Archive for the 'life' Category

Compleanno #31

Io oggi compio 31 anni.
Come regalo vorrei che ai giornalisti iracheni venisse fornita più mira.

Come vedete sono generoso e penso sempre al prossimo.

Però sarebbe anche da perdonare quel povero giornalista: Bush ha due neuroni. Giusto in quello potevano specializzarsi, no?

L’elettricista e la fattura

Sono passato a pagare l’elettricista in negozio stamattina.

Cento-ottanta-sei euro. Pago con il bancomat e gli chiedo, con in mano la ricevuta del pagamento, la fattura.

Uno strano rumore al di là del bancone mi suggerisce che si deve essere rotto qualche cosa nella serratura quantica che  impedisce ai vari universi paralleli di inquinarsi a vicenda. L’elettricista è in silenzio. Lo vedo annaspare da dietro i suoi grandi occhiali, i baffi che sembrano galleggiare nel vuoto. Dalla sua reazione capisco che il rapporto causa effetto ti-pago:mi-fai-la-fattura, non appartiene al suo universo. Decido di far finta di niente.

- “Eh ma… allora devo farti pagare anche l’IVA!” mi dice dopo aver constatato che fare finta di non essere lì non dava i risultati attesi
-Mi scusi?
-Eh, se no ci rimetto io
-Perché dovrebbe rimetterci? Non la seguo. Il suo collega mi ha detto che la cifra da pagare sarebbe stata proprio quella
-Ci dev’essere stato un fraintendimento, cioè…
-Mi perdoni, ma io sono un privato, come può solo pensare che a me interessi un prezzo senza iva, mica la scarico sa?
-Sì però…
-Non mi vorrà mica dire che c’è un prezzo senz’IVA e uno con!
-Beh… ma mi scusi, a chi la deve dare? A chi la deve far vedere?
-A nessuno.
-
Ma c’è questo! – e mi mostra lo scontrino del bancomat.
-…
-Guardi non c’è probelma, cioè se vuole la fattura gliela faccio subito. Devo solo aggiungere il 20%
-Le ripeto, il suo collega mi ha detto che il conto sarebbe stato questa cifra qui che ho appena pagato
-Eh ma…
-Ho capito, ho capito. Non c’è problema. Va bene così. Sa, è che io sono un dipendente, le tasse io le pago all’origine. Ma va bene, buona giornata
-No aspetti, le dico io cosa facciamo. Facciamo la fattura in modo che il totale sia 186 euro, va bene?
-Direi di sì.
-Aspetti che devo chiamare il commercialista però. Che non ricordo il numero della fattura

Va nel retro e al telefono compone un numero di telefono. “Ciao Franca, sì, senti… devo fare una fattura. Mi dici il numero che non ricordo l’ultima? Sì aspetto. Quattro? Quattro, va bene.”

Torna, prende il blocchetto delle fatture e scrive in alto a destra il numero apena comunicatogli dalla commercialista. Quattro.

-Che giorno è oggi?
-Tre Aprile
-
Di già? Accidenti!
-Eh, il tempo vola – gli rispondo io mentre penso che se questo ha fatto quattro fatture dall’inizio dell’anno vuol dire una al mese e mi viene voglia di… vabbeh, sorvoliamo.

La mia giornata è cominciata facendo emettere fattura ad un elettricista. Avverto strani poteri soprannaturali fluire nei miei capillari. Fate attenzione

Lo scalo

Il volo diretto Milano-Malpensa/Il Cairo è programmato per le ore 16. Quando arrivo trafelato all’imbarco pensando di essere l’ultimo mi rendo conto che a cinque minuti dal decollo, ancora non hanno iniziato a imbarcare i viaggiatori. Una scritta sospetta si presenta sul tabellone luminoso del gate B09: Luxor-Cairo, 16:00.
16:40 ora italiana. L’aereo sta scaldando i motori. Il capitano ci dà il benvenuto dicendo che siamo sul volo diretto a Luxor, 900 chilometri circa a sud del Cairo. Cerco di trovare argomentazioni convincenti a prova della ragionevolezza di atterrare prima nella capitale… e poi a Luxor, ma mi rendo conto che la logica e il buon senso hanno abdicato. Credo una decina di giorna fa, tra l’altro. Mi aggrappo fanaticamente alla speranza che il personale dell’Egypt Air abbia consumato un pasto a base di funghi allucinogeni.

17:00 ora italiana. Sono qui con un mezzo synflex in mano, in attesa che l’aereo parta e la hostess mi porti un bicchiere d’acqua. Possibilmente non in quest’ordine. I vani sopra il mio posto sono già occupati, così ho lo zaino tra i piedi. Avrei il posto accanto al finestrino, in teoria. Ma credo di essere seduto all’altezza di uno dei portelloni delle uscite di sicurezza, così alla mia sinistra c’è solo una parete abbellita da uno strano maniglione dall’invitante impugnatura. Qualcosa mi dice che devo resistere alla tentazione di giocherellarci durante il viaggio.
Lo schienale non si abbassa. Vorrei pensare che il velivolo sia così moderno da avere un meccanismo di bloccaggio dello schienale in presenza dell’obbligo di cinture, ma sotto il pulsare della cefalea avverto l’eco una risata di scherno, un paio di sinapsi superstiti suppongo. Il capitano conferma la destinazione: Luxor.

18:30 ora itaiana. E’ arrivato il bicchiere d’acqua. La hostess mi conferma che no, il mio schienale non si abbassa. Proprio per la presenza del portellone di sicurezza. I neuroni di prima fanno la ola.

22.00 ora italiana. L’aereo sta per partire da Luxor. I turisti sono scesi e ne approfitto per cambiare posto e godermi la vista della pista di atterraggio di notte. Sono esperienze che meritano. Salgono un paio di ispettori dell’Egypt Air. Da quel che ho capito stanno controllando a campione i biglietti di alcuni viaggiatori per evitare non si sa quale truffa. Del tipo che tu paghi il biglietto fino a Luxor (che è piu’ lontano) ma in realtà vuoi andare al Cairo… però ti di diverti a metterci il doppio del tempo.

23.59 ora italiana. All’arrivo al Cairo scendo tra gli ultimi dall’aereo. Assonnato e stanco. La navetta è stracolma e mi sistemo come faccio di solito sul filobus in circonvallazione: in equilibrio precario sugli scalini, spalle alle porte. Posizione scomoda nelle curve, nessun punto d’appoggio e una piacevole ebbrezza quando le porte si aprono prima che la navetta sia ferma (grazie autista della navetta!). L’immagine dello spigolo del marcapiede sulla mia nuca mentre vengo scaraventato a terra dalla brusca frenata mi passa velocemente davanti agli occhi. Ma gli ultimi saranno i primi…. in effetti mi sono classificato terzo allo stranamente rapido controllo passaporti, con l’agente di frontiera che guarda sbigottito la foto di me capellone-metallaro-con-pizzetto di sette anni prima, faticando non poco a sovrapporla alla mia faccia di oggi: lunghezza capelli quattro millimetri.

Ma l’inattesa e gratuita gita all’aeroporto di Luxor non poteva esser priva di conseguenze, infatti….

La polizia di frontiera è stata clamorosamente gentile. Ricordo che non più di quattro anni fa i cittadini egiziani dovevano aspettare ed essere controllati più dei turisti. Cosa che si ribaltava al ritorno a Malpensa: erano i cittadini italiani ed europeoi ad avere la precedenza su tutti gli altri.

Anche il controllo bagagli alla dogana ha riservato sorprese. Al posto dei bruti che sembravano volerti aprire la Samsonite con il flessibile, ho trovato funzionari educati e gentili. Premurosi quasi. Sembravano profondamente in colpa per per quell’infausto ruolo era stato riservato loro e continuavano a scusarsi per il disordine prodotto. Rassicurvano poi, dicendo di non preoccuaprsi, che mi avrebbero aiutato loro a chiudere le valige. Cosa che peraltro hanno fatto continuando a darmi il benvenuto in Egitto.

Era tutto così bello. Se non si considera il fatto che sono uscito dal rinnovato e ordinatissimo aeroporto del Cairo con una denuncia di smarrimento di tre valige su cinque. Ovviamente scese a Luxor, con quei quattro turisti sfigati a cui ho augurato – ma con il sorriso sulle labbra, senza acrimonia – di svegliarsi della Valle dei Re a bollire a 50 gradi all’ombra.

A parte tutto… sto scoprendo il mio lato Zen. Per dire, alla denuncia dei bagagi c’era ormai la calca quando sono arrivato io. C’era un tizio davanti che non smetteva di imprecare contro la compagnia aerea e il suo pessimo servizio. Più l’impiegato non reagiva o rispondeva in modo educato e più questi aumentava il livello di volgarità e alzando il volume delle imprecazioni. Io, mostrando una calma che di solito mi è estranea, mi guardavo distrattamente intorno con in mano le etichette con i codici dei bagagli. Ad un certo punto un impiegato, credo superiore di ruolo di quello allo sportello, mi fa cenno di entrare direttamente nello stanzino. Prende le etichette, il passaporto e compila tutto il modulo di smarrimento. Mi chiede di firmare e mi rassicura garantendomi che le valige sarebbero arrivate con il volo successivo… Io Zen, tranquillo. Senza mutande di ricambio, ma tranquillo.

Fino ad ora nessuna notizia… ora vado a comprarmi i rasoi usa e getta :-)

Saluti dal Cairo!

non-haiku rabbioso

anarchia
e cadaveri
di ex bulli in divisa
sparsi per le strade
rigagnoli di sangue
giù per le fogne

Marrano!

Qui c’è gente che sparge notizie infondate.
No comment secco, tzè.

Ho confessato…

In una chat con l’amica Gioia, qualche tempo fa, affermai di aver messo la testa a posto e di stare convivendo con una fanciulla di nome Michela. Bugia.

Lei ci invitò a cena. A me e a Michela, per festeggiare.

Memore delle sue qualità di cuoca, cominciai a cercare un’aspirante Michela che reggesse il ruolo di convivente, almeno per una sera. Con un post. Questo post: AAA Michela Cercasi.

Quando sentii di essermi avvicinato all’obiettivo, lo nascosi per evitare che l’Amica Gioia mi scoprisse anzitempo. Perché pure lei ha un blog, e ogni tanto (ma tanto) passa di qui e legge il mio.

Alla fine non se ne fece niente. Michela non la trovai… e all’Amica Gioia non dissi nulla. Ho temporeggiato finché ho potuto, diciamo. “Come va con Michela?” mi chiedeva lei. “Oh benissimo!” facevo io con indifferenza. E poi buttavo lì un “prima o poi venivamo a trovarvi, per quella cena, eh!”.

Stamattina non ce l’ho fatta.
“Come va con Michela?” mi chiede lei.

Universe

Ascoltare Petra Magoni e leggere Douglas Adams [...] riconcilia con l’universo.

Presente

La seconda che hai detto. Ma anche un po’ la prima.

Guantanamo

Su Raitre stanno trasmettendo un documentario sulle carceri della vergogna: Guanatamo e Abu Gharib.
Dite che posso mettermi in malattia perché fa troppo male?

[bastardi figli di puttana]

Lista d’attesa

Sono in lista d’attesa, mi fa.

Ero passato a chiedere perché non fosse venuto, l’idraulico. Che c’avevo ancora quel tubo che perde.

Ero passato lì davanti al negozio, ché l’idraulico della mia zona c’ha la vetrina su strada.

E la sua segretaria mi dice che non si sono dimenticati, no. “Vede? E’ questo qui lei no?”. Mi mostra un foglio con su il mio nome, proprio il mio. Con l’indirizzo preciso e tutto.
Non si sono mica dimenticati mi ripete. La segretaria. Carina. La segretaria carina dell’idraulico. Non si sono dimenticati, loro.

Sono il lista d’attesa. Dall’idraulico. Che ha la segretaria, la vetrina su strada e la lista d’attesa.

Per un tubo che perde.
Dài, non ci volevo credere.


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