Archive for the 'informazione' Category

Disonestà intellettuale

Seguo il blog di Luca Sofri (Wittgenstein) da parecchio tempo e per quanto trovi piacevole il suo twittering ante-litteram, non sempre mi trovo d’accordo con lui.

Se è vero che nella maggior parte dei casi si tratta solo di una sana differenza d’opinioni, ce ne sono altri – come quando il programma di Luttazzi su La7 venne chiuso o questo di Travaglio – che fatico a derubricare come semplice “differenza d’opinioni”.

Disonestà intellettuale è un termine un po’ forte, forse, ma non ho altre parole per classificare il suo ultimo post sul caso Travaglio-Schifani-D’Avanzo.

Parlare con i tartufi
Ok, ieri D’Avanzo ha detto a Travaglio: “guarda che a ragionare come te, si finisce per sostenere che gli asini volino”. E Travaglio oggi scrive una lunga lettera per spiegare che gli asini non volano

Se non conosceste i fatti e non aveste letto le due lettere dareste ragione a Sofri. Perché se si desse per veritiera la prima frase, dalla lettura della seconda potrebbe uscire solo un giudizio infelice sulla stoltezza di Travaglio.

Il problema è che la prima affermazione non è vera. D’Avanzo non ha scritto “a ragionare come te si finisce per sostenere cose impossibili”. D’Avanzo ha invece detto “a ragionare come te, si potrebbe sospettare chiunque di essere colluso con la mafia.” Che è diverso. Essere collusi con la mafia fa parte del dominio delle cose che possono essere vere, a differenza degli asini che volano.

Travaglio ha poi risposto: mi accusi di una cosa non vera. Non ha detto “è successo quello che dici ma non sono colluso con la mafia”. Semplicemente, non è successo. Fosse successo lo si sarebbe potuto accusare di avere amici mafiosi o di predicare bene e razzolare male.

Schifani invece non ha negato i suoi rapporti con Mandalà. E d’Avanzo questo lo sa bene, tanto da aver stigmatizzato quegli stessi scriteriati rapporti.

Gli asini non volano. Ma giornalisti e politici possono avere amicizie con i mafiosi. Travaglio ha dato spiegazioni sulle accuse che gli vengono fatte. Aspetto che Schifani – ora seconda carica dello Stato – faccia lo stesso.

L’intelligenza non è un valore assoluto. Ed è sempre una delusione vederla abusare degli asini che volano.

Buona Pasqua Cristiano Allam

Buona Pasqua a Magdi Cristiano Allam.

Chi mi conosce lo sa:a me lui non é mai piaciuto. L’ho sempre trovato viscido e intellettualmente disonesto. Tipo Ferrara, ma più viscido.

Ogni volta che mi trovavo a leggere un suo pezzo mi venivano i cinque minuti. Ora mi fa solo ridere. No, non ha cambiato genere lui, mi sono evoluto io, come i Pokemon. È riso amaro, certo, ma non ho mai detto di aver raggiunto il Nirvana!

In ogni caso ritengo che la Fede faccia e deve far parte della sfera personale. Ognuno deve avere la libertà di Credo e sono felice di vivere in un paese in cui questo diritto è sancito nella Carta Costituzionale.

Questo tipo di scelta -la conversione- non può essere oggetto di discussione e noi non abbiamo nessun titolo per interferire o dare giudizi sul percorso che l’ha generata.

A differenza di molti sono anche contento che la sua conversione sia avvenuta per mano del Papa. Spero che l’eco mediatica ricevuta, tra le altre cose, lo metta al riparo da qualche folle assassino che sente di agire come ambasciatore di Dio. Il fatto che sia stato battezzato dal Papa implica non solo un atto religioso, ma anche politico. E quindi anche le reazioni del mondo islamico dovranno essere guidate dalle regole della politica e non solo da quelle della piazza.

Ovvero: se si fosse fatto battezzare in sordina da un anonimo parroco di quartiere, la scelta sarebbe stata solo religiosa. Ma lui è un un personaggio – nostro malgrado – pubblico e discusso e reazioni alla sua conversione ci sarebbero state ugualmente. La sua conversione sarà vista molto male da parecchi religiosi islamici. Sia dagli equivalenti dei parroci di quartiere, sia dalle autorità religiose più autorevoli.

Ma con maggiorre potere arrivano anche maggiori responsabilità, proprio per questo non mi aspetto che Al Azhar emetta una fatwa chiedendo lo scalpo di Allam, colpevole di apostasia.
Spero che il coinvolgimento diretto del Papa porti il dibattito ad un livello più elevato, togliendo così l’esclusiva della discussione al sottobosco delle chiacchiere da bar, dove per muovere le pance si può arrivare a dire di tutto, a giustificare di tutto.

Detto questo, quello che salta è tema delle conversioni, che mi pare in sé interessante. Allam non é il primo che fa questa scelta e nemmeno sarà l’ultimo.

Nelle società non (ancora) secolarizzate, in cui l’appartenenza alla comunità avviene su base prevalentemente religiosa, l’apostasia é vista molto male, per usare un eufemismo. Nella migliore delle ipotesi vieni guardato male dai vicini. Nella peggiore vieni condannato a morte. E dopo che sei morto i vicini guarderanno male tutta la tua famiglia. Per due o tre generazioni.

Viva quindi le società secolarizzate, in cui la religione non assume un importanza vitale e ognuno può credere in Quel che gli pare senza rischiare di perdere la propria vita sociale o… la propria vita.

Paradossale vero? Meno la Religione é “importante” nel posto in cui si vive e più si riesce a viverla con pienezza. Senza interferenze esterne. Senza pressioni sociali che impongono un’interpretazione o un’altra delle parole del Creatore. Perché poi, in una società non secolarizzata é quello il problema, il Pensiero Unico.

In una società non-secolarizzata ci sono alcuni elementi da considerare:

  1. Il messaggio spirituale-religioso viene distorto e adattato in funzione delle esigenze di chi detiene il potere, a qualsiasi livello (vedi maschilismo).
  2. A lungo andare non si riesce più a distinguere il messaggio spirituale di partenza e si ha l’impressione che qualsiasi regola imposta dalla società sia parola di Dio, e quindi non in discussione.
  3. C’è un’ingiustificata ostilità verso chiunque mostri queste contraddizioni o proponga interpretazioni differenti.

Torniamo alla conversione. In parole povere consiste nel barattare una Verità assoluta con un’altra Verità assoluta. Si toglie il carattere di Verità al precedente Credo e lo si cede a quello nuovo.

E’ un percoso faticoso. Più facile se viene fatto lontano dalla società non-secolarizzata di appartenenza, ma sempre faticoso. Eppure sembra un’operazione a somma zero, dopotutto ci si affida sempre ad un Verità. Punto e a capo, si direbbe.

Però qualcosa ci si guadagna: si spazzano via in un colpo solo tutti gli strati di cui ai punti 1, 2, e 3. Tabula rasa. Se si ha bisogno di una Verità Assoluta risulta più facile così che lottare con i propri correligionari nel tentativo di dimostrar loro che c’è qualcosa che non va nelle loro interpretazioni.

Si guadagna anche un’altra cosa. La possibilità di scegliere quali regole seguire e quali no, tipica di chi vive la propria fede in una società secolarizzata. Avete presente tutti i cattolini non-praticanti? Ecco, loro scelgono. Oppure quelli “Credo in Dio ma non nella Chiesa”? Ecco, anche loro scelgono. Ma possono farlo perché la società in cui vivono non li giudica in modo negativo quando rispondono in quel modo.

Chi si converte fa esattamente questo tipo scelte. Sceglie cosa prendere e cosa lasciare, del nuovo Credo (visto che in quello vecchio non poteva).

Non ha amici, famigliari e vicini da deludere con le piccole scelte. Se il taglio è stato netto, gli amici, famigliari e vicini sono già stati allontanti con la grande scelta della conversione. Se il percorso è stato più diluito nel tempo, per gli amici che si sono persi per strada se ne sono trovati altri. Nuovi amici per cui ogni passo – anche il più piccolo – in direzione della nuova religione è fonte di soddifazione e attestati di stima.

Questo non vuol dire che i convertiti abbiano meno fervore, anzi. Spesso sono i più entusiasi sostenitori delle posizioni più conservatrici, ma questo rientra nella libertà d’opinione e mi interessa meno.

Torniamo ad Allam. All’eco mediatica che la sua conversione ha avuto in tutto il mondo. Al fatto che sono contento che sia stato battezzato dal Papa e non dal parroco di quartiere.

Sapete cosa mi piacerebbe avenisse adesso?

Che ci fossero migliaia di conversioni. Un sacco di persone che prendono coraggio e fanno outing. Voglio le olimpiadi delle conversioni. Ebrei che diventano musulmani, cristiani che diventano ebrei, buddisti che diventano cristiani. E tutte le possibili combinazioni con tutte le possibili religioni esistenti. E no, non mi interessa nemmeno ascoltare i loro dibattiti aventi come titolo “Quali sono le Vere Regole di Vita che Dio Vuole che Noi Si Segua per Guadagnare la Vita Eterna nell’Aldilà in base ai Testi Sacri che Ci ha lasciato nei Millenni“.

No, mi verrebbe semplicemete voglia di lasciarli lì a discutere per i prossimi cinquant’anni mentre fuori, tutti gli altri, semplicemente e umilmente vivono. E magari discutono sulle “Regole di Vita che sarebbe giusto darsi per convivere pacificamente nell’Aldiqua“.

Io sto con tutti gli altri, ché i dibattiti sterili non mi piacciono. E ho imparato a non credere alle Verità Assolute.

La conversione di Allam non mi fa né caldo né freddo. Non cambia il mio giudizio su di lui. Continuo a trovarlo intellettualmente disonesto ma essendo io evolutomi come un Pokèmon, ora quello che scrive mi fa ridere, non più arrabbiare. Un esempio? (grassetti miei)

Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà.

Le lacrime agli occhi, sul serio. Allam, contro l’intolleranza nei confronti del diverso, contro le menzogne e la dissimulazione. Ma dai?! Ma si è mai letto?

Buona Pasqua comunque, eh.

Luttazzi torna in Tv

Daniele LuttazziDaniele Luttazzi tornerà in televisione quest’autunno. Non trovate anche voi sia una bellissima notizia? È così bella che quando l’ho letta sono venuto. Ahhh. Falso allarme, era solo un sospiro di sollievo. Ma grosso così! :-)

Mi piace la sua comicità, il suo stile… e mi piacciono le sue idee.
Dopo la famosa puntata di satyricon in cui intervistò Travaglio sulla provenienza dei soldi di Berlusconi ci fu il famigerato editto bulgaro in cui Silvio invocó la sua cacciata insieme a quella di Santoro e Biagi dalla tv di Stato: fanno un uso criminoso della televisione, tuonò il Cavaliere.
Luttazzi: hey hey Berlusca, non sono io che ho i conti alle isole cayman (questa poi la controllo sul dvd :P)

Inciso: si chiama tv di Stato, o pubblica, non di Governo. Concetto ancora non del tutto compreso dai politici e quindi dalle leggi che questi sono chiamati a scrivere.

Un appunto sul diktat, ché io ci casco sempre: si chiama bulgaro, non perché il Governo bulgaro si sia macchiato di atti simili, ma semplicemente perché l’ex (ahh!) Presidente del Consiglio ha pronunciato quelle parole proprio a Sofia, durante una visita ufficiale.

Berlusconi, la censura e il diritto alla satira sono diventati così temi molto presenti negli spettacoli e negli scritti di Luttazzi, così come la definizione stessa di satira (un po’ di memoria e un punto di vista).
Contenuti tra l’altro fruibili solo a teatro, sul suo blog o scaricando registrazioni video e audio nelle reti peer2peer. Tute cose che io ho fatto.

Non é un caso che sia stato proprio Luttazzi a fare le traduzioni aggiornate, a distanza di trent’anni, dei primi tre libri di Woody Allen, un altro mio mito assoluto.

Image of Lepidezze postribolari ovvero populorum progressio

Recentemente é uscito il suo ultimo libro, Lepidezze postribolari ovvero populorum progressio. Non lo volevo nemmeno comprare! Insomma,

Ipocriti

Giornali e telegiornali stanno denunciando con forza questo caso: in un’aula di tribunale si tiene l’udienza contro una donna accusata di furto ed evasione. Con lei, dietro le sbarre, ci sono i suoi due figli piccoli. L’immagine di un bambino dietro le sbarre sgomenta qualcuno e dopo venti minuti i bambini vengono fatti uscire.

bambini dietro le sbarre con la madre al processo

Repubblica.it oltre rivendicare la sollevazione del caso con la sua denuncia (da premio pulitzer!), riporta le parole di Galgano, procuratore generale di Napoli:

“In 46 anni di mestiere è forse la prima volta in cui mi è capitato di vedere bambini rinchiusi in un ambiente con le sbarre. Anche al tempo in cui i trasferimenti si facevano ricorrendo a mezzi come le catenelle con i moschettoni, se veniva portata in aula una mamma con figli, si faceva in modo da non mettere in mostra la sua qualità di imputata priva della libertà”.

Bravi. Davvero. Indignamoci tutti per i bambini dietro le sbarre, ma solo quando sono in pubblico eh. Solo quando qualcuno può scattargli una foto con il telefonino. Come se la madre, prima di andare in aula, fosse andata a prenderli al parco giochi.

Fatevi qualche ricerca online va…

Delle paure

legittime? (ho corretto il link)

Si pregano i signori condomini di pulirsi il sangue dalle scarpe prima di utilizzare l’ascensore.

Dalla parte di Lia

Dispiace vedere certe cose. D’altronde, il giornalista in questione, noto per la sua disonestà “intellettuale” nulla ha fatto se non rimanere nella sua solita bassezza morale.

Molte le persone che nei propri blog esprimono solidarietà a Lia e condannano il comportamento del giornalista del corriere. Non tanto per un fatto di buon gusto e deontologia professionale – che dovrebbero pure bastare, ma perché – a meno di salvifici cavilli – tale comportamento ha rilievo penale, come ricorda Gaspar nei commenti al suo post:

Gaspar ha detto…
Davide: consulta per favore l’articolo 623 bis del Codice Penale, introdotto dalla legge 23 dicembre 1993 n. 547 circa le norme del codice penale in tema di criminalità informatica. La posta elettronica viene considerata “comunicazione riservata” inviolabile alla pari del domicilio e dei segreti personali.

Non è un caso che Lia pensi di querelarlo. Sarebbe sicuramente in buona compagnia e la cosa non potrebbe che far piacere a coloro che conoscono bene questo personaggio. Se non altro per vederlo condannare in qualche forma e veder magari la sua testata, il Corriere della Sera, costretta a prendere posizione in materia. Di deontologia, s’intende.

Ho pensato però che la cosa potrebbe essere rischiosa per due motivi.

Guantanamo

Su Raitre stanno trasmettendo un documentario sulle carceri della vergogna: Guanatamo e Abu Gharib.
Dite che posso mettermi in malattia perché fa troppo male?

[bastardi figli di puttana]

Buttiglione

Buttiglione, a Omnibus su La7, ha appena detto che gli immigrati non dovrebbere avere il diritto di fare politica. Al massimo avere rispettati i loro diritti umani.
E’ possibile chiedere le sue dimmissioni da homo sapiens? Proporrei una retrocessione in serie homo erectus con 30 cromosomi di penalità.

Perle ai porci

Sono stanco.
Tre giorni fa ho partecipato al corteo del 25 Aprile. Commemorazione della liberazione dal nazi-fascismo. Così, giusto per ricordarsi che cosa si festeggia. E contro chi/cosa si è combattuto. Prima che me ne dimentichi, prima che sia troppo tardi: ho scattato qualche foto alla manifestazione. Le trovate su flickr. Ce n’è anche qualcuna di “appunti Partigiani 2006“, evento che ogni anno rappresenta la prosecuzione del 25 aprile, presso l’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini.

135089448_a60ac52ee9_t.jpg

135089328_11dbedd706_t.jpg 135089368_f8de3b86cb_t.jpg 135089416_47e1fe029d_t.jpg 135092318_43fd641b25_t.jpg

Dicevo: sono stanco.
Tutte le mattine su Rai radio3 c’è un programma: PrimaPagina. Ogni settimana un giornalista scandaglia i quotidiani leggendo notizie ed editoriali. Spesso lo ascolto in differita grazie ai podcast.

Sono stanco. Questa settimana, proprio questa, a leggere i quotidiani c’è una giornalista del Foglio, Marina Valsenise. Proprio nella settimana del 25 Aprile. Nausea.

Ma fosse lei il problema. Fosse il Foglio, il problema, uno ci ha già fatto il callo.
Dicono: Sì ma Ferrara è intelligente. Come se l’intelligenza fosse in sé un valore assoluto. Come se fosse da encomiare, che so, un serial killer che commette efferati delitti. Eh sì, ma è davvero da ammirare la sua meticolosità e determinazione. Nel raggiungere il suo fine di rituale distruzione senza essere fermato è davvero bravo.
Clap Clap.

Ma no. Il problema non è quello. Sono stanco già da un po’, direi. Dalle elezioni irachene dell’anno scorso, pressappoco. E’ sfiducia, la mia. Pessimismo, forse. Speranza violata.

A PrimaPagina si leggono gli editoriali e i resoconti del 25 Aprile. E tutta l’attenzione sui fischi eversivi alla Moratti. Che, poverina, era lì a commemorare anche lei la liberazione dal nazi-fascismo. Ché lei accompagnava l’anziano padre ex-deportato. Solo quest’anno però. E lei no, non era lì a cercare i fischi, a provocare, a fare incetta di materiale per la sua campagna elettorale per il Comune di Milano. No no. Lei non è alleata con i post (ma quanto post?) fascisti. No.

E che diamine, i fischi poi. In una democrazia? Scherziamo? Sarà mica un paese civile chi protesta fischiando i propri politici e aspiranti tali.

E poi le bandiera di Israele data alle fiamme. Un gesto assurdo durante la manifestazione che commemora la liberazione da queli stessi tiranni che gli ebrei li hanno deportati, uccisi, sterminati. Assurdo sì.

Una bandiera, un pezzo si stoffa che è in realtà un Simbolo. Un simbolo che rappresenta qualcosa e qualcuno e di questo qualcuno rappresenta le azioni, sia quelle condivisibili che quelle esecrabili. Bruciare tutto questo, può essere equiparato ad un’azione eversiva?

I simboli, a me, piacciono poco. Li temo. Appiattiscono. Sminuiscono. Intensificano alcuni aspetti e ne adombrano altri. Vanno capiti, i simboli. E quando vengono usati, devono essere interpretati.

E’ chiaro – anzi no, non lo è – che bruciare la bandiera con la stella di David non rappresenta un’aggressione contro gli israeliti. Nè contro la totalità del popolo di Israele. Ma lo Stato di Israele, rappresentato da quella bandiera, ha un governo. Che mette in pratica azioni. Che vengono considerati – e secondo me a ragione – esecrabili da una fetta non indifferente delle persone chiamate ad esprimersi.

E’ per caso violenza protestare contro la politica di un governo bruciando la sua bandiera? Si potrebbe obiettare che non è esattemente sua, del governo. Ma dell’intero Paese. Certo, sono daccordo. Allora facciamo così: ogni governo si faccia la sua bandiera. Così che quando farà qualcosa di incondiviso, si possa bruciare un pezzo di stoffa che non offenda persone non rappresentate dallo stesso.

I simboli sono pericolosi, potenti, ambigui. Ma ancora più pericolo è affidarsi – per comprendere – ad una classe di intellettuali e corsivisti inetti, capaci solo di riempire le pagine dei giornali con analisi pressapochiste e superficiali.

Che vuol dire, poi, lamentarsi con Prodi e il centro-sinistra di fischi e roghi? Che cosa significa rispondere “non è sufficiente” ad una presa di posizione che smentisce legami ideologici con tali atteggiamenti? Davvero, non capisco.

Cosa si pretende? Una fucilazione di massa per mano di D’Alema, Prodi, Fassino e Bertinotti?

Qualcuno mi può dire qual è un modo non-violento di dissentire che piaccia a lor signori? Che forse si preferiscano molotov contro auto parcheggiate, forze dell’ordine ed esercizi commerciali?
Sono stanco. Davvero.

Quell’antisemita di Lia

Ariel Sharon

[parental advisor] Questo post potrebbe essere di difficile interpretazione. Abbiamo intervistato l’autore per far luce sulle sue intenzioni. [/parental advisor]

Da non credere. Tu sparisci dalla rete per un po’ e quando torni cosa succede? Scopri che Lia (Haramlik) è diventata un antisemita.

Sentite un po’ cosa scrive!!!

Il mondo ha sostenuto Sharon definendolo un coraggioso uomo di pace, anche se lui ha fatto di tutto per delegittimare e sminuire ogni potenziale partner negoziale palestinese e ha bloccato ogni significativa trattativa politica.

Ah no, scusate, questo l’ha scritto Amira Hass, una giornalista di Ha’aretz, il quotidiano progressista di Tel Aviv!

Ecco quello che invece ha scritto quella sciagurata di Lia:

Con Sharon si è chiuso il mio ultimo viaggio in Israele.
Eravamo appena tornati da Gerusalemme quando lui, circondato da uno schieramento di soldati, fece la famosa "passeggiata" derisoria sulla Spianata delle Moschee.
Scoppiò la II intifada, poi la carneficina, l’assedio ad Arafat.

Non contenta di ciò ha anche messo in discussione il ritiro dalla Striscia di Gaza che Sharon ha messo in atto:

Sharon ha realizzato quello che aveva promesso: il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza. E il mondo applaude, ignorando il fatto che il ritiro vanifica le risoluzioni internazionali e gli accordi di Oslo, che insistono sull’integrità territoriale di Gaza e della Cisgiordania. Gaza si sta trasformando in un’entità separata, distante e isolata, e i regolamenti burocratici israeliani, spacciati per misure di sicurezza, separano tutti gli abitanti della Striscia dalla Cisgiordania.
Gaza è un’enorme baraccopoli, abbandonata tra l’indifferenza israeliana e
l’insofferenza internazionale per i dettagli.

Sharon ha parlato di uno "stato palestinese" ed è stato salutato come un nuovo de Gaulle. È certo più facile che analizzare il modo diligente e meticoloso in cui l’occupazione israeliana sta trasformando la Cisgiordania in un puzzle di enclave palestinesi circondate da recinzioni e mura, vere e proprie prigioni in mezzo a un crescente reticolo di colonie e strade israeliane che ignora bellamente la Linea< verde. Un sistema di leggi per i palestinesi, un altro per gli ebrei.

Ah no, scusatemi ancora. Questo l’ha scritto ancora Amira Hass nello stesso articolodi prima.

Ecco quello che invece ha scritto quell’intollerabile antisemita di Lia:

Lo si è detto, lo si è ripetuto, c’è mezzo mondo che si sgola: "No. Sharon ha tolto 7000 coloni dalla Striscia di Gaza, trasformata in regione liberamente bombardabile, e li ha per lo più spediti ad aggiungersi ai 440.000 coloni dei ben più ampi Territori Occupati di Gerusalemme est e Cisgiordania. Attraverso uno spaventoso muro più volte dichiarato illegale da qualsiasi organismo internazionale, ha poi annesso ad Israele l’80% delle sue altrettanto illegali colonie e il 40% di pura e semplice terra palestinese, compresa di sorgenti d’acqua che vanno a destinarsi, ovviamente, all’agricoltura israeliana. Ha intrappolato 237.000
palestinesi dentro il muro e ne ha messi fuori altri 160.000.
Tutti loro destinati, dentro o fuori dal muro, a vivere tra torri di guardia e filo spinato. Questo è ciò che è successo."

E c’è dell’altro:

Sharon, per bocca del suo miglior complice, Shimon Peres, ha parlato di ripresa economica. Ma la frammentazione della Cisgiordania
costringe a tornare a metodi economici dell’inizio del novecento, se non prima, logora le persone, uccide ogni forma di creatività. Processo di pace, dice il mondo piangendo per Sharon. Un nuovo apartheid è invece la descrizione corretta, nascosta dietro la gigantesca immagine benevola di Sharon.

Ooops. Scusatemi. Questo è sempre a firma di Amira Hass.Sempre del quotidiano israeliano Ha’aretz.

Lia invece, ha scritto questo:

Ho già letto in giro perle come: "Sharon ha comunque ordinato il ritiro delle truppe dai Territori Occupati". Degno risultato di tanta informazione, direi, e certo opinione diffusa in tutta Italia: se andassimo a intervistare la gente sui tram e nei supermercati, sai quanti si direbbero convinti che questo è ciò che veramente è successo? Che davvero Sharon ha ordinato il ritiro dai Territori?

Un mondo folle.

Il giochetto dei paralleli è terminato.

Auto-intervista

D: Ci dica, come è strutturato questo suo bizzarro post?
R: Niente di complicato. Ho citato un pezzo dell’articolo della Hass seguito subito dopo da uno stralcio del post di Lia e ho ripetuto la cosa per tre volte. Ovviamente citando parti diverse.

D: Perché ha voluto citare l’articolo della Hass?
R: Avevo da poco letto il post di Lia e quelli successivi sul polverone che aveva innescato. La sera stessa ho avuto tra le mani l’ultimo numero dell’Internazionale. Dentro c’era questo piccolo articolo di Amira Hass. Mi hanno colpito delle analogie… che tra l’altro ho messo in risalto. Ho pensato che se dovevano accusare Lia di antisemitismo avrebbero dovuto fare la stessa cosa con la giornalista del quotidiano di Tel Aviv.

D: Lei pensa che Lia sia antisemita?
R: Assolutamente no! Non penso che Lia sia antisemita.

D: Per correttezza nei confronti dei lettori, dobbiamo confessare che lei ci ha chiesto espressamente di farle l’ultima domanda (Lei pensa…). Possiamo chiederle il motivo?
R: Dopo ciò che ho letto a seguito del post “incriminato”, la mia fiducia nelle capacità di interpretazione delle persone è calata ulteriormente. A questo punto credo che qualsiasi testo allusivo, sarcastico o non lineare vada accompagnato da una spiegazione passo passo, affinché anche i lettori meno dotati possano recepirne il contenuto.

D: Si spieghi meglio…
R: Avrei tanto voluto lasciare questo post con le sole citazioni dei due pezzi, ma ho avuto il timore che a leggerlo ci sarebbe potuto essere qualcuno privo di medie capacità di critica e interpretazione. Avrebbe stravolto il significato che volevo dare!!

D: Lei come ha reagito alla notizia dell’ictus che ha colpito il premier israeliano?
R: (sorride, ndr) Ho pensato subito di scrivere un post, lo confesso. Immaginavo una grande foto di Ariel Sharon. E di fianco, un titolo enorme: “Pena di Morte!”

D: Non le pare una cosa orribile da dire, da pensare?
R: No, visto il soggetto, il suo passato e le sue responsabilità. Forse solo un po’ cinico. E poi consideri che io non ho ammazzato nessuno. Non ho coperto nessun massacro. Non sono stato la causa della seconda Intifada.

D: Lei non era contrario alla pena di morte?
R: Lo sono ancora. Ma i crimini di guerra hanno un peso diverso e diversamente devono essere trattati dal punto di vista legislativo. E io considero Sharon un criminale di guerra. E non solo lui a dire il vero…

D: Sta parlando di George Bush?
R: Sì esatto.

D: E Blair e Berlusconi?
R: Alla stessa stregua di complici di un reato. Hanno le attenuanti del caso, ma sempre nell’ambito di crimini di guerra. Contro l’umanità, come li vuole chiamare li chiami.

D: Lei è antisemita?
R: Lei non ha capito un cazzo!!


Subscribe

Subscribe to my RSS Feeds

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from aladingenius. Make your own badge here.

Links