Maleducazione metropolitana

150Non ne volevo parlare. Avevo sbollito la rabbia per lo sdegno già due volte, prima con un’amica appena scesi dal tram. E poi al telefono, raccontato l’accaduto ad un’altra amica.

Però ho appena letto il post di Lia e tramite un suo link, anche il post di Cubanite. E adesso ci metto anche del mio.

Ero sul tram, schiacciato come una sardina come tutti gli altri causa chissà quale incidente che aveva fatto accumulare al mezzo più di mezz’ora di ritardo. Sono vicino ai gradini per la discesa e dopo di me sale altra gente. Sulle scale c’è un gruppo di stranieri, forse Bangladesh, comunque visibilmente stranieri. Un gruppo misto, uomini e donne. Saran state quattro o cinque persone. Parlano e ridacchiano. D’altronde la situazione è imbarazzante per tutti, così schiacciati a occupare ogni centimentro libero.

Una signora, anzi no, signorina. Anzi no, una zitella – con tutto il corollario di malignità sulla sua arida vita sessuale (l’ho detto che c’ho rabbia da sfogare no?).
Dunque, ’sta qui ad un certo punto con modo gentile e affabile si rivolge ad un’altra donna coi capelli lunghissimi e neri che sta davanti a me.
-Scusi… scende alla prossima? No? Allora comincio a spostarmi… he he he. Meglio essere previdenti. D’altronde se passa così di rado… he he he

Supera la mora e tra lei e i gradini c’è un muro di carne. Faticoso farsi spazio.
Il tram arriva alla fermata, il panico l’assale. Sul lato sinistro della scala c’è uno dei signori del Bangladesh. E’ alto più di 1.85, spalle larghe larghe. La signora-signorina-zitella alza il braccio, apre la mano e sbatte il palmo con violenza sulla schiena del signore alto e largo.

-TESORO!!!! DEVI scendere.

Il signore alto e largo si gira, sorridendo. Lei con la mano gli fa segno che deve andarsene. Poi con l’indice gli mostra l’uscita.
Dato che tra lui e la porta c’erano altre persone, tra cui una valigia, si è semplicemente scostato mostrandole una strada alternativa. Ovvero scendendo dalla parte destra della scala. Sempre sorridendo, non senza aver detto “scusa”. Lui. E mentre la zitella scende, a me sale il sangue al cervello.

Ma dico! Con quale diritto? Tesoro? Che è sta confidenza?

La prossima volta faccio in modo che il sangue al cervello mi salga prima. Ché ’sta gente bisogna affrontarla subito. Pubblicamente e ad alta voce. Perché se fanno una cosa del genere, se mancano di rispetto in modo così palese alla gente (in questo caso perché straniere e quindi considerate inferiori, nel caso di Cubanite e Lia i motivi sono altri)…
Dicevo, se qualcuno fa una cosa del genere, deve essere ripreso subito. Affrontato. Deve vergognarsi, farsi piccolo piccolo. Andare a casa e continuare a sentirsi una merda.

E scusate i toni, ma io c’ho rabbia da sfogare.

2 Responses to “Maleducazione metropolitana”


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