Archive for the '1984' Category

Memoria corta

Da brodoprimordiale:

L´ineffabile Rocca: “nessuno ha mai sostenuto che si faceva la guerra in Iraq perché Saddam era implicato nell´attacco alle Torri gemelle”.

Carlo continua con una serie di link e citazioni che smentiscono l’uscita di Rocca.

Dal romanzo 1984 di George Orwell.


A quanto pareva, vi erano state anche manifestazioni di ringraziamento al Grande Fratello per aver aumentato la razione settimanale di cioccolato, portandola a venti grammi. Ma se appena ieri, pensò Winston, avevano annunciato che la razione di cioccolato doveva essere abbassata a venti grammi! Possibile che potessero mandare giù una balla simile a distanza di sole ventiquattr’ore? Sì, era possibile. Parsons se l’era bevuta tranquillamente, con la stupidità di un animale. Quell’essere senza occhi seduto al tavolo di fronte se l’era bevuta con l’entusiasmo di un fanatico e avrebbe snidato, denunciato, vaporizzato come una furia chiunque avesse fatto notare che fino alla settimana precedente la razione di cioccolato era stata di trenta grammi. E pure Syme, magari in una maniera più complessa, implicante una qualche dose di bipensiero, pure Syme se l’era bevuta. Era quindi solo lui, Winston, a possedere una memoria?

Malessere intenzionale

Da un post di Leonardo: La Striscia

Cosa farebbe Golia senza Davide? Dovrebbe iniziare a pensare ai suoi problemi. All’economia in crisi, alla corruzione, alle tensioni interne tra aschenaziti e sefarditi, tra ricchi e poveri, tra laici e integralisti, russi e americani, generali e uomini di pace. Un Paese nato col sogno dell’autosufficienza – nel deserto. Sempre questa antica fede, che dal deserto potesse scorrere il latte e il miele, magari con le colture idroponiche. È una tragica illusione. La verità è che non c’è abbastanza acqua per tutti, che i palestinesi devono cedere i pozzi e calare di numero. In un modo o nell’altro, occorre che calino di numero.

Dal romanzo 1984 di George Orwell.

Teoria e Prassi del collettivismo oligarchico, di Emmanuel Goldstein. Capitolo 3: La guerra è pace

Era però altrettanto chiaro che un incremento generalizato del benessere avrebe avuto come effetto indesiderato la distruzione di una società organizzata gerarchicamente. Già in un mondo in cui tutti avessero lavorato solo poche ore, avuto cibo a sufficienza, vissuto in case fornite di bagno e frigorifero, posseduto un’automobile o addirittura un aereo, sarebbero scomparse le forme di ineguaglianza più ovvie e forse più importanti. Una volta, poi, che una simile condizione fosse divenuta generale, la ricchezza non sarebbe più stata più un segno di distinzione tra un individuo e l’altro.

[…]

Se, infatti, il benessere e la sicurezza fossero divenuti un bene comune, la massima parte delle persone che di norma sono immobilizzate dalla povertà si sarebbero alfabetizzate, apprendendo così a pensare autonomamente; e una volta che questo fosse successo, avrebbero compreso prima o poi che la minoranza privilegiata non aveva alcuna funzione e l’avrebbero spazzata via. Sul lungo termine, una società gerarchizzata poteva aversi solo basandosi sulla povertà e sull’ignoranza.

[…]

Scopo essenziale della guerra è la distruzione, non necessariamente di vite umane, ma di quanto viene prodotto dal lavoro degli uomini. La guera è un modo per mandare in frantumi, scaraventare nella stratosfera, affondare negli abissi, materiale che altrimenti potrebbero essere usati per rendere le masse troppo agiate e, a lungo andare, troppo intelligenti.

[…] la consapevolezza di essere in guerra, e quindi in pericolo, fa sì che la concentrazione di tutto il potere nelle mani di una piccola casta sembri l’unica e l’inevitavibile condizione per poter sopravvivere.
Come si vedrà, la guerra non solo realizza l’indispensabile distruzione, ma lo fa rendendola accettabile da un punto di vista psicologico.

[…]
Non importa che la guerta si combatta per davvero e, poichè una vittoria definitiva è impossibile, non importa nemmeno se la guerra vada bene o male: serve solo che uno stato di belligeranza persista.

Confessioni pilotate

Dal romanzo 1984 di George Orwell

[…]
Non riusciva neanche a ricordare quante volte era stato percosso e per quanto tempo. Ogni volta c’erano sempre cinque o sei uomini che si accanivano su di lui. A volte si trattava di pugni, a volte di manganellate, a volte di colpi vibrati con bastoni di ferro, altre volte ancora calci.
[…]
e la sola vista di un pugno chiuso che stava per partire bastava a fargli confessare colpe reali e immaginarie.


 

Da un articolo di Repubblica
“[…] Mi sentii perduto, mi misi a piangere come un bambino, ricordo che quella volta c’erano due cani che abbaiavano, io non vedevo nulla: avevo il solito cappuccio in testa”. Pur di non subire più il martirio di Abu Ghraib, il ragazzo di Rawa ha confessato ciò che non aveva mai fatto. Pagina 6 del dossier: “Ho detto che Osama Bin Laden era il nostro eroe, che io ero l’autista di fiducia di un capo della guerriglia, che facevo parte della resistenza”.

Imbarbarimento

Dal libro 1984 di George Orwell.


Teoria e Prassi del collettivismo oligarchico, di Emmanuel Goldstein. Capitolo 1: L’ignoranza è forza.
[…]
Quale che fosse il loro nome, tutte le nuove teorie politiche avevano riesumato la gerarchia e l’irrreggimentazione. Nel generale imbarbarimento che si impose intorno al 1930, pratiche che erano state abbandonate, in qualche caso per centinaia di anni - incarcerazioni senza processo, riduzione in schiavitù dei prigionieri di guerra, esecuzioni capitali in pubblico, ricorso alla tortura al fine di estorcere confessioni, uso di ostaggi e deportazione di intere popolazioni-, non solo ridiventarono comuni, ma furono tollerate e perfino difese da persone che si consideravano progressiste.
[…]


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