Il volo diretto Milano-Malpensa/Il Cairo è programmato per le ore 16. Quando arrivo trafelato all’imbarco pensando di essere l’ultimo mi rendo conto che a cinque minuti dal decollo, ancora non hanno iniziato a imbarcare i viaggiatori. Una scritta sospetta si presenta sul tabellone luminoso del gate B09: Luxor-Cairo, 16:00.
16:40 ora italiana. L’aereo sta scaldando i motori. Il capitano ci dà il benvenuto dicendo che siamo sul volo diretto a Luxor, 900 chilometri circa a sud del Cairo. Cerco di trovare argomentazioni convincenti a prova della ragionevolezza di atterrare prima nella capitale… e poi a Luxor, ma mi rendo conto che la logica e il buon senso hanno abdicato. Credo una decina di giorna fa, tra l’altro. Mi aggrappo fanaticamente alla speranza che il personale dell’Egypt Air abbia consumato un pasto a base di funghi allucinogeni.
17:00 ora italiana. Sono qui con un mezzo synflex in mano, in attesa che l’aereo parta e la hostess mi porti un bicchiere d’acqua. Possibilmente non in quest’ordine. I vani sopra il mio posto sono già occupati, così ho lo zaino tra i piedi. Avrei il posto accanto al finestrino, in teoria. Ma credo di essere seduto all’altezza di uno dei portelloni delle uscite di sicurezza, così alla mia sinistra c’è solo una parete abbellita da uno strano maniglione dall’invitante impugnatura. Qualcosa mi dice che devo resistere alla tentazione di giocherellarci durante il viaggio.
Lo schienale non si abbassa. Vorrei pensare che il velivolo sia così moderno da avere un meccanismo di bloccaggio dello schienale in presenza dell’obbligo di cinture, ma sotto il pulsare della cefalea avverto l’eco una risata di scherno, un paio di sinapsi superstiti suppongo. Il capitano conferma la destinazione: Luxor.
18:30 ora itaiana. E’ arrivato il bicchiere d’acqua. La hostess mi conferma che no, il mio schienale non si abbassa. Proprio per la presenza del portellone di sicurezza. I neuroni di prima fanno la ola.
22.00 ora italiana. L’aereo sta per partire da Luxor. I turisti sono scesi e ne approfitto per cambiare posto e godermi la vista della pista di atterraggio di notte. Sono esperienze che meritano. Salgono un paio di ispettori dell’Egypt Air. Da quel che ho capito stanno controllando a campione i biglietti di alcuni viaggiatori per evitare non si sa quale truffa. Del tipo che tu paghi il biglietto fino a Luxor (che è piu’ lontano) ma in realtà vuoi andare al Cairo… però ti di diverti a metterci il doppio del tempo.
23.59 ora italiana. All’arrivo al Cairo scendo tra gli ultimi dall’aereo. Assonnato e stanco. La navetta è stracolma e mi sistemo come faccio di solito sul filobus in circonvallazione: in equilibrio precario sugli scalini, spalle alle porte. Posizione scomoda nelle curve, nessun punto d’appoggio e una piacevole ebbrezza quando le porte si aprono prima che la navetta sia ferma (grazie autista della navetta!). L’immagine dello spigolo del marcapiede sulla mia nuca mentre vengo scaraventato a terra dalla brusca frenata mi passa velocemente davanti agli occhi. Ma gli ultimi saranno i primi…. in effetti mi sono classificato terzo allo stranamente rapido controllo passaporti, con l’agente di frontiera che guarda sbigottito la foto di me capellone-metallaro-con-pizzetto di sette anni prima, faticando non poco a sovrapporla alla mia faccia di oggi: lunghezza capelli quattro millimetri.
Ma l’inattesa e gratuita gita all’aeroporto di Luxor non poteva esser priva di conseguenze, infatti….
La polizia di frontiera è stata clamorosamente gentile. Ricordo che non più di quattro anni fa i cittadini egiziani dovevano aspettare ed essere controllati più dei turisti. Cosa che si ribaltava al ritorno a Malpensa: erano i cittadini italiani ed europeoi ad avere la precedenza su tutti gli altri.
Anche il controllo bagagli alla dogana ha riservato sorprese. Al posto dei bruti che sembravano volerti aprire la Samsonite con il flessibile, ho trovato funzionari educati e gentili. Premurosi quasi. Sembravano profondamente in colpa per per quell’infausto ruolo era stato riservato loro e continuavano a scusarsi per il disordine prodotto. Rassicurvano poi, dicendo di non preoccuaprsi, che mi avrebbero aiutato loro a chiudere le valige. Cosa che peraltro hanno fatto continuando a darmi il benvenuto in Egitto.
Era tutto così bello. Se non si considera il fatto che sono uscito dal rinnovato e ordinatissimo aeroporto del Cairo con una denuncia di smarrimento di tre valige su cinque. Ovviamente scese a Luxor, con quei quattro turisti sfigati a cui ho augurato – ma con il sorriso sulle labbra, senza acrimonia – di svegliarsi della Valle dei Re a bollire a 50 gradi all’ombra.
A parte tutto… sto scoprendo il mio lato Zen. Per dire, alla denuncia dei bagagi c’era ormai la calca quando sono arrivato io. C’era un tizio davanti che non smetteva di imprecare contro la compagnia aerea e il suo pessimo servizio. Più l’impiegato non reagiva o rispondeva in modo educato e più questi aumentava il livello di volgarità e alzando il volume delle imprecazioni. Io, mostrando una calma che di solito mi è estranea, mi guardavo distrattamente intorno con in mano le etichette con i codici dei bagagli. Ad un certo punto un impiegato, credo superiore di ruolo di quello allo sportello, mi fa cenno di entrare direttamente nello stanzino. Prende le etichette, il passaporto e compila tutto il modulo di smarrimento. Mi chiede di firmare e mi rassicura garantendomi che le valige sarebbero arrivate con il volo successivo… Io Zen, tranquillo. Senza mutande di ricambio, ma tranquillo.
Fino ad ora nessuna notizia… ora vado a comprarmi i rasoi usa e getta :-)
Saluti dal Cairo!
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