Daniele Luttazzi tornerà in televisione quest’autunno. Non trovate anche voi sia una bellissima notizia? È così bella che quando l’ho letta sono venuto. Ahhh. Falso allarme, era solo un sospiro di sollievo. Ma grosso così! :-)
Mi piace la sua comicità, il suo stile… e mi piacciono le sue idee.
Dopo la famosa puntata di satyricon in cui intervistò Travaglio sulla provenienza dei soldi di Berlusconi ci fu il famigerato editto bulgaro in cui Silvio invocó la sua cacciata insieme a quella di Santoro e Biagi dalla tv di Stato: fanno un uso criminoso della televisione, tuonò il Cavaliere.
Luttazzi: hey hey Berlusca, non sono io che ho i conti alle isole cayman (questa poi la controllo sul dvd :P)
Inciso: si chiama tv di Stato, o pubblica, non di Governo. Concetto ancora non del tutto compreso dai politici e quindi dalle leggi che questi sono chiamati a scrivere.
Un appunto sul diktat, ché io ci casco sempre: si chiama bulgaro, non perché il Governo bulgaro si sia macchiato di atti simili, ma semplicemente perché l’ex (ahh!) Presidente del Consiglio ha pronunciato quelle parole proprio a Sofia, durante una visita ufficiale.
Berlusconi, la censura e il diritto alla satira sono diventati così temi molto presenti negli spettacoli e negli scritti di Luttazzi, così come la definizione stessa di satira (un po’ di memoria e un punto di vista).
Contenuti tra l’altro fruibili solo a teatro, sul suo blog o scaricando registrazioni video e audio nelle reti peer2peer. Tute cose che io ho fatto.
Non é un caso che sia stato proprio Luttazzi a fare le traduzioni aggiornate, a distanza di trent’anni, dei primi tre libri di Woody Allen, un altro mio mito assoluto.
Recentemente é uscito il suo ultimo libro, Lepidezze postribolari ovvero populorum progressio. Non lo volevo nemmeno comprare! Insomma, avevo già letto tutto, ascoltato tutti i suoi podcast ufficiali e non, visto i suoi spettacoli, dal vivo e registrati… Non é che avessi voglia di spendere soldi per vecchie battutte… Mi sono ricreduto appena l’ho sfogliato in Feltrinelli.
Trecento e passa pagine in cui viene alla luce tutto Luttazzi. Ci sono sì, le sue battute divertenti e dissacranti. Ma ci sono anche parecchie citazioni di articoli e dispacci d’agenzia, informazioni insomma che sono anche il materiale per produrre comicità.
Quando Sabina Guzzanti fu cacciata dalla RAI a causa del suo Raiot, una delle argomentazioni che vennero usate è stata: se vuoi fare informazioni non puoi usare l’ombrello della satira per eludere certe regole (oh sì, volevano il contraddittorio). Nella stessa prima puntata lei disse (qualcosa tipo): abbiamo preparato uno sketch sulla legge Gasparri sulla televisione e le nuove regole per la raccolta pubblicitaria, ma visto che i telegiornali non ne parlano non la capirebbe nessuno; vi spiegamo quindi di cosa si tratta e poi vi mostriamo lo sketch.
Allo stesso modo, le battute di Luttazzi non attingono solamente alle informazioni veicolate dai media main-stream. Proprio perché la satira è contro il potere, qualora questo si trovi a dominare o a influenzare le fonti d’informazione (di massa), occorre prima informare. E’ un po’ scomodo, se di mestiere fai il comico, ma d’altronde non ci si può limitare a fare comicità di costume. O meglio, per dirla come Luttazzi: si potrebbe, ma se stai zitto quando vedi certe storture allora sei anche un po’ complice.
Le informazioni quindi, in Lepidezze Postribolari, ci sono. Sotto forma di articoli, citazioni, ansa. E poi veri e propri testi di teoria sulla comicità. Non è tutta roba da ridere, no.. però in caso non interessasse si può sempre saltare!
Il motivo per cui ci sono anche questi testi sulla comicità, a mio parere, è l’effetto della censura che ha dovuto subire Luttazzi. Gli attacchi che lui ha ricevuto e come lui la Guzzanti, erano spesso volti screditarli dando una definizione diversa di quello che loro facevano (non è satira, non è divertente, non fa ridere, è di dubbio gusto.
E’ stato quindi necessario spiegare per davvero cos’è la satira. Come genere letterario, con i suoi massimi esponenti, le sue regole e le sue radici. Dallo studio sul motto di spirito di Freud all’uso della lingua e del ritmo. E’ come ascoltare un vecchio mastro d’arte che ti spiega i segreti del mestiere. Ci si rende conto che dietro ai lavori di Luttazzi (e di altri comici bravi) c’è una cultura e un mestiere che non sono per nulla improvvisati.
E in ogni caso… per quanto sia bello leggere le battute raccolte negli ultimi due anni, l’idea di rivederlo in tv, con battute nuove sugli argomenti di attualità, è tutta un’altra cosa.
Bentornato, Daniele. Anche se su La7 e non sulla Rai come avrebbe dovuto essere.
Ps. Sul suo blog c’è l’intervista che Articolo31 gli ha fatto per l’occasione.
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