Archive for the 'mondo' Category

Darwin awards. Una statuetta per piacere

Sapete che ci sono i Darwin Awards no? Premiano le morti più stupide.

Ecco.  Immaginate un tizio di 29 anni. In albergo svizzero con due amici.  Improvvisamente muore. In modo particolarmente stupido.  Quale?

  1. dopo aver alzato il gomito ha giocato alla rulette russa con una pistola completamente carica
  2. il phon gli faceva venire caldo così si è gettato sotto la doccia, con il phon
  3. facendo gara di sputi con l’amico ha preso troppa rincorsa ed è caduto dal balcone sfracellandosi di sotto

Ederle in prospettiva. Parte 1

-la selettività della Storia-

Ci pensate mai a cosa ci sarà scritto nei libri di Storia degli accadimenti a noi contemporanei? Cosa verrà ricordato fra cinquant’anni o più, dei giorni nostri? A me capita, ogni tanto.

Che so, per esempio l’altro due giorni fa a Baghdad sono scoppiate due bombe che hanno fatto 85 morti e 180 feriti. Sarà menzionata dalla Storia? Non penso. Sarà uno dei dati con cui verrà formulata, certo, ma non sarà quell’episodio specifico a farla.
Il dibattito del centro-sinistra su partito democratico? Non credo. I morti sulle strade in quello che viene ormai chiamato “grande esodo”? Via. Uno qualsiasi deti tanti casi di malasanità? Via, via. La riconferma della presenza italiana in Afghanistan? Via, via via.

Sì perchè riuscite a immaginarlo voi uno studente fra cinquant’anni rispondere alla domanda: dimmi Sacchi, in che data il parlamento italiano ha votato per il rifianziamento della missione in Afghanistan?

Io no. Perché se è vero che tutto ciò che accade ha conseguenze su ciò che accadrà, nella maggior parte dei casi queste conseguenze saranno tali – e quindi degne di nota – in uno spettro temporale molto ridotto. E anche molto vicino al fatto scatenante.

La Storia, semplicemente, non ne tiene conto. Cosa che invece fa riguardo a quegli accadimenti i cui impatti si ripercuotono con forza ed evidenza nelle vicende umane, nello svolgersi delle civiltà.

Prendete per esempio il caso della base USA a Vicenza. Passerà alla Storia? Direi di sì. Anzi no. Mhh, diciamo che indirettamente lo sarà. Agli occhi della Storia, il raddoppio della base di Ederle occuperà una o due righe. Il capitolo? Visto che la sfera di cristallo non l’ho io né l’avete voi, accontentiamoci di un titolo semplice: Global Posture Realignment/Review, la strategia USA per il riposizionamento globale delle proprie risorse militari.

Già sentito? No?

Un’acca

Il fatto che i cittadini americani preferiscano Hillary Cliton a Barack Obama nella misura di 41 contro 17 su cento la dice lunga sulle speranze che abbiamo il diritto di riporre nell’intellgenza umana.

Soldati su skype

Ho appena finito di parlare con due soldati israeliani. Su Skype.

Mi ha chiamato questo nick sconosciuto e per curiosità ho risposto. Una lei spagnola, che chiamava da Israele. Lui invece aveva origini russe. Entrambi soldati.

Nell’ultima mezz’ora hanno cercato di convincermi che gli arabi sono persone veramente aggressive, i musulmani sono cattivi e vogliono convertire tutti.

Ah, e che in Europa stanno combinando cose ben più gravi di quelle degli ebrei prima della seconda guerra mondiale. E che molti europei oggi pensano che se si fossero tenuti gli ebrei sarebbe stato meglio perchè i musulmani oggi sono molto peggio.

Ovviamente, alla mia domanda: “non capisco, pensate che quindi meritino una punizione più grande? Un nuovo olocausto ma con i musulmani come vittime?- hanno risposto che No! Non dovevo menzionargli l’olocausto, che loro lo sapevano bene cos’era. E poi non vogliono punire nessuno, perché loro hanno i loro problemi. Ci dovranno pensare gli europei a risolvere il problema degli arabi…. (A onor del vero, la ragazza la pensava diversamente e riteneva che una bella punizione non sarebbe stata fuori luogo. Entrambi erano poi daccordo sul fatto che i musulmani hanno già le loro terre: arabia saudita, iran… e che avrebbero dovuto andarsene tutti là).
Sono sconcertato. E io che pensavo che il “free for chat” servisse per cuccare…

Ah… la premessa era: we are soldiers, but we want peace.

Quell’antisemita di Lia

Ariel Sharon

[parental advisor] Questo post potrebbe essere di difficile interpretazione. Abbiamo intervistato l’autore per far luce sulle sue intenzioni. [/parental advisor]

Da non credere. Tu sparisci dalla rete per un po’ e quando torni cosa succede? Scopri che Lia (Haramlik) è diventata un antisemita.

Sentite un po’ cosa scrive!!!

Il mondo ha sostenuto Sharon definendolo un coraggioso uomo di pace, anche se lui ha fatto di tutto per delegittimare e sminuire ogni potenziale partner negoziale palestinese e ha bloccato ogni significativa trattativa politica.

Ah no, scusate, questo l’ha scritto Amira Hass, una giornalista di Ha’aretz, il quotidiano progressista di Tel Aviv!

Ecco quello che invece ha scritto quella sciagurata di Lia:

Con Sharon si è chiuso il mio ultimo viaggio in Israele.
Eravamo appena tornati da Gerusalemme quando lui, circondato da uno schieramento di soldati, fece la famosa "passeggiata" derisoria sulla Spianata delle Moschee.
Scoppiò la II intifada, poi la carneficina, l’assedio ad Arafat.

Non contenta di ciò ha anche messo in discussione il ritiro dalla Striscia di Gaza che Sharon ha messo in atto:

Sharon ha realizzato quello che aveva promesso: il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza. E il mondo applaude, ignorando il fatto che il ritiro vanifica le risoluzioni internazionali e gli accordi di Oslo, che insistono sull’integrità territoriale di Gaza e della Cisgiordania. Gaza si sta trasformando in un’entità separata, distante e isolata, e i regolamenti burocratici israeliani, spacciati per misure di sicurezza, separano tutti gli abitanti della Striscia dalla Cisgiordania.
Gaza è un’enorme baraccopoli, abbandonata tra l’indifferenza israeliana e
l’insofferenza internazionale per i dettagli.

Sharon ha parlato di uno "stato palestinese" ed è stato salutato come un nuovo de Gaulle. È certo più facile che analizzare il modo diligente e meticoloso in cui l’occupazione israeliana sta trasformando la Cisgiordania in un puzzle di enclave palestinesi circondate da recinzioni e mura, vere e proprie prigioni in mezzo a un crescente reticolo di colonie e strade israeliane che ignora bellamente la Linea< verde. Un sistema di leggi per i palestinesi, un altro per gli ebrei.

Ah no, scusatemi ancora. Questo l’ha scritto ancora Amira Hass nello stesso articolodi prima.

Ecco quello che invece ha scritto quell’intollerabile antisemita di Lia:

Lo si è detto, lo si è ripetuto, c’è mezzo mondo che si sgola: "No. Sharon ha tolto 7000 coloni dalla Striscia di Gaza, trasformata in regione liberamente bombardabile, e li ha per lo più spediti ad aggiungersi ai 440.000 coloni dei ben più ampi Territori Occupati di Gerusalemme est e Cisgiordania. Attraverso uno spaventoso muro più volte dichiarato illegale da qualsiasi organismo internazionale, ha poi annesso ad Israele l’80% delle sue altrettanto illegali colonie e il 40% di pura e semplice terra palestinese, compresa di sorgenti d’acqua che vanno a destinarsi, ovviamente, all’agricoltura israeliana. Ha intrappolato 237.000
palestinesi dentro il muro e ne ha messi fuori altri 160.000.
Tutti loro destinati, dentro o fuori dal muro, a vivere tra torri di guardia e filo spinato. Questo è ciò che è successo."

E c’è dell’altro:

Sharon, per bocca del suo miglior complice, Shimon Peres, ha parlato di ripresa economica. Ma la frammentazione della Cisgiordania
costringe a tornare a metodi economici dell’inizio del novecento, se non prima, logora le persone, uccide ogni forma di creatività. Processo di pace, dice il mondo piangendo per Sharon. Un nuovo apartheid è invece la descrizione corretta, nascosta dietro la gigantesca immagine benevola di Sharon.

Ooops. Scusatemi. Questo è sempre a firma di Amira Hass.Sempre del quotidiano israeliano Ha’aretz.

Lia invece, ha scritto questo:

Ho già letto in giro perle come: "Sharon ha comunque ordinato il ritiro delle truppe dai Territori Occupati". Degno risultato di tanta informazione, direi, e certo opinione diffusa in tutta Italia: se andassimo a intervistare la gente sui tram e nei supermercati, sai quanti si direbbero convinti che questo è ciò che veramente è successo? Che davvero Sharon ha ordinato il ritiro dai Territori?

Un mondo folle.

Il giochetto dei paralleli è terminato.

Auto-intervista

D: Ci dica, come è strutturato questo suo bizzarro post?
R: Niente di complicato. Ho citato un pezzo dell’articolo della Hass seguito subito dopo da uno stralcio del post di Lia e ho ripetuto la cosa per tre volte. Ovviamente citando parti diverse.

D: Perché ha voluto citare l’articolo della Hass?
R: Avevo da poco letto il post di Lia e quelli successivi sul polverone che aveva innescato. La sera stessa ho avuto tra le mani l’ultimo numero dell’Internazionale. Dentro c’era questo piccolo articolo di Amira Hass. Mi hanno colpito delle analogie… che tra l’altro ho messo in risalto. Ho pensato che se dovevano accusare Lia di antisemitismo avrebbero dovuto fare la stessa cosa con la giornalista del quotidiano di Tel Aviv.

D: Lei pensa che Lia sia antisemita?
R: Assolutamente no! Non penso che Lia sia antisemita.

D: Per correttezza nei confronti dei lettori, dobbiamo confessare che lei ci ha chiesto espressamente di farle l’ultima domanda (Lei pensa…). Possiamo chiederle il motivo?
R: Dopo ciò che ho letto a seguito del post “incriminato”, la mia fiducia nelle capacità di interpretazione delle persone è calata ulteriormente. A questo punto credo che qualsiasi testo allusivo, sarcastico o non lineare vada accompagnato da una spiegazione passo passo, affinché anche i lettori meno dotati possano recepirne il contenuto.

D: Si spieghi meglio…
R: Avrei tanto voluto lasciare questo post con le sole citazioni dei due pezzi, ma ho avuto il timore che a leggerlo ci sarebbe potuto essere qualcuno privo di medie capacità di critica e interpretazione. Avrebbe stravolto il significato che volevo dare!!

D: Lei come ha reagito alla notizia dell’ictus che ha colpito il premier israeliano?
R: (sorride, ndr) Ho pensato subito di scrivere un post, lo confesso. Immaginavo una grande foto di Ariel Sharon. E di fianco, un titolo enorme: “Pena di Morte!”

D: Non le pare una cosa orribile da dire, da pensare?
R: No, visto il soggetto, il suo passato e le sue responsabilità. Forse solo un po’ cinico. E poi consideri che io non ho ammazzato nessuno. Non ho coperto nessun massacro. Non sono stato la causa della seconda Intifada.

D: Lei non era contrario alla pena di morte?
R: Lo sono ancora. Ma i crimini di guerra hanno un peso diverso e diversamente devono essere trattati dal punto di vista legislativo. E io considero Sharon un criminale di guerra. E non solo lui a dire il vero…

D: Sta parlando di George Bush?
R: Sì esatto.

D: E Blair e Berlusconi?
R: Alla stessa stregua di complici di un reato. Hanno le attenuanti del caso, ma sempre nell’ambito di crimini di guerra. Contro l’umanità, come li vuole chiamare li chiami.

D: Lei è antisemita?
R: Lei non ha capito un cazzo!!

Paese civile #1

Stanley \

22 minuti di agonia.

La faccia come il culo

Bush, dopo aver detto che la guerra in Iraq ha fatto 30.000 morti iracheni (e io, sinceramente, credo che i numeri USA siano ritoccati verso il basso)

“Sapendo quello che si sa ora, rifarei la guerra in Iraq

Berlusconi, ad una festa per raccogliere fondi per Forza Italia, a Fiera Milano.

“Abbiamo riformato il lavoro: non c’e’ precariato ma solo flessibilita“.

Mantovano (sottosegrerario all’interno) a Matrix, commento del video in cui i soldati italiani sparano per uccidere:

“Quella in Iraq non e’ una missione di guerra ma una missione di ricostruzione di democrazia, oltre che di ricostruzione materiale”.

Paranoie #1 – fiction e terrorismo

23/09/2005 Milano Simulazione anti-terrorismoUna ventina di giorni fa, a Milano, c’è stata quella grande esercitazione anti-terrorismo che ha visto impegnati, tra gli altri, molte finte vittime truccate a dovere. Dovevano sembrare a tutti gli effetti dei feriti, così apparivano con macchie rosso-sangue, o con con polvere grigio-calcinaccio.

Non sono contrario all’esercitazione in sé. Ritengo che sia molto più realistico per le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e per chi si occupa di assistenza ai feriti sperimentare in un ambiente verosimile piuttosto che in un grande capannone e fargli immaginare che sia la metropolitana. Le scale, le superfici, le distanze, i materiali e l’illuminazione… tutto avrebbe potuto essere ricostruito, certo. Ma l’efficacia dell’esercitazione non sarebbe stata il massimo.

C’è anche da dire che se non avessero fatta l’esercitazione e poi fosse capitato un attentato terroristico, non sarebbe state poche le voci che si sarebbero alzate a chiedere la testa dei responsabili di una mancata preparazione. Questo, per onestà, occorre dirlo.

La prima cosa che ho pensato quando ho saputo dell’esercitazione: cavolo, se uno volesse fare un attentato… quale momento migliore? Quale luogo migliore? I feriti veri che si confondono con i feriti truccati. Uomini e donne che scappano presi dal panico e i pompieri che pensano “Aho’ quanto recitano bene questi”. Oppure: fare l’attentato proprio dall’altra parte della città, con tutte le forze dell’ordine impegnate e concentrate in un punto solo.

E fin qui la critica o il lato ironico della vicenda. Niente di originale, diciamo. Passiamo alla preoccupazione, quella seria.

11 Settembre / 32 anni fa

11 Settembre. Il terrore arriva dal cielo.

L’11 settembre 1973 accade quello che ormai era nell’aria.

Le forze armate dichiarano illegittimo il governo Allende e decidono di prendere il potere, il “presidente” rifiuta la proposta di salvacondotto offerta dai militari e si rifugia con i suoi fedelissimi all’interno della Moneda. I golpisti prima presidiano con i carriarmati le strade e circondano il palazzo presidenziale tentando di stanare i rifugiati….

Dal 2 Settembre, al cinema, c’è in progamma un film documentario: “Salvador Allende

Salvador Allende, il film

Guerra o Terrorismo?

warLondra, sette sette duemilaecinque. Bombe in metropolitana e bombe sugli autobus. Quattro kamikaze si fanno esplodere in mezzo alla folla e uccidono decine di persone.

Potrebbe succedere anche in Italia, dicono. Roma, Milano, il Vaticano. Ognuno fa le sue congetture guardando inorridito e sgomento le foto della tragedia londinese. Le foto dei feriti, del pulman divelto dalla deflagrazione e dei primi – ordinati – soccorsi riempiono le pagine dei giornali, i siti internet e i servizi dei telegiornali.

Qualcuno vuole leggi speciali. Calderoli chiede la castrazione chimica dei kamikaze, poi si accorge che con quella sparata era già finito in prima pagina e fa finta di nulla. La Francia intanto sospende temporaneamente l’accordo di Schegen chiudendo le frontiere e la Spagna pare voglia seguirne l’esempio. Alle 13 di oggi invece ci saranno 2 minuti di silenzio in tutta l’Unione Europea. In onore delle vittime.

Mentre il circo dell’emozione di massa e della politica emotiva procede, in molti si chiedono se gli attentati di Londra siano da classificare come atti terroristici o semplici atti di guerra. Perché – in effetti – distinguere tra i civili afghani uccisi durante una festa di matrimonio da una bomba sganciata da un caccia americano e una pendolare inglese che si reca in ufficio nella city usando i mezzi pubblici? Entrambi inermi, innocenti e senza responsabilità alcuna per qualsivoglia misfatto geopolitico.
Perché in Iraq sono danni collaterali – vogliate scusarci ma abbiamo fatto un errore – mentre nel Regno Unito o a Madrid sono orribili attentati terroristici? Questo ci si chiede.

Come direbbe Quelo: la domanda è malposta (forse volevi chiedere: Maestro, che ore sono?).


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