Condividere l’ignoranza

Torno un attimo sulla condivisione dell’ignoranza.

Nessuno metterebbe in dubbio che condividere la conoscenza sia un elemento importante per la crescita di una società e dei suoi componenti. Ciò che si sa viene insegnato, comunicato, condiviso. Prova piacere sia chi condivide, sia chi riceve.

Ignorare è l’esatto contrario di conoscere. Affinché ci sia condivisione di conoscenza è necessario che vi sia, in chi riceve, ignoranza a proposito di quel particolare fatto, argomento, evento o anche porzione o sfumatura di esso.

Occorre ci sia una lacuna affinché questa venga colmata. Comunicare a qualcuno che ne è già a conoscenza una data informazione non genera arricchimento. Non vi è piacere in chi dà – perché appunto, non dà – e non ve ne è in chi dovrebbe ricevere – perché appunto, non riceve. Non è un caso che le ripetizioni suscitino noia e vengano considerate inutili. Non è un caso che le ripetizioni suscitino noia e vengano considerate inutili. Non è un caso che le ripetizioni suscitino noia e vengano considerate inutili.

Se, quindi, affinché ci sia condivisione è necessario che vi siano contemporaneamente ignoranza e conoscenza, perché non ritenere la prima tanto fondamentale quanto la seconda?

O meglio: ci può essere condivisione della conoscenza se chi ne è in possesso non sa che il suo interlocutore ne è carente?
Cosa mi spingerebbe a dirti ciò che per me è ovvio se non avessi ragione di pensare che per te non lo è? Se non mi comunichi la tua ignoranza, se non la condividi con me, potrà mai iniziare quel processo di arricchimento reciproco?

La chiave, ovviamente, è la domanda. Senza una domanda – anche implicita o presunta che sia – non vi potrà essere risposta.
Facendo qualche rapida ricerca – in questo favoloso mondo di condivisione di conoscenza che è la rete – ho trovato tramite il progetto WikiQuote un paio di proverbi che calzano a pennello:

  • Quando non sai, frequenta il domandare.
  • Nessuno deve vergognarsi di domandare quel che non sa.

E dimostrano anche che non sono stato granché originale.

Però.

Se fossimo entrambi, io e te, ignoranti? Se, peggio ancora, io ignorassi una tal cosa e fossi contemporaneamente convinto di essere il solo, dei due, ad ignorarla. Se, in virtù di questa convinzione – e non volendo fare la domanda per non passare per ignorante – sorvolassi sull’argomento rimandando la ricerca della risposta, e ugualmente facessi tu?

Se quindi temessimo di render pubblica la nostra ignoranza e, travolti dalla quotidianità, non colmassimo mai le nostre lacune? Che tipo di arricchimento ci sarebbe? E la nostra ignoranza, pigramente lasciata a sé stessa, che conseguenze potrebbe avere?

Se invece la smettessimo di temere le nostre lacune? Se decidessimo entrambi di parlarne e scoprissimo che non siamo gli unici a non sapere? Se scoprissimo di avere una lacuna in comune, grazie alla condivisione dell’ignoranza? Se scoprissimo che cerchiamo la stessa risposta?

Ancora una volta, grazie a WikiQuote, scopro che qualcuno l’ha scritto mille volte meglio di come potrei fare io:

“Resistance does not start with big words
but with small deeds [...]
asking yourself a question
and then asking that question to others
that is how resistance starts.”

–from a poem by the Dutch writer Remco Campert

Perché è questo il punto: se la risposta che pensiamo qualcun altro abbia – ma non noi, non adesso, non ancora – non l’avesse nessuno? Se la risposta fosse fondamentale? Se grazie ad essa si potessero evitare brutte conseguenze per tutti?

Il non porla, non sarebbe irresponsabile?

8 Responses to “Condividere l’ignoranza”


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