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Sull’astensione

Non so chi sia Beppe Sebaste, ma ho letto questo suo pezzo qualche giorno fa su Nazione Indiana, postato da Gianni Biondillo, che invece so chi è perché ho letto un suo romanzo. E’ un pezzo che ho condiviso pienamente.

Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa – beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo.

Come ora non condivido nella maniera più assoluta il post di Gianluca Neri che ho appena letto su Macchianera. Un post in cui non difende semplicemente la scelta del suo astensionismo, ma pretende di dare lezioni morali a chi a votare ci è andato.

Siamo ad oggi: il governo che due anni fa avete proposto per guidare il paese, un pastrocchio centrosinistro appesantito, tra gli altri, dai nomi di Intini, De Mita e Rutelli, non è riuscito a durare nemmeno la metà del tempo che si era ripromesso di restare in carica. Per la legge dell’alternanza che la scorsa volta ci permise uno scarto positivo dello 0,7 per cento, questa volta toccherà inevitabilmente agli altri e, indovinate? E’ tutta colpa vostra.

Non mi pare che non ci fossero alternative al PD, più a sinistra del PD o più laiche del PD.  Scegliere di non votare per mandare un segnale alla classe politica può essere considerato un voto di protesta, una richiesta di cambiamento, una strategia che il singolo elettore adotta per raggiungere i suoi scopi – che possono essere anche di lungo periodo.

Ma che non si pretenda di elevare questa strategia a Verità Assoluta screditando chi invece ha scelto di scendere a compromessi andando a votare, magari turandosi il naso, il partito che meno si allontanava dalle sue convinzioni. Che il narcisisimo non diventi spocchia.

Quello che sarebbe stato il mio voto utile

(avrei dovuto scriverlo una decina di giorni fa, questo post)

Io non posso votare, non ho la cittadinanza italiana. Ma se avessi questo diritto lo eserciterei. Anzi, l’avrei già esercitato ieri.

All’inzio, per la prima volta, pensai che in queste consultazioni non avrei votato. Nel caso ne avessi avuto diritto, s’intende.

Io sarei qui

Avrei qualcosa da dire sul concetto di voto utile.

Nel frattempo, è giusto che si sappia: io sarei lì.

Io sono qui

E tu? (questionario di openpolis in 25 domande)

via Auro, Zu, Leonardo


Su Alitalia

Su Alitalia Rillo ha scritto un bel post.

Sono contento che abbia ricominciato a scrivere e che da quando ha messo feed possa sapere anche io quando lo fa…

Certo, se i suoi commenti non mi considerassero spammer mi sarei limitato a scrivergli un commentino di bentornato.

Ma tant’é. Bentornato da qui ^__^

PS. Il commento sarebbe stato “ma lo sai che è proprio un piacere leggerti?”.

PS 2: Sullo stesso argomento consiglio anche la lettura del post di Uriel:  Alitalia e ariLega

Prodi, non cadere

Hai voglia ad essere insoddisfatto dell’azione di governo e delle continue crisi, di Mastella immanicato e di Di Pietro che firma con l’Opposizione per il mantenimento della società per il Ponte di Messina… ma l’alternativa, oggi, qual è?

Su questo, condivido le parole di Francesco.

Mio cuggino mi dà ragione

Due giorni fa al Senato, l’UDC ha votato per il refinanziamento della missione militare in Afghanistan. Il resto del centro-destra ha votato contro nella speranza di far cadere il governo Prodi.

A Omnibus, su La7, parlano della necessità che ha la Casa delle Libertà di ricucire i rapporti con l’UDC (fra un po’ ci sono le amministrative eh!).

Bonaiuti, che è il portavoce di Berlusconi, ha appena detto che il Paese appoggia la decisione di Forza Italia di votare contro. Queste sono le prove che ha portato:

  1. Passeggiando da casa sua a Roma a Palazzo Grazioli ha incrociato dei passanti che l’hanno fermato e gli hanno detto: “bravi, avete fatto bene, fate cadere Prodi”
  2. Ha ricevuto un sacco di sms che appoggiavano la posizione di Forza Italia
  3. Un deputato dell’UDC ha ricevuto un sacco di sms di protesta per il voto del suo partito.

Mio cuggino topo cane.

Ipocriti

Giornali e telegiornali stanno denunciando con forza questo caso: in un’aula di tribunale si tiene l’udienza contro una donna accusata di furto ed evasione. Con lei, dietro le sbarre, ci sono i suoi due figli piccoli. L’immagine di un bambino dietro le sbarre sgomenta qualcuno e dopo venti minuti i bambini vengono fatti uscire.

bambini dietro le sbarre con la madre al processo

Repubblica.it oltre rivendicare la sollevazione del caso con la sua denuncia (da premio pulitzer!), riporta le parole di Galgano, procuratore generale di Napoli:

“In 46 anni di mestiere è forse la prima volta in cui mi è capitato di vedere bambini rinchiusi in un ambiente con le sbarre. Anche al tempo in cui i trasferimenti si facevano ricorrendo a mezzi come le catenelle con i moschettoni, se veniva portata in aula una mamma con figli, si faceva in modo da non mettere in mostra la sua qualità di imputata priva della libertà”.

Bravi. Davvero. Indignamoci tutti per i bambini dietro le sbarre, ma solo quando sono in pubblico eh. Solo quando qualcuno può scattargli una foto con il telefonino. Come se la madre, prima di andare in aula, fosse andata a prenderli al parco giochi.

Fatevi qualche ricerca online va…

Un’altra Diaz?

Una Diaz per uno. Per par-condicio.

[...]«nel caso vi fosse, deve essere represso con estrema severità». Il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli rispondendo a un’interrogazione di La Russa (An) nel corso del question time alla Camera promette il pugno di ferro contro chi commetterà violenze.

La vedo male.

Anti

Quando Napolitano – il Presidente della Repubblica!! – ha equiparato l’antisionismo all’antisemitismo, ho trattenuto a stento un conato di vomito. Sì, lo sapete che non sono politacally correct no?

Ho avuto la decenza di non esprimermi nella Giornata della Memoria: volevo scrivere una cosa del tipo “da oggi sono anti-stronzo, si può ancora essere anti-stronzi?”

Visto che l’accusa di antisemitismo è sempre dietro l’angolo, è più facile lasciare a chi è di fede ebraica la difesa del buon senso. Sta girando questa bella lettera pubblica che Mauro Manno ha scritto al Presidente della Repubblica. Sì sì, lui è ebreo, pensate un po’ (niente, alla radio avevo sentito che lo era, ma cercando meglio in rete non trovo conferma; pazienza mica cambia qualcosa, sapete?).

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

Signor Presidente,
Da quanto leggo su televideo lei avrebbe dichiarato:
“No all’antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo”.
“Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele”. Se questo è realmente il suo pensiero, e naturalmente mi auguro che non lo sia, mi lasci dire che queste sono affermazioni errate e gravi e mi auguro che suscitino, da parte di numerosi italiani, una reazione calma e ragionata ma ferma.

Signor Presidente,

Ederle in prospettiva. Parte 1

-la selettività della Storia-

Ci pensate mai a cosa ci sarà scritto nei libri di Storia degli accadimenti a noi contemporanei? Cosa verrà ricordato fra cinquant’anni o più, dei giorni nostri? A me capita, ogni tanto.

Che so, per esempio l’altro due giorni fa a Baghdad sono scoppiate due bombe che hanno fatto 85 morti e 180 feriti. Sarà menzionata dalla Storia? Non penso. Sarà uno dei dati con cui verrà formulata, certo, ma non sarà quell’episodio specifico a farla.
Il dibattito del centro-sinistra su partito democratico? Non credo. I morti sulle strade in quello che viene ormai chiamato “grande esodo”? Via. Uno qualsiasi deti tanti casi di malasanità? Via, via. La riconferma della presenza italiana in Afghanistan? Via, via via.

Sì perchè riuscite a immaginarlo voi uno studente fra cinquant’anni rispondere alla domanda: dimmi Sacchi, in che data il parlamento italiano ha votato per il rifianziamento della missione in Afghanistan?

Io no. Perché se è vero che tutto ciò che accade ha conseguenze su ciò che accadrà, nella maggior parte dei casi queste conseguenze saranno tali – e quindi degne di nota – in uno spettro temporale molto ridotto. E anche molto vicino al fatto scatenante.

La Storia, semplicemente, non ne tiene conto. Cosa che invece fa riguardo a quegli accadimenti i cui impatti si ripercuotono con forza ed evidenza nelle vicende umane, nello svolgersi delle civiltà.

Prendete per esempio il caso della base USA a Vicenza. Passerà alla Storia? Direi di sì. Anzi no. Mhh, diciamo che indirettamente lo sarà. Agli occhi della Storia, il raddoppio della base di Ederle occuperà una o due righe. Il capitolo? Visto che la sfera di cristallo non l’ho io né l’avete voi, accontentiamoci di un titolo semplice: Global Posture Realignment/Review, la strategia USA per il riposizionamento globale delle proprie risorse militari.

Già sentito? No?


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