiamo alla preoccupazione, quella seria.
Se non avessero annunciato l’esercitazione con qualche giorno di anticipo, guardando solo le immagini alla televisione, non si sarebbe potuto dire se fosse fiction o realtà . C’erano le immagini al TG, i feriti e i calcinacci, le macchie di sangue e le ambulanze. Certo, c’era anche quella signora sulla cinquantina che mentre viene accompagna da un vigile del fuoco sorride, con tutta la polvere grigia sullato sinistro della giacca. Che poi me la sono immaginata quella scena in un attentato vero, con la signora che strilla e urla presa dal panico, un peso morto di ottanta chili tra le braccia del vigile, che suda come un matto per tenerla ferma, per rassicurarla. Ma una simulazione mica può prevedere tutto. Cominciamo con la versione “feriti in fila indiana” senza crisi di nervi. Poi magari, un’altra volta si cresce di livello.
C’erano quelle immagini – dicevo – così verosimili. Che se non fosse per le parole del giornalista che illustra il servizio, uno mica ci penserebbe che è una simulazione. Che se al posto di quella rassicurante cronaca ci fosse stato un sincopato racconto di come i terroristi aveno colpito il cuore di Milano, fatto esplodere bombe, ucciso pendolari, straziato donne-vecchi-bambini con le schegge degli ordigni. Che se al posto della cinquantenne sorridente, il montaggio avesse messo le immagini di una macchina con i finestrini rotti… Se ci fosse stato tutto questo, al posto di quello, come avremmo potuto sapere la verità ?
Certo, in un luogo pubblico così affollato, sarebbe altamente improbabile (non dico impossibile per ovvi motivi, nel Paese dei segreti di Stato), nascondere la verità a lungo. I miei sono solo dubbi su quello che sarà possibile fare nel futuro.
In un mondo in cui ormai la Verità è vergata dai servizi televisi e in cui se ripeti una cosa abbastanza a lungo finisce con il diventare vera (se poi la ripeti in tv, diventa vera più rapidamente), quella che è stata oggi una simulazione terroristica con le comparse truccate, domani potrà essere un attacco terroristico – finto – realizzato per scopi strategici.
Non sarà più necessario un casus belli vero e proprio, perché il nemico – a differenza del passato- sarà all’interno delle proprio frontiere: il popolo, i cittadini. Non sarà più necessario avere abbattute le Twin Towers per poter promulgare leggi come il Patrioct Act e altre atte a limitare i diritti dei cittadini. Non sara più necessario avere nemici reali, per poter aumentare i bilanci dell’esercito e dichiarare guerre per avere pozzi di petrolio in più.
Basterà una buona casa di produzione, dei bravi attori -magari della scuola Stanislavsky- e qualche stuntman, un buon montatore e – ovviamente – il controllo della maggior parte delle reti televisive e fonti di informazioni del paese.
5 Responses to “Paranoie #1 – fiction e terrorismo”