-la selettività della Storia-
Ci pensate mai a cosa ci sarà scritto nei libri di Storia degli accadimenti a noi contemporanei? Cosa verrà ricordato fra cinquant’anni o più, dei giorni nostri? A me capita, ogni tanto.
Che so, per esempio l’altro due giorni fa a Baghdad sono scoppiate due bombe che hanno fatto 85 morti e 180 feriti. Sarà menzionata dalla Storia? Non penso. Sarà uno dei dati con cui verrà formulata, certo, ma non sarà quell’episodio specifico a farla.
Il dibattito del centro-sinistra su partito democratico? Non credo. I morti sulle strade in quello che viene ormai chiamato “grande esodo”? Via. Uno qualsiasi deti tanti casi di malasanità? Via, via. La riconferma della presenza italiana in Afghanistan? Via, via via.
Sì perchè riuscite a immaginarlo voi uno studente fra cinquant’anni rispondere alla domanda: dimmi Sacchi, in che data il parlamento italiano ha votato per il rifianziamento della missione in Afghanistan?
Io no. Perché se è vero che tutto ciò che accade ha conseguenze su ciò che accadrà, nella maggior parte dei casi queste conseguenze saranno tali - e quindi degne di nota - in uno spettro temporale molto ridotto. E anche molto vicino al fatto scatenante.
La Storia, semplicemente, non ne tiene conto. Cosa che invece fa riguardo a quegli accadimenti i cui impatti si ripercuotono con forza ed evidenza nelle vicende umane, nello svolgersi delle civiltà.
Prendete per esempio il caso della base USA a Vicenza. Passerà alla Storia? Direi di sì. Anzi no. Mhh, diciamo che indirettamente lo sarà. Agli occhi della Storia, il raddoppio della base di Ederle occuperà una o due righe. Il capitolo? Visto che la sfera di cristallo non l’ho io né l’avete voi, accontentiamoci di un titolo semplice: Global Posture Realignment/Review, la strategia USA per il riposizionamento globale delle proprie risorse militari.
Già sentito? No?
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