Dispiace vedere certe cose. D’altronde, il giornalista in questione, noto per la sua disonestà “intellettuale” nulla ha fatto se non rimanere nella sua solita bassezza morale.
Molte le persone che nei propri blog esprimono solidarietà a Lia e condannano il comportamento del giornalista del corriere. Non tanto per un fatto di buon gusto e deontologia professionale - che dovrebbero pure bastare, ma perché - a meno di salvifici cavilli - tale comportamento ha rilievo penale, come ricorda Gaspar nei commenti al suo post:
- Gaspar ha detto…
- Davide: consulta per favore l’articolo 623 bis del Codice Penale, introdotto dalla legge 23 dicembre 1993 n. 547 circa le norme del codice penale in tema di criminalità informatica. La posta elettronica viene considerata “comunicazione riservata” inviolabile alla pari del domicilio e dei segreti personali.
Non è un caso che Lia pensi di querelarlo. Sarebbe sicuramente in buona compagnia e la cosa non potrebbe che far piacere a coloro che conoscono bene questo personaggio. Se non altro per vederlo condannare in qualche forma e veder magari la sua testata, il Corriere della Sera, costretta a prendere posizione in materia. Di deontologia, s’intende.
Ho pensato però che la cosa potrebbe essere rischiosa per due motivi.
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