Viva Zapatero, di Sabina Guzzanti. Per un motivo o per un altro non sono riuscito a trovare qualcuno che 1) volesse vederlo e 2) non l’avesse già fatto. Così, per evitare che mi sparisse dalla programmazione delle sale, venerdì sera ci sono andato da solo, dopo il lavoro.
Solo due cinema lo davano ancora. Uno era l’Anteo.
25 anni di cinema indipendente, c’è scritto sul biglietto. Pago, entro e arrivato nella sala consulto il pezzo di carta che ho tra le mani alla ricerca di fila e posto. Ma non è un multisala, accesso libero. Entri, ti guardi attorno e scegli il posto. E se sei in gruppo puoi anche stare lì qualche minuto in piedi, alla ricerca di un’isola di poltrone libere. Ne trovo subito una, io che sono solo. E mentre aspetto mi guardo in giro.
Penso che ’sta cosa dei posti non numerati non mi piace. Poco funzionale. E poiché sono da solo e non mi posso distrarre in chiacchiere, continuo a osservare.
Più avanti, verso il centro della sala, c’è un cappotto appoggiato sul sedile di fronte. Da una borsa spunta fuori un libro, una pinna di squalo. Sullo sfondo rosso, il nome dell’autore è scritto in bianco: Noam Chomsky. Ed è come stare tra amici, mi rilasso.
Una coppia elengante, si ferma di fianco a me. Lei chiede “dove sono i nostri posti?”. Lui allampanto e un po’ snob dice : “E’ free“.
Va bene, penso, proprio fra amici amici no. Un paio di file davanti a me, una coppia si bacia teneramente. Lui ha i capelli bianchi e la barba pure. Lei ha i capelli tinti. Arriva un gruppo di quattro giovani. Sostano per qualche minuto nel corridoio e dato che la sala ormai è quasi piena, diventa difficile trovare tutti quesi posti. Stanno lì e cercano con lo sguardo. Poi una di loro si avvicina alla coppia e chiede: “potete scalare di un posto?”. I due dicono “certo!”, si alzano e slittano di uno. E in un multisala, questo, mica succede. La gente non ha nessun motivo per parlarsi. Sì, giusto quando ti siedi al posto sbagliato, per dire.
Non so, tutto sommato, i posti non numerati hanno un che di positivo.
E ora, il film. In sala ho sentito parecchie risate e alla fine, mentre scorrevano i titoli di coda, è esploso un applauso spontaneo.
Io ho riso poco, ma un motivo c’è.
Avevo visto la prima e unica puntata di Raiot andata in onda in tv, quella che poi ha scatenato una ridda di polemiche e con dei pretesti sono riusciti a chiudere il programma.
Avevo visto la seconda puntata di Raiot, quella organizzata a tempo di record in teatro e a cui hanno partecipato numerose personalità dello spettacolo, della satira e della cultura.
Avevo letto Regime di Marco Travaglio e Peter Gomez, un libro che ripercorre i vari casi di censura messi in atto in tempi recenti a tutto vantaggio di Berlusconi e del centro-destra.
Avevo visto anche lo spettacolo teatrale che la Guzzanti aveva messo in piedi dopo essere stata bandita dalla tv: Reperto Raiot.
Insomma, avevo già riso.
E così come mi era capitato guardando e leggendo Michael Moore, non c’era più nulla di nuovo di cui scandalizzarmi o che non sapessi già.
Ma è bello che ci sia “Viva Zapatero”. Che tra l’altro - Zapatero - viene citato in unico passaggio in tutto il documentario-satirico: quando si dice che appena è salito al governo ha firmato una legge che impedisce al capo del governo di nominare i vertici della tv pubblica. Mica poco.
Dicevo, è bello che quei contenuti siano arrivati nelle sale, dopo aver solcato i palchi dei teatri. Perché c’è sempre qualcuno che ride e che non ha mai sentito quelle battute. E soprattutto, c’è ancora un sacco di gente che non sa. Che vorrebbe sapere. E’ che la gente è pigra, e ha tutto il diritto di esserlo, penso io.
aladin, perdona un piccolo sfogo ignorante, sicuramente non sarete d’accordo …
MA …Questo è il post di una ragazza non impegnata politicamente che vede un po’ di TV e ascolta quello che capita… posso ?
un amico ieri mi ha detto: “sono infastidito da come si utilizzi il fascino/gli spettacoli della TV nella politica, citiamone uno per tutti ma non il solo, Celentano. La politica dovrebbe essere sempre legata ad una ideologia, e non banalmente legata alla simpatia verso un premier o un’altro, alla comicità o al fascino personale. la politica deve essere il frutto di una sola parte del corpo: la ragione. non ci devono essere coinvolgimenti emotivi per ingannare le nostre sensazioni e usare meno la mente”
ho sentito dire in TV che i fatti riportati da RAIOT di Sabina Guzzanti (per dirne una) non erano satira, ma manipolazione di informazioni e fatti che non sono assolutamente legati alla realtà, tanto che si chiama DIFFAMAZIONE e non SATIRA. hanno fatto vedere filmati, hanno fatto esempi. l’hanno screditata come hanno screditato Santoro ecc.
Ho dentito dire che si parla sempre di quello che di male ha fatto questo governo e mai di quello che ha fatto di bene, l’ho sentito dire da alcuni miei amici, stanchi di una sinistra che sa fare solo OPPOSIZIONE nel senso più banale del termine. sa solo dar addosso alla destra.
qualcosa di buono, banalmente, la destra l’ha fatta per me.
vedi la riforma dell’università.
questa è una cosa che mi tocca da vicino.
posso con 270 euro recuperare gli esami che ho fatto 8 anni fa, senza dover ripagare le tasse degli anni in mezzo (sarebbero stati più di 10 milioni in lire), posso iscrivermi part-time pagando meno, e per il fatto che lavoro ho molti crediti formativi come BONUS.
tutta questa spicciolata di pezzetti di pensieri e informazioni per dire solo una cosa: basta con racconti di PARTE.
è utopistico lo so, ma sono stufa di sentire sempre almeno 2 versioni su tutto, in completa antitesi. ogni volta che mi arriva una info DEVO verificarla, e spesso la verifica è talmente lunga da scoraggiare chi non ha ORE per fare ricerche. non mi fido più di nessuno. nemmeno della sinistra, nemmeno della guzzanti, nemmeno della destra. non è che non credo nei loro valori, non credo più nemmeno nei fatti, perchè non riesco a trovare gli elementi per capire quanto queste storie sono distorte.
prima mi arrabbiavo perchè un politico non si sentiva investito dal popolo come se fosse davvero una carica importante, poichè il popolo gli ha dato l’onore e la responsabilità di lavorare per il benessere della nostra nazione, e invece che pensare ad aumentarsi lo stipendio - banalmente - dovrebbe pensare a come usare meglio e non sprecare i soldi del popolo.
Adesso questi discorsi, idealistici, cadono ancor più nel vuoto …
se prima pensavo di poter avere un sasso da lanciare … adesso mi sento anche senza sasso, perchè non si capisce più nemmeno dove stia la verità.
La risposta a questo commento merita un post a parte…