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	<title>onTheCarpet :: aladin &#038; the genius :: blog &#187; islam</title>
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	<description>Scusate, parlo perchÃ© non sono un esperto in materia</description>
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		<title>Autocritica (islamica) cercasi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 08:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aladingenius</dc:creator>
				<category><![CDATA[islam]]></category>
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		<description><![CDATA[Il conflitto, quando non viene risolto da un sincero e reale confronto, genera odio. L&#8217;odio genera cecitÃ . E non v&#8217;Ã© peggior cieco di chi non vuol vedere.
I problemi, si sa, per poterli risolvere occorre prima individuarli, riconoscerli, confessarseli. Ma se si Ã© troppo impegnati a odiare l&#8217;Altro, vedremo solo i suoi di difetti, riconosceremo solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="96" height="76" align="left" alt="Divorzio ai tempi dell'islam (e dei blog)" style="border: 1px solid #999999; padding: 3px; margin-right: 3px; background-color: #dddddd" id="image551" src="http://www.aladingenius.com/onTheCarpet/wp-content/uploads/2006/11/divorzio-islam-NUOVO.thumbnail.gif" />Il conflitto, quando non viene risolto da un sincero e reale confronto, genera odio. L&#8217;odio genera cecitÃ . E non v&#8217;Ã© peggior cieco di chi non vuol vedere.</p>
<p>I problemi, si sa, per poterli risolvere occorre prima individuarli, riconoscerli, confessarseli. Ma se si Ã© troppo impegnati a <strong>odiare l&#8217;Altro</strong>, vedremo solo i suoi di difetti, riconosceremo solo i suoi di problemi. Per i nostri non ci sarÃ  tempo, energia, volontÃ . Per i nostri ci sarÃ  tempo.</p>
<p>Il membro di una comunitÃ  odiata e odiante-quale questa sia-, quando fa autocritica, quando pone l&#8217;accento su ciÃ² che non va, viene messo a tacere. Accusato di essere un dissidente, un venduto o, nella migliore delle ipotesi, di parlare solo a titolo personale.</p>
<p>&#8220;O con noi o contro di noi&#8221; Ã© lo slogan della <strong>stupida cecitÃ  umana</strong>, uno slogan che conquista per la semplificata immagine di realtÃ  che porta con sÃ©. Bianco/nero. Buoni/cattivi. Bene/male. Chi critica dall&#8217;interno non viene ascoltato ma escluso. Chi lo fa dall&#8217;esterno viene odiato in quanto Altro, in quanto nemico.</p>
<p>Chi avrebbe motivo di lamentarsi e criticare si copre con un mantello di mutismo e rassegnazione perchÃ© giÃ  sa cosa lo attenderebbe se si esprimesse. Molti fanno cosÃ¬, altri semplicemente smettono di sentirsi parte della presunta comunitÃ  odiata e odiante.</p>
<p>Questo ben si adatta al tanto paventato scontro di civiltÃ : l&#8217;occidente contro l&#8217;islam. L&#8217;islam contro l&#8217;occidente. L&#8217;islam d&#8217;occidente contro tutti.</p>
<p><span id="more-550"></span>Difetti li hanno tutte le societÃ , tutte le comunitÃ . Non ne Ã© immune la <strong>comunitÃ  islamica in Italia</strong>. Il conflitto di civiltÃ  e l&#8217;ostilitÃ  che si respira da entrambi i lati del muro impedisce perÃ² un percorso di autocritica interna. E chi Ã¨ vittima di queste distorsioni rimane tale: muto e quindi inascoltato. Muto per timore. Oppure per totale mancanza di fiducia in un possibile cambiamento.</p>
<p>Le critiche dell&#8217;Altro sugli stessi problemi sono &#8211; ovviamente &#8211; inascoltate e vengono rispedite al mittente. L&#8217;Altro non puÃ² agire in buona fede, per definizione. E oltre ad essere portatore di secondi fini porta con sÃ© il suo bagaglio di difetti, problemi e distorsioni. Questioni e distorsioni irrisolte e quindi: <strong>da che pulpito la critica</strong>?</p>
<p>CiÃ² non fa altro che far chiudere in loro stesse entrambe le comunitÃ . Non crescono, non migliorano, involvono in loro stesse e sono destinate a morire, agonizzare, ad uccidersi a vicenda. Anche se solo verbalmente, s&#8217;intende.<br />
Per spezzare il circolo vizioso occorre che ci sia un Altro che sia in buona fede, che si possa ascoltare. Che questo qualcuno abbia motivi per proporre istanze di miglioramento e che al contempo non abbia timore di essere tacciato di dissidenza in quanto non appartenente alla comunitÃ . Qualcuno di ascoltabile.</p>
<p>E c&#8217;Ã¨ lei, <a target="_blank" title="Lia di Haramlik" href="http://www.ilcircolo.net/lia/">Lia di Haramlik</a>, che la causa della comunitÃ  (islamica) l&#8217;ha <em>letteralmente </em><a target="_blank" title="Haramlik: Il divorzio ai tempi dell'islam (e dei blog)" href="http://www.ilcircolo.net/lia/001119.php"><strong>sposata</strong></a>. E visto che ha esperito in prima persona uno dei problemi su cui nessuno aveva il coraggio di intervenire, l&#8217;ha fatto lei.</p>
<p>C&#8217;Ã¨ la questione dei<strong> matrimoni islamici</strong>, per dire. C&#8217;Ã¨ che il diritto islamico in questioni matrimoniali sarebbe anni luce avanti al diritto della civiltÃ  occidentale. Ma qui ognuno avrebbe i propri pregiudizi e opinioni e non ne usciremmo. Diciamo solo che esiste un diritto islamico che prevede determinati diritti all&#8217;interno del contratto (di questo si tratta) del matrimonio. Diciamo che se questi diritti fossero fatti rispettare, parecchi problemi sul rapporto uomo-donna nell&#8217;Islam sarebbero risolti. Diciamo anche che in Italia ci si puÃ² sposare islamicamente <strong>ma non divorziare islamicamente</strong>. O meglio, si puÃ², si puÃ². Ma al di fuori delle regole, dei diritti e dei doveri.</p>
<p>I contratti servono a sancire quelli: diritti e doveri dei contraenti. PerchÃ© quando un nostro diritto viene violato occorre avere un&#8217;altra possibilitÃ  oltre alla clava, no?</p>
<p>C&#8217;Ã¨ quindi questa situazione, nell&#8217;islam italiano: ci si sposa, si arriva a divorziare&#8230; e tanti saluti. I doveri dov&#8217;erano? I diritti diventano storti. Chi ha da guadagnarci ci guadagna e chi non ha nÃ© forza nÃ© voce ci perde. Semplice.</p>
<p>E a questo punto Lia di Haramlik propone <a target="_blank" title="Haramlik: Senti un po' islam italiano" href="http://www.ilcircolo.net/lia/001121.php"><strong>una commissione</strong></a>. A partire dal suo caso personale &#8211; di una che ha sposato la causa &#8211; che fa diventare caso politico.</p>
<p>Ed Ã¨ un gesto intelligente. PerchÃ© interrompe quel circolo vizioso che porta le comunitÃ  a morire macchiando la propria dignitÃ  e la propria storia, a non essere all&#8217;altezza di loro stesse.<br />
E&#8217; un gesto intelligente, ma tale dev&#8217;essere la reazione della comunitÃ  islamica. Per una volta che una critica arriva in buona fede, non accompagnata dall&#8217;odio e dalla disonestÃ  intellettuale dei vari Magdi Allam, per una volta: che si approfitti dell&#8217;occasione e si faccia autocritica. Che si cambi qualcosa nel modo di agire, perchÃ© quello attuale Ã¨ indifendibile.</p>
<p>SarÃ  capace la comunitÃ  islamica italiana di non farne un caso semplicemente personale e quindi risolvibile, patteggiabile, soffocabile nel silenzio? SarÃ  capace di elevarlo a istanza politica e religiosa per essere all&#8217;altezza di quel che vorrebbe rappresentare?</p>
<p>SarÃ  capace di approfittare di questo caso per smettere di difendersi dall&#8217;Odiante Altro e cominciare a spendere quel tempo e quelle energie (scarse e dunque finite, pregiate) per ascoltarsi da dentro e quindi migliorarsi?</p>
<p>Io me lo auguro. PerchÃ© a spezzare la catena dell&#8217;odio ci si guadagna tutti.</p>
<div style="text-align: center"><a target="_blank" title="Haramlik" href="http://www.ilcircolo.net/lia/"><img width="349" height="277" border="0" alt="Divorzio ai tempi dell'islam (e dei blog)" style="border: 1px solid #999999; padding: 3px; margin-right: 3px; background-color: #dddddd" id="image551" src="http://www.aladingenius.com/onTheCarpet/wp-content/uploads/2006/11/divorzio-islam-NUOVO.gif" /></a></div>
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