Quando discriminare diventa il prezzo da pagare

 Stazione FS in brianza.
Cerco i bagni, ma un ponteggio ne blocca l’accesso. Han pure tolto le maniglie alle porte. Lavori. Mi guardo attorno e vedo il bar della stazione. Chiedo lì e mi indicano il loro bagno, posso usare quello. Il ragazzo che sta al bancone mi porge la chiave.
Sulla porta, un cartello: 50 centesimi, chiedere la chiave. Penso che non ci sia nulla di strano. Ormai parecchi bagni pubblici sono a pagamento. Anche quelli delle stazioni delle ferrovie. A Milano Centrale e Torino Porta Nuova c’è proprio il tornello: 70 centesimi (non dà resto) e la porticina di vetro ti permette l’acceso ad un bagno pulito e in ordine.

Esco dal bagno e mentre chiudo noto un’altra scritta più in basso, in rosso: escluso i clienti abituali. Mi viene da sorridere.

Mentre riporto la chiave faccio per prendere dal portafoglio la monetina. Il ragazzo mi fa segno di lasciare stare, fa nulla.
Dico: grazie!
E lui fa: sai, lo facciamo per dissuadere. C’è tanta gente… extracomunitari, vengono qui per lavarsi.

Lo guardo. Il primo pensiero è quello di fargli una battuta sarcastica, ma mi rendo immediatamente conto che non è così semplice. Sembra un bravo ragazzo e nelle sue parole, nei suoi occhi, non ho notato razzismo. Solo rassegnazione. Mi ha fatto pena. Lui e gli stranieri che per lavarsi usano i lavandini dei bagni che trovano ancora liberi.

Ho immaginato il bagno sporco, pieno di pozze d’acqua. I segni delle scarpe che portavano dappertutto quella fanghiglia in giro per tutto il bar. Il lavoro extra del gestore per pulire tutto. Per mantenere pulito il locale.

Ho immaginato gli stranieri che arrivano, sperando di usare il bagno per orinare e cambiano idea scoprendo di dover pagare 1500 lire per una pisciata. E quelli che invece sono messi così male da dover trovare un lavandino qualsiasi per poter raggiungere il livello minimo d’igene.

C’è qualcosa che non va. La ricchezza.
E’ andata, passata, da archiviare.
La società ricca e opulenta, non c’è più. La caritas non assiste solo i senzatetto, ma anche i nuovi poveri: pensionati e lavoratori con redditi bassissimi.

Si dovrebbe fare allora un passo indietro. Accettare – prima che sia troppo tardi – questa verità e muoversi di conseguenza. Non si può continuare ad aspettare che il mercato del lavoro sforni abbastanza posti di lavoro ben remunerati per soddifare le esigenze di tutti.
Servono docce pubbliche? Si facciano docce pubbliche.
E sarà pure un ritorno al passato, ma il futuro non esiste come lo avevamo immaginato.

E’ ora di farsene una ragione.

5 Responses to “Quando discriminare diventa il prezzo da pagare”


  1. 1 legend May 24th, 2006 at 2:38 pm

    ciao. per informazione: ho fatto qualche cambiamento (nick, blog URL, … anche la nuova ‘configurazione’ ha una storia. magari la racconterò.). taglio netto con il “mondo libero” (riservato alla … villeggiatura!). a presto.

  2. 2 legend May 24th, 2006 at 2:42 pm

    per info: ho fatto qualche cambiamento di nome, mail, blog URL. anche in questo caso c’è una storiella dietro (certe cose non si fanno per caso!). comunque. tagli netto con l’effimero e poco flessibile (no anonymous comments, no accesso all’HTML) “mondo libero”. a presto
    (quello.che.resta.del.sorcio . verde)

  3. 3 legend May 24th, 2006 at 2:43 pm

    … uff. pensavo che il primo commento fosse finito in mare!

  4. 4 aladingenius May 24th, 2006 at 3:02 pm

    sorry sorcio/legend :)
    è che mi arriva un po’ di spam, così i commenti vengono moderati.
    Cmq d’ora in poi la tua email è registrata, qualsiasi tuo commento futuro apparirà automaticamente online ;-)

  5. 5 PlacidaSignora Jun 20th, 2006 at 10:25 am

    Tutto ok? :-*

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