Sei giorni fa questo blog ha compiuto quattro anni.
Si vede che lo trascuro eh?
Scusate, parlo perché non sono un esperto in materia
Sei giorni fa questo blog ha compiuto quattro anni.
Si vede che lo trascuro eh?
Non so chi sia Beppe Sebaste, ma ho letto questo suo pezzo qualche giorno fa su Nazione Indiana, postato da Gianni Biondillo, che invece so chi è perché ho letto un suo romanzo. E’ un pezzo che ho condiviso pienamente.
Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa – beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo.
Come ora non condivido nella maniera più assoluta il post di Gianluca Neri che ho appena letto su Macchianera. Un post in cui non difende semplicemente la scelta del suo astensionismo, ma pretende di dare lezioni morali a chi a votare ci è andato.
Siamo ad oggi: il governo che due anni fa avete proposto per guidare il paese, un pastrocchio centrosinistro appesantito, tra gli altri, dai nomi di Intini, De Mita e Rutelli, non è riuscito a durare nemmeno la metà del tempo che si era ripromesso di restare in carica. Per la legge dell’alternanza che la scorsa volta ci permise uno scarto positivo dello 0,7 per cento, questa volta toccherà inevitabilmente agli altri e, indovinate? E’ tutta colpa vostra.
Non mi pare che non ci fossero alternative al PD, più a sinistra del PD o più laiche del PD. Scegliere di non votare per mandare un segnale alla classe politica può essere considerato un voto di protesta, una richiesta di cambiamento, una strategia che il singolo elettore adotta per raggiungere i suoi scopi – che possono essere anche di lungo periodo.
Ma che non si pretenda di elevare questa strategia a Verità Assoluta screditando chi invece ha scelto di scendere a compromessi andando a votare, magari turandosi il naso, il partito che meno si allontanava dalle sue convinzioni. Che il narcisisimo non diventi spocchia.
(avrei dovuto scriverlo una decina di giorni fa, questo post)
Io non posso votare, non ho la cittadinanza italiana. Ma se avessi questo diritto lo eserciterei. Anzi, l’avrei già esercitato ieri.
All’inzio, per la prima volta, pensai che in queste consultazioni non avrei votato. Nel caso ne avessi avuto diritto, s’intende.
Ho appena aggiornato wordpress all’ultima versione, la 2.5.
Così, giusto per dire. Se notate qualche anomalia avvisatemi eh.
Se invece leggete il blog tramite i feed… niente. Come non detto :-)
Sono passato a pagare l’elettricista in negozio stamattina.
Cento-ottanta-sei euro. Pago con il bancomat e gli chiedo, con in mano la ricevuta del pagamento, la fattura.
Uno strano rumore al di là del bancone mi suggerisce che si deve essere rotto qualche cosa nella serratura quantica che impedisce ai vari universi paralleli di inquinarsi a vicenda. L’elettricista è in silenzio. Lo vedo annaspare da dietro i suoi grandi occhiali, i baffi che sembrano galleggiare nel vuoto. Dalla sua reazione capisco che il rapporto causa effetto ti-pago:mi-fai-la-fattura, non appartiene al suo universo. Decido di far finta di niente.
- “Eh ma… allora devo farti pagare anche l’IVA!” mi dice dopo aver constatato che fare finta di non essere lì non dava i risultati attesi
-Mi scusi?
-Eh, se no ci rimetto io
-Perché dovrebbe rimetterci? Non la seguo. Il suo collega mi ha detto che la cifra da pagare sarebbe stata proprio quella
-Ci dev’essere stato un fraintendimento, cioè…
-Mi perdoni, ma io sono un privato, come può solo pensare che a me interessi un prezzo senza iva, mica la scarico sa?
-Sì però…
-Non mi vorrà mica dire che c’è un prezzo senz’IVA e uno con!
-Beh… ma mi scusi, a chi la deve dare? A chi la deve far vedere?
-A nessuno.
-Ma c’è questo! – e mi mostra lo scontrino del bancomat.
-…
-Guardi non c’è probelma, cioè se vuole la fattura gliela faccio subito. Devo solo aggiungere il 20%
-Le ripeto, il suo collega mi ha detto che il conto sarebbe stato questa cifra qui che ho appena pagato
-Eh ma…
-Ho capito, ho capito. Non c’è problema. Va bene così. Sa, è che io sono un dipendente, le tasse io le pago all’origine. Ma va bene, buona giornata
-No aspetti, le dico io cosa facciamo. Facciamo la fattura in modo che il totale sia 186 euro, va bene?
-Direi di sì.
-Aspetti che devo chiamare il commercialista però. Che non ricordo il numero della fattura
Va nel retro e al telefono compone un numero di telefono. “Ciao Franca, sì, senti… devo fare una fattura. Mi dici il numero che non ricordo l’ultima? Sì aspetto. Quattro? Quattro, va bene.”
Torna, prende il blocchetto delle fatture e scrive in alto a destra il numero apena comunicatogli dalla commercialista. Quattro.
-Che giorno è oggi?
-Tre Aprile
-Di già ? Accidenti!
-Eh, il tempo vola – gli rispondo io mentre penso che se questo ha fatto quattro fatture dall’inizio dell’anno vuol dire una al mese e mi viene voglia di… vabbeh, sorvoliamo.
La mia giornata è cominciata facendo emettere fattura ad un elettricista. Avverto strani poteri soprannaturali fluire nei miei capillari. Fate attenzione
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